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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29079/2022 del 22/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del 11/03/2022 che ha respinto la richiesta di sostituzione della custodia in carcere con misura meno afflittiva. Sostiene che il quadro indiziario si è notevolmente ridimensionato con la sentenza di abbreviato del 23/12/2021, che lo ha assolto da reati associativi e dall'aggravante di cui all'art. 416-bis, punto 1, cod. pen., eliminando la presunzione relativa di inadeguatezza di misure diverse dal carcere. Perciò ritiene che il Tribunale non abbia rivalutato correttamente l'attualità e concretezza delle esigenze cautelari, né abbia considerato adeguatamente: la ridotta gravità complessiva dei fatti a lui attribuiti; il lungo tempo trascorso dalla commissione dei reati; il comportamento collaborativo/processuale tenuto nel giudizio; e la precedente valutazione favorevole, in altro procedimento, circa l'adeguatezza degli arresti domiciliari.

La decisione

La Corte rigetta il ricorso come infondato. Motiva che, nonostante l'assoluzione rispetto ai reati associativi e l'esclusione dell'aggravante per finalità di agevolare un'associazione mafiosa, permangono numerosi e gravi reati a carico di Calafiore (cessioni di stupefacenti, molteplici condotte di usura con tassi usurari elevati, tentata estorsione, plurime violazioni dell'art. 424 c.p.), con una pena inflitta in primo grado superiore a 15 anni. Inoltre il Tribunale distrettuale ha ritenuto sussistente l'utilizzo del "metodo mafioso" per alcuni reati (anche se non la partecipazione associativa), il che insieme al numero e alla gravità delle condotte dà fondamento al pericolo di reiterazione. La Corte osserva che il tempo trascorso e il comportamento processuale sono stati valutati ma non bastano da soli a escludere esigenze cautelari così gravi; la confessione non è stata ritenuta indice di ravvedimento utile a fini cautelari. La valutazione diversa intervenuta in altro procedimento non incide, poiché le esigenze cautelari vanno valutate con riferimento alla specifica fattispecie. È richiamato che il braccialetto elettronico non assicura il rispetto di divieti di comunicazione che potrebbero favorire reati della stessa specie. Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Il Tribunale ha rilevato che, pur essendo stata esclusa la partecipazione associativa e l'aggravante in relazione alla finalità di agevolare l'associazione, alcuni reati mostrano comunque l'uso del "metodo mafioso"; l'esclusione dell'associazione non annulla la valutazione del pericolo di reiterazione derivante da condotte gravi e dal metodo impiegato

  • art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Norma richiamata in relazione ai reati di traffico di stupefacenti; la Corte ha considerato le cessioni di droga, in particolare la rilevante quantità di cocaina, come indice di pericolosità e professionalità criminosa

  • art. 73 d.P.R. 309/90

    Richiamato in relazione alle associazioni finalizzate alla commissione di delitti in materia di stupefacenti; anche decisioni diverse concernenti altre imputazioni non vincolano la valutazione cautelare specifica del procedimento in esame

  • art. 424 cod. pen.

    Le plurime violazioni di questa norma (che tutela la libertà personale) sono state considerate insieme ad usura e traffico di stupefacenti per valutare la gravità complessiva delle condotte e il rischio di reiterazione

  • art. 274 cod. proc. pen.

    La Corte ricorda che l'insussistenza delle esigenze cautelari può essere censurata in cassazione solo se comporta violazione di norme o mancanza/manifesta illogicità della motivazione; non è consentito il mero sindacato della valutazione di merito

  • art. 94 c.p.p.

    Richiamato relativamente agli adempimenti di cancelleria e alle conseguenze di condanna alle spese; conferma l'obbligo di liquidazione delle spese processuali a carico del ricorrente

Massime di principio

  • La valutazione dell'attualità del pericolo di reiterazione deve considerare il numero e la gravità delle condotte, le precedenti condanne e l'eventuale uso di metodi intimidatori (anche se non si configura la partecipazione a un'associazione mafiosa).
  • L'assoluzione da reati associativi o l'esclusione di alcune aggravanti non determinano automaticamente l'esclusione delle esigenze cautelari: è necessario valutare l'intero quadro criminologico e la pericolosità concreta dell'indagato.
  • La confessione o il comportamento collaborativo nel processo possono attenuare il quadro indiziario, ma non sono necessariamente rilevanti ai fini cautelari se non indicano un reale ravvedimento o allontanamento dal contesto criminale.
  • Decisioni favorevoli in procedimenti diversi non sono automaticamente trasponibili: le esigenze cautelari vanno valutate specificamente per la fattispecie per cui si procede.
  • Misure di controllo come il braccialetto elettronico possono prevenire l'allontanamento dal domicilio ma non garantiscono il rispetto di divieti di comunicazione che possono agevolare la commissione di reati; pertanto possono non essere ritenute sufficienti in presenza di rischio di contatti illeciti.
  • In Cassazione non è consentito riesaminare i fatti per formulare una diversa valutazione delle circostanze già valutate dal giudice di merito, salvo vizio di legge o manifesta illogicità della motivazione.

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