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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36434/2024 del 30/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la conferma della condanna per concussione sostenendo l\'inattendibilità della persona offesa (contestando costanza e coerenza delle sue dichiarazioni), rilevando la presunta inverosimiglianza della coartazione (la minaccia di revoca dell\'invalidità e il "far tornare indietro i soldi"), contestando la rilevanza probatoria delle dichiarazioni del maresciallo La Carruba e dei riscontri telefonici (poche chiamate), e invocando che la documentazione relativa al procedimento "Re nudo" avrebbe dovuto indurre a ritenere la persona offesa complice in truffe all\'INPS. Inoltre hanno chiesto la riqualificazione di alcuni fatti in tentata concussione o in corruzione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto sufficiente e congrua la motivazione dei giudici di merito: la persona offesa è stata ritenuta attendibile; le dichiarazioni del maresciallo La Carruba e il rinvenimento di denaro indossato da Vitale sono state considerate riscontri significativi; la condotta degli imputati è stata valutata come coercitiva per l\'asimmetria di ruolo e per la minaccia di bloccare erogazioni già riconosciute; i fatti del procedimento "Re nudo" confermano ulteriormente il quadro indiziario e non illegittimamente sminuiscono la versione della parte offesa. La Corte ha inoltre escluso la riqualificazione in tentata concussione, affermando che la promessa di consegna del denaro è intervenuta prima della collaborazione con la polizia e quindi il reato si è consumato. Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali, a versare €3.000 alla Cassa delle ammende e a rimborsare alle parti civili Maulicino Pasqualina e Porco Giuseppe le spese di rappresentanza e difesa per €4.900,00 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 319-quater cod. pen.

    La Corte osserva che, se fosse provato che i congiunti della persona offesa abbiano ottenuto indebitamente un vantaggio previdenziale, i fatti potrebbero essere valutati anche alla luce dell\'art. 319-quater; tuttavia i ricorrenti non hanno allegato elementi concreti in tal senso, per cui la norma non è stata ritenuta applicabile nel merito.

  • art. 619 cod. proc. pen.

    Usata per segnalare la necessità di rettifica formale nel percorso motivazionale della Corte di merito in relazione alla qualificazione giuridica del fatto (consumazione vs tentativo), senza che ciò incida sull\'esito sostanziale della decisione.

Massime di principio

  • La credibilità della persona offesa va valutata nel suo complesso e non può essere esclusa automaticamente per la mera emersione di sue possibili responsabilità in procedimenti diversi: è necessario che la difesa indichi elementi concreti che rendano le sue dichiarazioni contraddittorie o interessate.
  • I riscontri esterni (sequestro di denaro, dichiarazioni di operatori di polizia giudiziaria, traffico telefonico) assumono grande valore corroborativo e possono legittimare la valutazione di coartazione da parte del pubblico ufficiale.
  • Il coinvolgimento della vittima in altri reati contro la stessa amministrazione (es. truffa all\'INPS) non esclude automaticamente la possibilità che, in una diversa circostanza, sia stata soggetta a concussione: occorre valutare la compatibilità tra i fatti e fornire connessioni probatorie precise.
  • Quando la vittima collabora con le forze dell\'ordine, la distinzione tra reato consumato e tentativo dipende dal momento in cui è stata data effettivamente la promessa o la somma: se la promessa o la consegna avvengono prima dell\'intervento concordato della polizia, il reato può considerarsi consumato.
  • Per ottenere la riqualificazione dei fatti (es. da concussione a corruzione o viceversa) è necessario proporre una ricostruzione fattuale alternativa dettagliata e circostanziata: mere contestazioni generiche della motivazione non sono sufficienti in cassazione.

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