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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24545/2022 del 24/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello di Napoli che li aveva confermati colpevoli (per Cerrone, Kheirallah e Scagliola: partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina; per Kheirallah anche favoreggiamento della permanenza illegale) e singoli episodi corruttivi. Le doglianze principali erano: inutilizzabilità delle intercettazioni (Cerrone e Kheirallah), vizio di motivazione sulla riconducibilità e natura del rapporto tra Cerrone e l'intermediario Spinosa (gratuito/occasionale vs remunerato), richiesta di riqualificazione dei fatti (concorso in corruzione continuata o induzione indebita ex art. 319-quater), errori nel trattamento sanzionatorio (valutazione delle circostanze attenuanti, conteggio della pena) e, per Scagliola, violazione del divieto di reformatio in peius in relazione alla sentenza ex art. 599-bis c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Cerrone, dichiarato inammissibili i ricorsi di Kheirallah e Scagliola e condannato tutti i ricorrenti al pagamento delle spese processuali. Ha ritenuto lecita l'utilizzazione delle intercettazioni perché, al momento dell'autorizzazione, sussistevano presupposti investigativi seri e gli elementi captati risultavano indispensabili per l'accertamento dei reati contestati (in particolare in relazione alla fattispecie prevista dall'art. 12, comma 3, lett. a) e d) del d.lgs. n. 286/1998). Ha escluso la sindacabilità in Cassazione della valutazione delle risultanze di merito quando le doglianze si limitano a chiedere una diversa lettura del materiale probatorio. Quanto a Scagliola, la Corte ha ricordato che il ricorso avverso sentenza ex art. 599-bis c.p.p. non può sollevare questioni sulla determinazione negoziale della pena salvo vizi di illegittimità della sanzione.

Norme richiamate

  • art. 266 cod. proc. pen.

    Norma richiamata nel contesto delle intercettazioni; la Corte valuta la regolarità procedimentale dell'attività captativa alla luce dei presupposti di legge

  • art. 270 cod. proc. pen.

    Contiene limiti di utilizzazione delle intercettazioni; la Corte ha ritenuto che non operasse il divieto ex art. 270, comma 1, laddove le intercettazioni erano autorizzate per reato per il quale era previsto l'arresto obbligatorio in flagranza

  • art. 270-sexies cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla disciplina delle intercettazioni e alla loro utilizzabilità connessa a indagini su reati diversi

  • art. 648-bis cod. pen.

    Norma penalistica citata tra le ipotesi di reato in relazione alle quali erano state disposte intercettazioni (contestata originariamente a terzi)

  • art. 12, comma 3, lett. a) e d), d.lgs. n. 286/1998

    La fattispecie di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina così disciplinata è stata ritenuta reato per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza; ciò ha inciso sulla valutazione della utilizzabilità delle intercettazioni

  • art. 599-bis cod. proc. pen.

    Disciplina il procedimento e la sentenza di patteggiamento; la Corte osserva che, nei ricorsi avverso sentenze ex art. 599-bis, non sono ammissibili censure sulla determinazione negoziale della pena salvo illegittimità della sanzione

  • art. 319-quater cod. pen.

    Norma sull'induzione indebita; richiesta dai ricorrenti come possibile diversa qualificazione delle condotte corruttive, ma non accolta per mancanza di fondatezza nella motivazione di merito

  • art. 323-bis cod. pen.

    Richiamata in relazione alla valutazione di circostanze attenuanti differenti che possono incidere sulla quantificazione della pena

  • art. 133 cod. pen.

    Regola la valutazione delle circostanze in relazione al comportamento processuale; la Corte precisa che l'esercizio del diritto di difesa non impedisce che il comportamento processuale venga valutato ai fini dell'apprezzamento delle circostanze

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali in caso di rigetto o inammissibilità dei ricorsi; applicata dalla Corte

  • art. 597 cod. proc. pen. (comma 3)

    Richiamato da Scagliola nella doglianza; la Corte richiama limiti procedurali relativi ai ricorsi contro sentenze negoziali

Massime di principio

  • Le intercettazioni autorizzate per un reato restano utilizzabili anche se il fatto viene poi qualificato diversamente, purché al momento dell'autorizzazione esistessero presupposti investigativi seri e obiettivi (sufficienti elementi indiziari).
  • In sede di Cassazione non è possibile ottenere la riconsiderazione completa delle risultanze di fatto o chiedere una diversa valutazione probatoria quando le doglianze si limitano a riproporre questioni di merito già decise: le doglianze devono evidenziare profili di diritto o vizi motivazionali specifici.
  • La mera asserzione generica (p. es. "ero inconsapevole" o "rapporti gratuiti") senza un collegamento puntuale agli elementi probatori esposti in sentenza è insufficiente per ottenere l'ammissione o l'accoglimento del ricorso in Cassazione.
  • Quando la pena è frutto di un accordo tra parti ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., il sindacato in Cassazione sulla determinazione della pena è molto limitato: si possono sollevare questioni soltanto se emergono vizi di illegittimità o irregolarità che rendano la sanzione non conforme ai limiti di legge.
  • Nel contestare l'utilizzabilità di prove aggregate (es. intercettazioni), il ricorrente deve dimostrare che al momento dell'autorizzazione mancavano obiettivi e concreti indizi di reato; è insufficiente richiamare esclusivamente l'esito finale (absoluzione di taluni imputati).
  • Le dichiarazioni difensive e il comportamento processuale possono essere considerati dal giudice ai fini della valutazione complessiva della personalità e della quantificazione della pena, senza che ciò integri violazione del diritto di difesa.

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