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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 22361/2024 del 07/08/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Contestazione della legittimità delle trattenute operate sulla retribuzione della dipendente a titolo di "costi di gestione" amministrativi connessi alla cessione del quinto dello stipendio; la lavoratrice aveva chiesto l'accertamento dell'illegittimità delle trattenute e la restituzione delle somme; la società ha impugnato sostenendo che tali oneri derivano da prestazioni aggiuntive non ricomprese nelle ordinarie attività gestionali e che mancata valutazione corretta della proporzionalità tra gravosità dell'onere e organizzazione aziendale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di PAM Panorama, confermando la sentenza della Corte d'Appello di Torino che aveva accertato l'illegittimità delle trattenute e condannato la società alla restituzione delle somme. La Cassazione ha ritenuto che la ricorrente non abbia allegato né dimostrato con fatti concreti la maggiore gravosità delle prestazioni richieste rispetto alla propria organizzazione aziendale, necessaria per giustificare il rimborso dei costi; ha altresì richiamato i principi di proporzionalità tra onere e dimensione aziendale e l'obbligo, per imprese societarie, di dotarsi di un assetto organizzativo adeguato. Condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e applicazione del raddoppio del contributo unificato ove dovuto.

Norme richiamate

  • art. 1196 cod. civ.

    Le spese del pagamento sono, di regola, a carico del debitore; tale regola può essere derogata da accordo tra le parti (anche tra debitore ceduto e cessionario). Nel caso di cessione del quinto la questione riguarda la ripartizione delle spese di gestione del pagamento.

  • art. 1260 cod. civ.

    Riferito nella censura della ricorrente in tema di sdoppiamento degli atti di adempimento: la Corte precisa che la modifica soggettiva del creditore (cessione) può porre limiti all'adempimento solo se l'onere risulti eccessivamente gravoso per il debitore ceduto.

  • art. 1175 cod. civ.

    Principio di correttezza e buona fede dell'esecuzione delle obbligazioni: la modificazione del creditore non può violare i limiti di correttezza e buona fede nell'adempimento.

  • art. 1375 cod. civ.

    Sottolinea il dovere di comportarsi secondo buona fede nella fase negoziale; richiamato in connessione con l'equo contemperamento degli interessi tra le parti.

  • art. 1218 cod. civ.

    Richiamato tra le norme indicate dalla ricorrente; la Corte non ha ritenuto questa richiamata idonea a modificare l'onere probatorio richiesto all'impresa.

  • art. 2697 cod. civ.

    Norma sulla prova dell'affermazione di fatto: la Corte richiama la necessità che la società allegasse e provasse i fatti che dimostrano l'insostenibilità dell'onere.

  • art. 2086 cod. civ. (modificato dall'art. 375 d.lgs. 14/2019)

    Introduce l'obbligo, per l'imprenditore societario, di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa; ciò va considerato nella valutazione della capacità dell'azienda di sostenere oneri amministrativi derivanti dalla cessione del quinto.

  • art. 5 d.p.r. 180/1950

    "Gli impiegati e salariati dipendenti dello Stato e dagli altri enti, aziende ed imprese indicati nell'art. 1 possono contrarre prestiti da estinguersi con cessione di quote dello stipendio o del salario fino al quinto dell'ammontare di tali emolumenti valutato al netto di ritenute e per periodi non superiori a dieci anni..."

    Richiamata per spiegare l'origine normativa della cessione del quinto e la sua estensione storica da dipendenti pubblici a privati e pensionati; rilevanza nel considerare la cessione come strumento di finanziamento radicato nel rapporto di lavoro.

  • d.lgs. 385/1993 (Testo unico bancario), artt. 121 e ss.

    Riferimento a disciplina del credito al consumo e informativa a tutela del consumatore: la cessione del quinto è assimilata, sul piano funzionale, a uno strumento di finanziamento soggetto a regole di trasparenza.

  • d.lgs. 206/2005 (Codice del consumo), artt. 6 e ss.

    Richiamato per il principio di informazione chiara e trasparente applicabile ai contratti di finanziamento ai consumatori, richiamando l'analogia funzionale con la cessione del quinto.

Massime di principio

  • La cessione del quinto è una forma di cessione del credito opponibile al debitore ceduto se questi è a conoscenza; non richiede il suo consenso ma può incidere sul profilo dell'adempimento.
  • Il datore di lavoro può essere obbligato ad operare trattenute per la cessione del quinto, ma non può pretendere il rimborso dei cosiddetti "costi di gestione" senza aver allegato e provato concretamente che tali oneri sono insostenibili o sproporzionati rispetto alla sua organizzazione.
  • La valutazione dell'insostenibilità del carico amministrativo si effettua in termini di proporzionalità tra la gravosità dell'onere e le dimensioni/assetto organizzativo dell'impresa; l'elevato numero di dipendenti di per sé non prova l'insostenibilità.
  • Spetta al datore di lavoro l'onere di provare con fatti concreti (tempi, costi effettivi e loro incidenza rispetto agli ordinari oneri di gestione delle retribuzioni) la maggiore gravosità che giustificherebbe il rimborso.
  • Le parti possono regolamentare diversamente la ripartizione dei costi (accordi tra debitore e cessionario o patti trilaterali) e, se possibile, è consigliabile ricercare soluzioni negoziali per l'equo contemperamento degli interessi.
  • Per imprese organizzate in forma societaria, l'obbligo di dotarsi di un assetto amministrativo adeguato (art. 2086 c.c.) rende più difficile sostenere l'eccezione di insostenibilità basata sul mero incremento delle pratiche.
  • In caso di situazioni analoghe, l'azienda che intenda richiedere rimborsi per costi extra deve preventivamente documentare e portare in giudizio la prova della sproporzione rispetto all'ordinaria gestione del personale.

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