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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6710/2023 del 16/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del 12/07/2022 del Tribunale di Reggio Calabria che aveva rigettato l'appello cautelare avverso l'ordinanza del 21/04/2022 della Corte d'appello di Reggio Calabria, la quale aveva respinto la richiesta di revoca o sostituzione della custodia cautelare con misura meno afflittiva. Il ricorso per cassazione deduceva, ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. c) c.p.p., contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione quanto alla persistenza delle esigenze cautelari e all'applicazione dell'art. 275, comma 3, c.p.p., nonché violazione di legge per diversa qualificazione del reato (da partecipazione ad associazione mafiosa a favoreggiamento). Successivamente il difensore ha depositato motivi nuovi e poi, avvalendosi di procura speciale, ha dichiarato rinuncia al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse a seguito della sostituzione della misura cautelare disposta dalla Corte d'Appello il 11/01/2023.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. È stata ritenuta decisiva la dichiarazione di rinuncia del difensore, attestante che la sostituzione della misura cautelare ha eliminato l'interesse concreto ed attuale del ricorrente alla decisione. La dichiarazione di inammissibilità è stata pronunciata senza applicazione di condanna alle spese o di sanzione pecuniaria, in conformità al consolidato orientamento giurisprudenziale che esclude la soccombenza quando il motivo dell'impugnazione viene meno per sopravvenuta mancanza di interesse.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    Norma che indica i motivi di ricorso per cassazione; qui usata per inquadrare le censure relative alla motivazione e alla qualificazione del fatto (contraddittorietà e manifesta illogicità).

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Norma relativa ai presupposti e alle esigenze cautelari; il ricorrente contestava l'applicazione di tale disposizione nella valutazione della persistenza delle esigenze cautelari.

  • art. 568, comma 4, cod. proc. pen.

    Stabilisce il principio dell'interesse concreto ed attuale per proporre impugnazione: l'interesse deve persistere fino alla decisione, principio richiamato dalla Corte per dichiarare l'inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse.

  • Giurisprudenza della Cassazione (massime citate)

    Sez. U, n. 20 del 09/10/1996; Sez. 2, n. 4974 del 17/01/2017; Sez. U, n. 7 del 25/06/1997; Sez. 3, n. 29593 del 26/05/2021; Sez. 1, n. 11302 del 19/09/2017; Sez. 6, n. 19209 del 31/03/2013

    Giurisprudenza consolidata che chiarisce come la mancanza sopravvenuta di interesse all'impugnazione determini l'inammissibilità senza che ciò comporti soccombenza o condanna alle spese e sanzioni pecuniarie.

Massime di principio

  • Se, dopo la proposizione del ricorso, viene meno l'interesse concreto ed attuale (es. perché la misura cautelare è stata sostituita), il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
  • La rinuncia al ricorso effettuata dal difensore munito di procura speciale del ricorrente produce l'effetto dell'inammissibilità quando elimina l'interesse della parte alla decisione.
  • La declaratoria di inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse non configura soccombenza: non si applicano condanne per spese processuali né sanzioni pecuniarie a carico del ricorrente.
  • Perché un'impugnazione sia rilevante, l'interesse della parte deve perdurare fino alla decisione e l'esito del giudizio deve essere idoneo a rimuovere la situazione pregiudizievole denunciata.
  • In situazioni simili, è opportuno aggiornare tempestivamente l'azione difensiva (es. ritirare o modificare il ricorso) quando intervenute modifiche del quadro cautelare rendano privo di oggetto il rimedio richiesto.

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