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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33811/2023 del 01/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso in Cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Perugia che, in appello, aveva parzialmente riformato la condanna di primo grado per reati fallimentari. Il ricorrente articola quattro motivi: 1) inesistenza del reato di bancarotta patrimoniale perché la cessione anticipata dei beni sarebbe mera questione civilistica e l'assenza di incasso sarebbe compensata da una posizione debitoria reciproca; 2) vizio di motivazione per mancata valutazione controfattuale circa l'evento in caso di corretta tenuta dell'operato contestato; 3) vizio di motivazione relativo alla bancarotta documentale per non avere considerato ulteriore documentazione contabile consegnata successivamente alla relazione del curatore ex art. 33 l. fall.; 4) vizio di motivazione e violazione di legge nella determinazione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso in tutte le sue parti. Ha richiamato il principio per cui la bancarotta patrimoniale semplice si fonda non su ogni rischio economico, ma sull'"imprudenza manifesta", ossia su un'assunzione di rischio evidente alla luce delle condizioni di mercato e della situazione aziendale. Nel caso concreto la consegna anticipata dei beni che costituivano l'intero patrimonio della società fallita, senza pagamento né garanzie e prima della sottoscrizione del contratto, è stata ritenuta manifestamente imprudente e penalmente rilevante; la posizione debitoria reciproca invocata dal ricorrente non era idonea a coprire il valore trasferito. Il motivo relativo ai documenti è stato ritenuto generico e inammissibile, non indicando quali documenti e in che modo questi avrebbero mutato il giudizio; inoltre il rito scelto precludeva tale deduzione tardiva. Sul trattamento sanzionatorio la Corte ha ritenuto la pena congrua e adeguatamente motivata, osservando che un giudice può usare formule come "pena congrua" se la determinazione resta prossima ai minimi edittali. Conclusione: ricorso rigettato; condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. In precedenza: in primo grado condanna a 2 anni e 2 mesi; in appello alcune riqualificazioni che hanno ridotto la pena.

Norme richiamate

  • art. 223 e art. 216, comma 1, n. 2, legge fallimentare

    art. 223 e 216, comma 1 n. 2, l. fall.

    La Corte richiama l'ambito di applicazione delle norme sulla bancarotta: non ogni operazione rischiosa integra reato, ma solo l'"imprudenza manifesta" che, alla luce delle condizioni concrete (tempo, mercato, situazione dell'impresa), travalica il normale rischio d'impresa e causa una diminuzione patrimoniale rilevante. La cessione anticipata dell'intero patrimonio senza garanzie e senza pagamento è idonea a integrare la fattispecie.

  • art. 33, legge fallimentare

    La relazione del curatore ex art. 33 costituisce elemento di valutazione probatoria; tuttavia l'eventuale documentazione consegnata tardivamente deve essere specificata e valutata nel rito prescelto: in mancanza di indicazioni puntuali la censura risulta generica e inammissibile.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Sull'obbligo motivazionale della pena: se la pena concretamente inflitta rimane prossima ai minimi edittali, la motivazione è sufficiente anche se utilizza espressioni generiche come "pena congrua" o richiami alla gravità del reato e alla personalità del reo; non è richiesta una motivazione analitica ultra-formale quando la scelta non si discosta in modo apprezzabile dai parametri normativi.

  • Giurisprudenza (Cass. Sez. 5, n. 589 del 20/03/1970, Rv. 115618)

    Sez. 5, n. 589 del 20/03/1970, Rv. 115618

    Costituisce richiamo giurisprudenziale sul concetto di imprudenza che fonda la responsabilità per bancarotta: l'imprudenza penalmente rilevante è quella "manifesta" e non la normale rischiosità insita nell'attività d'impresa.

  • Giurisprudenza (Cass. Sez. 3, n. 33773 del 29/05/2007, Rv. 237402)

    Sez. 3, n. 33773 del 29/05/2007, Rv. 237402

    Richiama il principio secondo cui il giudice della pena adempie all'obbligo motivazionale anche impiegando locuzioni generiche quando la determinazione non si discosta in modo apprezzabile dai minimi edittali.

Massime di principio

  • La cessione anticipata di beni che rappresentano l'intero o la parte sostanziale del patrimonio societario senza pagamento né garanzie può integrare bancarotta patrimoniale semplice se configura "imprudenza manifesta"; non è sufficiente la mera qualificazione come operazione civilistica.
  • Per integrare il reato è necessario dimostrare che il rischio assunto travalica la normale dialettica d'impresa e risulta evidente alla luce delle condizioni concrete (tempo, mercato, consistenza patrimoniale).
  • Colmare lacune probatorie con documentazione prodotta tardivamente richiede che questa sia indicata in modo analitico e valutabile nel rito scelto; censure generiche vengono dichiarate improponibili.
  • Nella determinazione della pena, se la misura resta prossima ai minimi edittali, il giudice può utilizzare formule sintetiche (es. "pena congrua") purché complessivamente la motivazione mostri la valutazione del fatto e della personalità del reo.
  • La difesa che invoca una compensazione contabile tra crediti e debiti deve provare che le posizioni siano effettivamente coincidenti e idonee a coprire il valore trasferito; una mera asserzione non esclude la rilevanza penale della condotta.

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