Cassazione Penale, Sentenza n. 47058/2024 del 20/12/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del 18/07/2024 che, nel giudizio di rinvio disposto dalla Cassazione, ha confermato la misura cautelare dell'interdizione dalla professione forense per mesi tre nei confronti della ricorrente, ritenuta gravemente indiziata del reato di corruzione in atti giudiziari (art. 319 ter in relazione all'art. 318 c.p.) in concorso con l'ufficiale giudiziario Sellitto. La difesa deduceva principalmente: (i) carenze motivate e travisamento probatorio sulla gravità indiziaria, in particolare mancata valutazione della "finalità" di favorire o danneggiare una parte nel processo; (ii) valorizzazione indebita di conversazioni intercettate e di un "fruscio" interpretato come consegna di denaro nonostante dichiarazioni difensive e della proprietaria dell'immobile che negavano vantaggi ottenuti; (iii) omissione di considerare la regolarità della procedura di sfratto e la possibile qualificazione della fattispecie in forma meno grave (es. istigazione alla corruzione); (iv) insufficiente motivazione circa il pericolo di recidiva, dato il tempo trascorso, l'assenza di precedenti e l'effetto deterrente della procedura in corso.
La decisione
La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia correttamente colmato le lacune della precedente ordinanza annullata e abbia fornito una motivazione coerente e logica in ordine alla gravità indiziaria, valorizzando le intercettazioni ambientali (conversazioni progr. 6628, 6639, 6656 del 08/09/2022) che, lette congiuntamente e nel loro contesto temporale, dimostravano sia la promessa sia la concreta corresponsione di una somma (la locuzione "dottore, fatevi una passatella qua" accompagnata da fruscii e dal ringraziamento di Sellitto). Il Collegio ha escluso la tesi della "riserva mentale" della ricorrente e ha ritenuto provato l'elemento specializzante del reato (finalità di favorire la parte proprietaria nell'esecuzione di sfratto). Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha condiviso la valutazione prognostica del Tribunale circa il pericolo concreto di recidiva, basata sull'iniziativa dell'accordo corruttivo da parte dell'avvocato, sulla funzione professionale esercitata e sul contesto di prassi corruttive nel settore delle esecuzioni di sfratto; ha inoltre richiamato principi di legittimità secondo cui l'interpretazione delle intercettazioni è fattuale e soltanto eccezionalmente sindacabile in Cassazione. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e la ricorrente è stata condannata al pagamento (della somma a titolo di spese processuali, come indicato dal provvedimento).
Norme richiamate
art. 318 cod. pen.
Norma sulla corruzione per l'esercizio delle funzioni; il Collegio distingue tale fattispecie dalla corruzione in atti giudiziari rilevando che per quest'ultima è necessario l'elemento specializzante relativo alla finalità di favorire o danneggiare una parte in un procedimento giudiziario
art. 319 ter cod. pen.
Norma sulla corruzione in atti giudiziari: la Corte ha valutato che gli elementi intercettativi evidenziano sia la promessa sia la corresponsione di utilità con la finalità di agevolare l'esito o l'andamento della procedura di sfratto, idonei a integrare questo specifico reato
art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.
Piccoli vizi dedotti in cassazione (violazione di legge e vizio di motivazione) sono stati esaminati e ritenuti infondati perché la motivazione del Tribunale del riesame è risultata congrua e non manifestamente illogica
art. 192, comma terzo, cod. proc. pen.
Richiamato in ordine al tema dei riscontri delle intercettazioni: la Corte conferma che le intercettazioni regolarmente autorizzate hanno piena valenza probatoria e non richiedono sempre i riscontri previsti dal citato comma per essere valutate
art. 274, lett. c) cod. proc. pen.
Norma richiamata come parametro per la valutazione delle esigenze cautelari (pericolosità sociale e rischio di recidiva); la Corte ha ritenuto legittima la valutazione prognostica del Tribunale del riesame basata su modalità della condotta, personalità del soggetto e contesto
Massime di principio
- Per il reato di corruzione in atti giudiziari è necessario provare non solo la promessa o la corresponsione di utilità, ma anche la finalità specifica di favorire o danneggiare una parte nel procedimento giudiziario interessato.
- Le intercettazioni ambientali e telefoniche, se regolarmente autorizzate, possono costituire prova decisiva della promessa e della corresponsione di denaro; l'interpretazione del loro contenuto è valutazione di merito difficilmente sindacabile in Cassazione salvo travisamento evidente.
- La 'riserva mentale' o l'intenzione dichiarata di non dare seguito a una promessa non esclude necessariamente la rilevanza penale: la promessa o la concreta dazione, lette oggettivamente, prevalgono sulla dichiarata volontà interna di non adempiere.
- La prova difensiva basata su dichiarazioni della parte lesa o su elementi di regolarità formale della procedura può essere disattesa se contraddetta dai dati captativi; è necessario fornire elementi concreti che smentiscano in modo decisivo l'interpretazione delle intercettazioni.
- In ordine alle misure cautelari, il pericolo di recidiva si valuta prognosticamente considerando la modalità dell'azione (es. iniziativa corruttiva), il ruolo professionale e il contesto; la mancanza di precedenti e il tempo trascorso non sono di per sé determinanti a escludere la misura.
- Se si vuole impugnare una misura cautelare basata su intercettazioni, è strategico produrre elementi fattuali che rendano palese il travisamento (es. riscontri oggettivi sul significato dei rumori, testimoni o documenti contrari alla versione intercettata) poiché la Cassazione non rivede facilmente le valutazioni interpretative di merito.
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