Cassazione Penale, Sentenza n. 41567/2025 del 29/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione in Cassazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva annullato il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretto e per equivalente adottato dal GIP in relazione al reato di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies c.p.). Il Procuratore contestava errori di diritto e vizi di motivazione per non avere il Tribunale indicato tutti i soggetti coinvolti e per avere escluso, in modo errato secondo il ricorrente, che il risparmio fiscale (derivante dall'esposizione in contabilità di fatture inesistenti emesse da soggetti interposti) costituisca "profitto" attinente al reato e pertanto soggetto a sequestro/confisca; sosteneva che il nesso di pertinenzialità debba essere interpretato in senso estensivo e che il risparmio fiscale conseguito tramite la contabilità fraudolenta derivi direttamente dall'attività illecita di traffico di rifiuti.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato l'orientamento di legittimità secondo cui il profitto confiscabile deve essere direttamente riconducibile al reato (requisito di pertinenzialità e principio di causalità), ma ha precisato che, con specifico riferimento al reato di traffico illecito di rifiuti, il meccanismo di interposizione fittizia e le operazioni continuative organizzate possono produrre, oltre al risparmio sui costi e al prezzo di acquisto anomalo, anche un vantaggio sotto forma di evasione fiscale o risparmio d'imposta; pertanto il Tribunale ha errato nel ritenere che il risparmio fiscale non potesse costituire profitto attinente al reato. Ne consegue che la decisione del riesame è viziata nella parte in cui ha escluso il nesso di pertinenzialità del risparmio fiscale e la Corte ha accolto le censure del Procuratore circa l'erronea applicazione dei principi di diritto enunciati.
Norme richiamate
art. 452-quaterdecies cod. pen.
Norma che configura il reato di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti; la Corte richiama che il reato è abituale e si realizza con operazioni continuative organizzate finalizzate a un ingiusto profitto
art. 321, comma 2, cod. proc. pen.
Richiamato dal ricorrente come parametro di possibile inosservanza procedurale nell'ordinanza impugnata
art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.
Richiamati con riferimento ai vizi della motivazione (mancanza, contraddittorietà, illogicità) contestati in cassazione
art. 325 cod. proc. pen.
Norma che disciplina il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di misure cautelari reali; la Corte ribadisce i limiti di ammissibilità del ricorso per violazione di legge e per vizi della motivazione radicali
art. 260 d.lgs. n. 152/2006
Richiamata come antecedente normativa del reato, poi trasposto nel codice penale; la Corte osserva continuità normativa con la disciplina del traffico illecito di rifiuti
d.lgs. n. 21/2018 (trasposizione nel codice penale)
Ha trasferito la fattispecie dal d.lgs. n. 152/2006 all'art. 452-quaterdecies c.p.; la Corte lo menziona per il regime di continuità normativa
art. 19 d.lgs. n. 231/2001
Richiamato per il principio che, in tema di responsabilità degli enti, il profitto può comprendere utilità indirette o mediate derivanti dall'attività criminosa
Sez. U, n. 13783 del 26/09/2024 (Massini)
Principio richiamato: il profitto per la confisca deve essere accompagnato dal requisito di pertinenzialità e provato il nesso di causalità rispetto al reato
Sez. U, n. 26654 del 27/03/2008 (Fisia Italimpianti)
Precisazione che il profitto del reato presuppone accertamento della diretta derivazione causale dalla condotta dell'agente
Sez. U, n. 38343 del 24/04/2014 (Espenhahn)
Affermato che il profitto può consistere anche in un risparmio di spesa o altra utilità indiretta derivante dall'attività criminosa
Sez. 3, n. 45314 del 04/10/2023 (Scaglione)
Giurisprudenza richiamata per l'individuazione del profitto nel traffico illecito di rifiuti anche come risparmio di spesa quantificabile con probabilità logica
Sez. 2, n. 18847 del 13/02/2025 (Lena)
Pronuncia citata a favore della possibilità che il profitto comprenda l'evasione d'imposta derivante dall'esposizione di costi non veritieri nelle dichiarazioni dei redditi
Massime di principio
- Il "profitto" confiscabile riguarda un vantaggio economico materiale, attuale e riconducibile direttamente o indirettamente al reato, ma richiede sempre il nesso di pertinenzialità/causalità tra condotta criminosa e vantaggio.
- Il profitto può consistere non solo in un incremento patrimoniale positivo, ma anche in un risparmio di spesa o in un'effettiva evasione fiscale se tale vantaggio è concretamente acquisito e quantificabile con un grado di probabilità logica.
- Nel reato di traffico illecito di rifiuti, i meccanismi di interposizione fittizia e le operazioni organizzate che occultano la provenienza dei rifiuti possono essere parte integrante del meccanismo che produce sia un risparmio sui costi sia un risparmio fiscale, entrambi potenzialmente sequestrabili.
- In sede cautelare il giudice del riesame deve indicare chiaramente i soggetti coinvolti e motivare compiutamente il nesso tra i beni individuati e il reato; omissioni o spiegazioni insufficienti su tali punti possono essere oggetto di censura per violazione di legge o per motivazione carente.
- La distinzione fra vantaggi futuri/ipotetici e vantaggi attuali/materiali è centrale: la confisca diretta e per equivalente richiede che il vantaggio sia già materialmente emerso o quantificabile in termini economico-patrimoniali, non meramente eventuale.
- Per difendersi da un sequestro preventivo per equivalente è utile documentare la mancata pertinenzialità tra singoli elementi patrimoniali e la specifica condotta criminosa, nonché contestare la quantificazione del presunto profitto con criteri tecnici e contabili.
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