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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2099/2023 del 19/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso articolato in cinque motivi: 1) nullità della notifica dell'avviso ex art. 415-bis c.p.p. e del decreto di citazione per mancanza di sottoscrizione del verbale contenente l'elezione di domicilio (violazione art.161 c.p.p.); 2) vizio della motivazione sulla sussistenza dell'elemento oggettivo e soggettivo del reato di ricettazione (insufficiente prova che le selle fossero di provenienza furtiva); 3) violazione art.521 c.p.p. per presunta errata qualificazione/assorbimento di un reato nel ritenuto reato successivo (contestazione di assorbimento); 4) vizio della motivazione per mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e conseguente errata commisurazione della pena; 5) violazione art.81 c.p. per omesso riconoscimento della continuazione con una sentenza precedente (sentenza n. 11420/2015) per mancata allegazione del provvedimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano manifestamente infondati, generici, reiterativi e non hanno posto un adeguato confronto con le motivazioni della Corte d'appello. In particolare la Corte ha ritenuto valida l'elezione di domicilio risultante dal verbale anche se non sottoscritto dall'indagato, salvo esplicito rifiuto o dichiarazione di difformità; ha confermato la ricostruzione della Corte d'appello sul reato di ricettazione (la provenienza furtiva può essere desunta dalla natura del bene, dall'occultamento e dall'assenza di giustificazioni); ha escluso interesse o pregiudizio rispetto all'assorbimento contestato; ha ritenuto legittima la valutazione di merito sulla mancata concessione delle attenuanti generiche e sulla commisurazione della pena; ha affermato che l'onere di produrre la sentenza precedente per far valere la continuazione gravava sul ricorrente. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile, il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 161 cod. proc. pen.

    La mancata sottoscrizione da parte dell'indagato del verbale contenente l'elezione di domicilio non determina automaticamente l'invalidità della dichiarazione; l'elezione è valida salvo che risulti un rifiuto espresso o la difformità rispetto a quanto dichiarato.

  • art. 415-bis cod. proc. pen.

    Norma relativa all'avviso di conclusione indagini; la correttezza della notifica può essere valutata alla luce della validità dell'elezione di domicilio risultante dal verbale di identificazione.

  • art. 648 cod. pen. (ricettazione)

    La provenienza delittuosa del bene può essere desunta dalle circostanze, dalla natura e dalle modalità di possessione; l'imputato che non fornisce una spiegazione attendibile dell'origine del possesso può essere ritenuto responsabile di ricettazione.

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Norma sul concorso di reati e relative valutazioni; la Corte ha ritenuto che l'assorbimento operato non abbia arrecato pregiudizio al trattamento sanzionatorio e dunque la censura era priva di interesse.

  • art. 81 cod. pen.

    Si riferisce alla continuazione: la Corte ha ribadito che chi agisce per ottenere il riconoscimento della continuazione con pregressi procedimenti deve allegare e produrre le sentenze rilevanti, incombenza che grava sulla difesa.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limita la trattazione in cassazione alla motivazione necessaria; la Corte ha applicato tali limiti nel riassumere i motivi di ricorso nei termini necessari per la decisione.

  • art. 591 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina i casi di inammissibilità per motivi generici o non specifici; la Corte l'ha richiamata per dichiarare inammissibili i motivi privi di adeguato confronto con la decisione impugnata.

  • artt. 132, 133 cod. pen.

    Principi relativi alla determinazione della pena: la graduazione e la commisurazione sono di competenza del giudice di merito e non sono sindacabili in cassazione salvo vizi logici o eccesso di arbitrio.

Massime di principio

  • L'elezione di domicilio dichiarata in un verbale può essere considerata valida anche senza la sottoscrizione dell'indagato, salvo che risulti un rifiuto espresso o discrepanze tra contenuto del verbale e dichiarazioni rese: pertanto le notifiche basate su tale elezione non sono automaticamente nulle.
  • Nel reato di ricettazione la provenienza delittuosa della cosa può essere desunta da elementi fattuali (natura del bene, stato di occultamento, condizioni del bene) e dall'assenza di una spiegazione credibile da parte del possessore: la mancanza di prova 'pura' del furto non esclude la condanna se le circostanze rendono probabile l'origine delittuosa.
  • Le questioni relative all'assorbimento o concorso di reati sono rilevanti solo se l'errata qualificazione ha effettivamente inciso sul trattamento sanzionatorio; diversamente la censura può essere ritenuta priva di interesse.
  • La valutazione delle circostanze attenuanti o aggravanti e la determinazione della pena spettano al giudice di merito: la Corte di legittimità non sostituisce la valutazione se questa è adeguatamente motivata e priva di illogicità.
  • Per far valere la continuazione con procedimenti giudicati precedenti l'onere di allegazione e produzione delle sentenze gravano sulla difesa; la mancata produzione può determinare l'inammissibilità della relativa censura.

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