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Cassazione Penale, Ordinanza n. 22193/2026 del 16/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice dell'esecuzione)

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza con cui la Corte di appello di Catania, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha solo parzialmente accolto la sua istanza ex art. 671 c.p.p. volta al riconoscimento della continuazione tra reati separatamente giudicati. Deduce che il giudice dell'esecuzione avrebbe disatteso i criteri elaborati dalla giurisprudenza di legittimità sull'unicità del disegno criminoso, ravvisabile a suo dire non solo tra i reati di lesioni e tentato omicidio già ritenuti unificati, ma anche rispetto al reato di detenzione illegale di arma. Sostiene che tutti i fatti sarebbero accomunati dalla medesima causale, collegata al proprio stato di tossicodipendenza, e che pertanto anche la condotta sub 1) avrebbe dovuto essere inclusa nel medesimo disegno criminoso.

La decisione

La Corte di cassazione dichiara inammissibile il ricorso. Ritiene che l'ordinanza impugnata abbia correttamente applicato i principi in tema di continuazione, motivando in modo non illogico che le due condotte già unificate erano riconducibili alla compromissione dell'autocontrollo derivante dalla tossicodipendenza, mentre non vi era alcun elemento che collegasse lo stato di tossicomania al diverso fatto di detenzione illegale di arma commesso nel 2017. La Corte valorizza anche la notevole distanza temporale del fatto sub 1) dagli altri episodi e richiama la presunzione contraria alla continuazione nei reati distanziati nel tempo, salvo prova specifica del programma originario. Conseguono la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    Nel procedimento esecutivo può essere chiesto il riconoscimento della continuazione tra reati separatamente giudicati, ma l'istituto richiede una verifica rigorosa dell'esistenza di un unico disegno criminoso.

  • art. 81, secondo comma, c.p.

    La continuazione presuppone che i reati siano stati programmati, almeno nelle linee essenziali, fin dall'origine in un programma unitario.

  • art. 52 d.lgs. 196/03

    In caso di diffusione del provvedimento devono essere omessi generalità e altri dati identificativi.

  • art. 52 d.lgs. 196/03 e ss.mm.

    Richiamo finale alla disciplina sulla omissis delle generalità in caso di diffusione.

  • Corte cost. n. 186 del 2000

    Richiamata per giustificare, in caso di inammissibilità dell'impugnazione, la condanna al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende per profili di colpa.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione, anche in sede esecutiva, richiede una verifica rigorosa e approfondita della preventiva programmazione dei reati successivi già al momento del primo fatto.
  • L'omogeneità delle violazioni, la contiguità spazio-temporale e la comunanza del bene giuridico sono solo indici sintomatici e non bastano, da soli, a dimostrare l'unicità del disegno criminoso.
  • Lo stato di tossicodipendenza può assumere rilievo ai fini della continuazione solo se risulta specificamente collegato ai reati da un esame concreto delle modalità, dei tempi, dei luoghi e della struttura delle condotte.
  • Quando i reati sono commessi a distanza temporale significativa, opera una presunzione contro la continuazione, superabile solo con prova contraria idonea a dimostrare che i fatti ulteriori erano già specificamente progettati.
  • La motivazione del giudice dell'esecuzione è corretta se dà conto, in modo logico e coerente, delle ragioni per cui alcuni fatti sono unificabili e altri no, valorizzando la disomogeneità delle condotte e l'assenza di un nesso con il preteso programma originario.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniCompetenzaContinuazioneCause di non punibilità
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazionePrescrizione del reato

Testo integrale

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