Sentenza del 26/05/2025 n. 13903 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
L’avviso di accertamento notificato ad A.A. il 15 ottobre 2014 per il periodo d’imposta 2011 imputava al contribuente, ai fini Irpef e delle addizionali, redditi di partecipazione per complessivi 53.284 euro (23.742 euro riferiti a D. S. B.V. e 29.542 euro a T. I. B.V.). L’Agenzia lo considerava socio di fatto, nella misura del 20%, di due società olandesi ritenute esterovestite. A.A. contestava, tra l’altro, la mancanza dei presupposti per qualificare le società come società di fatto e per attribuirgli redditi da partecipazione, nonché l’insufficienza delle prove e della motivazione dell’accertamento. La CTP di Caserta annullava l’atto e la CTR della Campania confermava l’annullamento. In Cassazione l’Agenzia deduceva: motivazione apparente della sentenza; violazione del litisconsorzio necessario per mancata riunione con giudizi analoghi; errata applicazione delle regole sulle presunzioni quanto alla prova della società di fatto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Agenzia delle Entrate. Ha escluso che le sentenze penali prodotte da A.A. precludessero la decisione tributaria, perché riguardavano soggetti, annualità o contestazioni differenti. Ha ritenuto adeguata la motivazione della CTR: l’Agenzia non aveva dimostrato, neppure mediante presunzioni specificamente illustrate, gli elementi costitutivi della società di fatto e la partecipazione del contribuente, quali fondo comune, affectio societatis, condivisione di utili e perdite e manifestazione esterna del vincolo; la mera collaborazione professionale o lavorativa non bastava. Ha respinto anche la censura sul litisconsorzio: la controversia riguardava proprio l’esistenza della società di fatto, che era stata esclusa, e l’Agenzia non aveva inoltre dimostrato di avere tempestivamente proposto nel merito la relativa istanza. Spese a carico dell’Agenzia: 3.000 euro per compensi, oltre 15% per spese generali, 200 euro per esborsi e accessori di legge. Non applicato il doppio contributo, trattandosi di Amministrazione pubblica ammessa alla prenotazione a debito.
Norme richiamate
Art. 41-bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600
La norma è indicata come base dell’accertamento parziale, ma la Corte non ne sviluppa un’interpretazione autonoma: l’avviso è stato annullato perché non risultavano provati i presupposti fattuali dell’imputazione del reddito.
Art. 5, comma 1, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR)
L’Agenzia ha richiamato la norma per imputare ad A.A. redditi da partecipazione. La decisione esclude in concreto tale imputazione perché non è stata dimostrata la sua partecipazione a una società di fatto.
Artt. 36, comma 2, e 61 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546; art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c.; art. 118 disp. att. c.p.c.
La censura di motivazione apparente è stata respinta: una motivazione sintetica è sufficiente se espone con chiarezza le ragioni della decisione e consente di comprenderne il fondamento.
Artt. 14, 60 e 61 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546; art. 102 c.p.c.
Il litisconsorzio necessario non rende automaticamente nulla la decisione per il solo fatto che non siano stati riuniti procedimenti analoghi. Nel caso concreto la controversia verteva sull’esistenza stessa della società di fatto, esclusa dai giudici di merito; inoltre, in Cassazione non occorre disporre attività processuali inutili quando il ricorso è infondato e l’integrazione non potrebbe incidere sull’esito.
Art. 2247 c.c.
La società di fatto richiede la prova degli elementi sostanziali del rapporto societario: un fondo comune, la volontà di collaborare per conseguire risultati patrimoniali comuni e la partecipazione al rischio, agli utili e alle perdite; la sola collaborazione professionale non è sufficiente.
Artt. 2727 e 2729 c.c.
La prova della società di fatto può essere presuntiva anche in materia tributaria, ma gli indizi devono essere concretamente individuati e idonei a dimostrare gli elementi del rapporto societario. Non basta affermare genericamente che l’accertamento conteneva la prova.
Art. 2696 c.c.
La decisione richiama la censura sull’onere della prova, ma non formula un’interpretazione autonoma della norma: rileva che l’Amministrazione non aveva specificamente indicato e dimostrato gli elementi costitutivi della società di fatto e la partecipazione di A.A.
Art. 111, comma 2, Cost.
nel giudizio di cassazione, in presenza di un accertamento di maggiore imponibile a carico di una società di persone ai fini delle imposte dirette, Irap e Iva, fondato sugli stessi fatti o su elementi comuni, la nullità dei giudizi di merito - per essere stati celebrati, in violazione dei principio del contraddittorio, senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari (società e soci) - non va dichiarata qualora il ricorso per cassazione dell'Amministrazione finanziaria risulti inammissibile o prima facie infondato, atteso che in tal caso, non derivando ai litisconsorti pretermessi alcun danno dalla detta pronuncia, disporre la rimessione al giudice di primo grado contrasterebbe con i principi di economia processuale e di ragionevole durata del processo, che hanno fondamento nell' art. 111 , comma 2, Cost. e nell' art. 6 , par. 1, CEDU
In coerenza con la ragionevole durata del processo, non si giustifica la rimessione per integrare il contraddittorio quando il ricorso è inammissibile o manifestamente infondato e la partecipazione dei soggetti pretermessi non potrebbe modificare l’esito.
Art. 6, paragrafo 1, CEDU
La ragionevole durata del processo concorre a giustificare la definizione immediata del giudizio quando l’integrazione del contraddittorio sarebbe priva di utilità concreta, secondo il principio richiamato dalla Corte.
Art. 13, comma 1-quater, del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115
Non è stato applicato il contributo unificato aggiuntivo previsto per la soccombenza, poiché l’Agenzia delle Entrate, quale Amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura dello Stato, è ammessa alla prenotazione a debito.
Massime di principio
- Per attribuire a una persona fisica redditi di una società di fatto non basta dimostrare che abbia svolto incarichi o collaborato con imprese del medesimo gruppo: occorrono elementi concreti che provino la partecipazione al fondo comune, la volontà di agire come socio e la condivisione del rischio economico, degli utili e delle perdite.
- La società di fatto può essere dimostrata anche per presunzioni, ma l’Amministrazione deve indicare in modo puntuale gli indizi e spiegare come dimostrino gli elementi costitutivi del rapporto societario; il giudice non è tenuto a ricostruire autonomamente prove genericamente richiamate.
- Nel ricorso per Cassazione occorre confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza impugnata e confutarne il fondamento: riproporre le tesi già sostenute nei gradi di merito non è sufficiente.
- La richiesta di riunione di cause e la deduzione del litisconsorzio necessario sono questioni distinte. Chi invoca il litisconsorzio deve indicarne i presupposti e, secondo la decisione, dimostrare di aver sollevato la relativa questione nel giudizio di merito.
- La pronuncia penale irrevocabile non determina automaticamente l’esito del giudizio tributario: per produrre l’efficacia prevista dalla legge deve riguardare il medesimo soggetto e gli stessi fatti materiali; assoluzioni relative ad altri soggetti, periodi d’imposta o contestazioni non precludono la decisione tributaria.
- In Cassazione, l’integrazione del contraddittorio può essere evitata quando il ricorso sia manifestamente infondato e l’attività processuale aggiuntiva non possa influire sull’esito, in applicazione dei principi di economia processuale e ragionevole durata.
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