Sentenza del 30/10/2015 n. 22233 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La contribuente è stata condannata al pagamento delle spese processuali, liquidate in 3.200 euro per compensi, oltre alle spese prenotate a debito. La Corte non ha quindi esaminato nel merito né la legittimità dell'accertamento né la congruità del maggior valore.
Esito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La contribuente ha impugnato la sentenza della Commissione tributaria centrale che aveva ritenuto legittimo l'accertamento di maggior valore relativo a un immobile privo di rendita catastale. Con il primo motivo ha denunciato contraddittorietà e insufficienza della motivazione. Con il secondo ha dedotto la violazione dell'art. 112 c.p.c., sostenendo che non fossero state esaminate le questioni relative alla nullità dell'accertamento e alla congruità del valore. La Corte ha rilevato che il primo motivo non conteneva la necessaria sintesi del fatto controverso e che il secondo era generico, privo del quesito di diritto specifico e carente di autosufficienza, non riportando adeguatamente gli atti dai quali sarebbe risultata la proposizione delle questioni nei precedenti gradi di giudizio.
Norme richiamate
D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52
La Commissione tributaria centrale aveva ritenuto non applicabile il criterio di valutazione automatica a un immobile privo di rendita catastale, salvo che il contribuente avesse dichiarato di volersene avvalere; tale questione, tuttavia, non è stata esaminata nel merito dalla Corte di cassazione.
Art. 366-bis c.p.c.
Per le sentenze soggette al regime previgente, i motivi dovevano essere accompagnati da quesiti di diritto specifici e, in caso di vizio di motivazione, da una chiara sintesi del fatto controverso e decisivo. La mancanza o genericità di tali elementi comporta l'inammissibilità del ricorso.
Art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5
Disciplina i motivi di ricorso per cassazione relativi, rispettivamente, alla violazione o falsa applicazione di legge e ai vizi della motivazione. Nel caso concreto, il motivo relativo al vizio motivazionale è stato dichiarato inammissibile per carenza della sintesi richiesta.
Art. 112 c.p.c.
Impone al giudice di pronunciarsi sulle domande e sulle eccezioni ritualmente proposte. La deduzione di omessa pronuncia deve però essere formulata in modo specifico e dimostrata mediante la puntuale indicazione degli atti processuali in cui le questioni sono state sollevate e riproposte.
Massime di principio
- Nel ricorso per cassazione i motivi devono rispettare rigorosi requisiti di specificità: non basta affermare genericamente che il giudice non ha esaminato una questione.
- Quando si denuncia omessa pronuncia, occorre indicare con precisione la domanda o eccezione ignorata e dimostrare che essa sia stata proposta tempestivamente e riproposta nei successivi gradi di giudizio.
- Il principio di autosufficienza impone di riportare nel ricorso, almeno nelle parti essenziali, il contenuto degli atti processuali rilevanti; il semplice rinvio agli atti del fascicolo non è sufficiente.
- La Corte di cassazione può dichiarare il ricorso inammissibile senza esaminare il merito della controversia quando i requisiti formali dei motivi non sono rispettati.
- In caso di inammissibilità del ricorso, la parte soccombente è normalmente condannata al pagamento delle spese processuali.
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