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Sentenza

Sentenza n. 181/2026 - Catania, Sezione 2

per l’annullamento del provvedimento n. 6011 del 14 giugno 2024 con il quale il Comune di Santa Marina Salina ha respinto l’istanza di condono edilizio, ai sensi della legge n. 326/2003, n. 6499 in data 7 dicembre 2004;

Giustizia amministrativa202401729

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Catania, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Diniego di condono edilizio relativo a un ampliamento realizzato in assenza di titolo edilizio

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego comunale dell’istanza di condono presentata ai sensi della legge n. 326/2003 per un ampliamento residenziale costituito da un nuovo corpo di fabbrica a una elevazione fuori terra. Ha dedotto, in particolare, che le opere, ultimate nel 1990, erano anteriori all’approvazione del piano paesaggistico e ad alcuni provvedimenti di tutela; che il vincolo paesaggistico originario avrebbe avuto natura relativa; che l’art. 33 della legge n. 47/1985 avrebbe escluso la sanatoria soltanto per opere realizzate dopo l’imposizione di vincoli comportanti inedificabilità assoluta; che l’ampliamento sarebbe stato modesto, integrato nel contesto e privo di apprezzabile incidenza paesaggistica; che il Comune non avrebbe potuto respingere l’istanza senza acquisire previamente il parere della Soprintendenza; che sarebbe mancato il preavviso di rigetto, la cui comunicazione sarebbe necessaria anche nei procedimenti di condono; e che la sentenza della Corte costituzionale n. 252/2022 non avrebbe fornito un’interpretazione vincolante dell’art. 32 della legge n. 326/2003. Il ricorrente ha inoltre contestato la qualificazione dell’intervento e il riferimento alla zona vincolata. Il Comune aveva previamente richiesto, con nota del 14 novembre 2022, numerosi documenti integrativi, tra cui elaborati progettuali, parere paesaggistico, titolo di proprietà, nulla-osta, documentazione catastale e attestazioni dei versamenti; tale richiesta non è stata riscontrata.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha affermato che, ai sensi dell’art. 32, comma 27, lett. d), del d.l. n. 269/2003, convertito nella legge n. 326/2003, il terzo condono per opere realizzate in aree sottoposte a vincoli è possibile soltanto quando ricorrano congiuntamente le condizioni della preesistenza dell’opera rispetto al vincolo, della conformità urbanistica, della riconducibilità dell’intervento alle opere minori di cui ai numeri 4, 5 e 6 dell’allegato 1 e dell’acquisizione del parere favorevole dell’autorità preposta al vincolo. Nel caso concreto, l’intervento aveva creato nuovi volumi e superfici paesaggisticamente rilevanti ed era riconducibile alla tipologia 1 dell’abuso, sicché il diniego risultava adeguatamente motivato anche in relazione all’impossibilità di assentire tali opere in area vincolata. Il Collegio ha escluso la necessità di una specifica comparazione tra interesse pubblico e interessi privati, nonché la configurabilità di un affidamento tutelabile del proprietario alla conservazione di una situazione abusiva, poiché il decorso del tempo non legittima l’abuso edilizio. Ha ritenuto superfluo il preavviso di rigetto e, più in generale, l’apporto partecipativo, trattandosi di attività vincolata e non essendo prospettabile un utile contributo del privato. La mancata acquisizione preventiva del parere della Soprintendenza è stata giudicata irrilevante, poiché il provvedimento era sorretto anche da un’autonoma motivazione relativa alla mancata integrazione documentale. La richiesta comunale di integrazione, rimasta senza riscontro, comportava l’improcedibilità della domanda e il conseguente diniego ai sensi dell’art. 2, comma 37, lett. d), della legge n. 662/1996. In applicazione del principio di resistenza, la permanenza di una sola motivazione autonoma è stata ritenuta sufficiente a sostenere il provvedimento plurimotivato. Nessuna statuizione sulle spese è stata adottata per la mancata costituzione del Comune.

Norme richiamate

  • art. 32, comma 27, lett. d), d.l. n. 269/2003, convertito in l. n. 326/2003

    Il terzo condono per opere realizzate in aree sottoposte a vincoli è ammesso solo quando ricorrano congiuntamente la realizzazione dell’opera anteriormente all’imposizione del vincolo, la conformità urbanistica, la riconducibilità dell’intervento alle opere minori di cui ai numeri 4, 5 e 6 dell’allegato 1 e il parere favorevole dell’autorità preposta alla tutela del vincolo.

  • art. 2, comma 37, lett. d), l. n. 662/1996

    La mancata presentazione dei documenti previsti per legge entro il termine di tre mesi dalla espressa richiesta di integrazione notificata dal comune comporta l'improcedibilità della domanda e il conseguente diniego della concessione o autorizzazione in sanatoria per carenza di documentazione

    La mancata produzione, entro il termine assegnato, dei documenti richiesti dal Comune determina l’improcedibilità della domanda di sanatoria e legittima il diniego per carenza documentale.

  • art. 32, comma 26, lett. a), l. n. 326/2003

    È richiamato dal Comune quale fondamento del diniego in relazione alla disciplina del condono delle opere realizzate in area sottoposta a vincolo.

  • art. 33 l. n. 47/1985

    Il ricorrente ne ha invocato l’interpretazione secondo cui il divieto di sanatoria opererebbe, in area vincolata, solo per vincoli comportanti inedificabilità e anteriori alla realizzazione delle opere; il TAR ha deciso sulla base della disciplina del terzo condono e della natura dell’intervento.

Massime di principio

  • Nel regime del terzo condono, le opere abusive realizzate in aree sottoposte a vincoli possono essere sanate soltanto se ricorrono congiuntamente la loro anteriorità rispetto all’imposizione del vincolo, la conformità alle prescrizioni urbanistiche, la riconducibilità alle opere di minore rilevanza di cui ai numeri 4, 5 e 6 dell’allegato 1 al d.l. n. 269/2003 e il parere favorevole dell’autorità preposta alla tutela del vincolo.
  • La creazione di nuovi volumi o superfici paesaggisticamente rilevanti impedisce il rilascio del condono previsto per le opere minori realizzate in area vincolata, anche quando il proprietario deduca la modesta entità dell’intervento o la sua integrazione nel contesto edilizio.
  • Quando l’amministrazione dispone di un potere vincolato di repressione dell’abuso edilizio o di definizione negativa della domanda di sanatoria, non sono necessarie una specifica comparazione tra interesse pubblico e interessi privati, né una motivazione sull’interesse pubblico concreto e attuale; il decorso del tempo non determina un affidamento tutelabile alla conservazione dell’abuso.
  • Nei procedimenti vincolati di repressione degli abusi edilizi, il preavviso di rigetto e l’apporto partecipativo possono essere ritenuti superflui quando, per la natura dell’abuso e l’assenza di margini valutativi, il contributo del privato non potrebbe utilmente incidere sull’esito.
  • Se un provvedimento amministrativo è sorretto da più motivazioni autonome, la validità di una sola di esse è sufficiente a sostenerne il contenuto; l’eventuale illegittimità o caducazione di un’altra motivazione non comporta l’annullamento dell’atto in applicazione del principio di resistenza.
  • La mancata presentazione, entro il termine assegnato dal Comune, dei documenti richiesti per integrare una domanda di condono determina l’improcedibilità della domanda e legittima il diniego per carenza documentale.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioAbusi edilizi e sanzioniVincoli e piani paesaggisticiPartecipazione al procedimento
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcedimento amministrativo
SottomaterieDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaLegittimo affidamentoPartecipazione procedimentaleDifetto di istruttoria

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