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Sentenza

Sentenza n. 264/2026 - Pescara, Sezione 1

per l'annullamento dell’ordinanza n.113 del 16.03.2021, con cui il Dirigente del IV Settore Urbanistica e Servizi del Comune di Vasto ha contestato alla Sig.ra SCOPA Maria, nella sua qualità di proprietaria del terreno ubicato in Vasto (CH) alla Via Incoronata - Fonte Grugnale, catastalmente censito al Foglio di mappa n. 30, p.lle 484 e 485, la “realizzazione di lavori non autorizzati consistenti nella movimentazione di terreno con realizzazione di terrazzamenti in zona P2 del PAI e trasposizione delle scarpate” e, contestualmente, ingiunto alla medesima di provvedere, entro il termine di 90 gg. decorrenti dalla notifica dell'ordinanza medesima, alla rimozione/demolizione di dette opere e al completo ripristino dello stato dei luoghi; del verbale di sopralluogo del 09.11.2019 redatto dal personale del locale Comando di Polizia Municipale, richiamato in detta ordinanza; della comunicazione di avvio del procedimento prot. n. 14586 del 10.03.2020 e di ogni altro atto antecedente e/o successivo e/o presupposto e/o connesso e/o consequenziale, comunque lesivo degli interessi dell'odierna ricorrente, ancorché non conosciuto dalla medesima.

Giustizia amministrativa202100241

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Abruzzo - Pescara, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi relativa a movimentazione di terreno, realizzazione di terrazzamenti e trasposizione delle scarpate in area P2 del PAI

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietaria)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha impugnato l'ordinanza comunale con cui le era stata ingiunta, quale proprietaria del fondo, la rimozione o demolizione delle opere ritenute abusive e il ripristino dello stato dei luoghi. Ha dedotto, in via principale, il difetto di legittimazione passiva, la violazione dell'art. 31 d.P.R. n. 380/2001, il difetto di istruttoria e l'errore nei presupposti, sostenendo di avere alienato il terreno il 3 dicembre 2019, prima sia della comunicazione di avvio del procedimento sia dell'adozione dell'ordinanza, e di non essere stata indicata come responsabile dell'abuso. Ha inoltre dedotto la violazione degli artt. 7 e 8 l. n. 241/1990 per omessa partecipazione procedimentale; la violazione dell'art. 3 l. n. 241/1990 per carenza di motivazione e istruttoria; l'erronea qualificazione degli interventi, che sarebbero consistiti in attività agricola di pulizia, sistemazione e rimodellamento del terreno riconducibile all'edilizia libera ai sensi dell'art. 6 d.P.R. n. 380/2001; in subordine, l'assoggettabilità degli interventi a CILA o SCIA, con applicazione di una sanzione pecuniaria anziché demolitoria; infine, la carenza di motivazione sull'interesse pubblico attuale, sulla proporzionalità della demolizione e sulla possibilità concreta di ripristino. Il Comune ha chiesto il rigetto, sostenendo che la ricorrente fosse proprietaria al momento del sopralluogo, che la comunicazione di avvio fosse stata ritualmente inviata e che le opere, per consistenza e localizzazione in area vincolata P2 del PAI, richiedessero un titolo edilizio e il parere dell'Autorità di bacino.

La decisione

Il ricorso è stato accolto per il carattere assorbente del primo motivo. Il TAR ha ritenuto che, ai sensi dell'art. 31 d.P.R. n. 380/2001, l'ordine di demolizione debba essere rivolto al responsabile dell'abuso e al proprietario del bene al momento dell'adozione del provvedimento, non quale responsabile oggettivo, ma quale titolare del potere-dovere di rimuovere l'illecito. Tale requisito è collegato anche alla possibile acquisizione gratuita del bene in caso di inottemperanza, che presuppone che l'obbligo di demolizione sia posto a carico dell'attuale proprietario. Poiché la ricorrente aveva alienato il terreno il 3 dicembre 2019 e non era più proprietaria né all'avvio del procedimento né all'adozione dell'ordinanza del 16 marzo 2021, il Comune ha esercitato il potere repressivo nei confronti di un soggetto privo di diritti reali e di poteri giuridici di intervento sul bene. È stata ritenuta irrilevante la circostanza che la ricorrente fosse proprietaria al momento del sopralluogo, dovendo aversi riguardo alla situazione soggettiva esistente al momento dell'adozione dell'atto sanzionatorio. Le ulteriori censure sono state assorbite. L'ordinanza è stata annullata, restando salva la possibilità per il Comune di esercitare nuovamente i poteri repressivi nei confronti dei soggetti legittimati. Spese integralmente compensate.

Norme richiamate

  • art. 31 d.P.R. n. 380/2001

    L'ordine di demolizione deve essere rivolto al responsabile dell'abuso e al proprietario del bene sul quale l'abuso insiste; il proprietario è destinatario della misura non per responsabilità oggettiva, ma perché titolare del potere-dovere di eliminare l'abuso. La proprietà rilevante è quella esistente al momento dell'adozione dell'ordinanza.

  • art. 6 d.P.R. n. 380/2001

    Invocato dalla ricorrente per sostenere la riconducibilità delle opere all'attività edilizia libera; la relativa questione è stata assorbita in seguito all'accoglimento del motivo principale.

  • art. 6-bis d.P.R. n. 380/2001

    Invocato in via subordinata per sostenere l'assoggettabilità degli interventi alla CILA; la relativa questione è stata assorbita.

  • art. 22 d.P.R. n. 380/2001

    Invocato in via subordinata per sostenere l'assoggettabilità degli interventi alla SCIA; la relativa questione è stata assorbita.

  • art. 37 d.P.R. n. 380/2001

    Invocato in via subordinata per sostenere l'applicazione della sanzione pecuniaria in luogo della demolizione; la relativa questione è stata assorbita.

  • artt. 7 e 8 l. n. 241/1990

    Invocati per contestare la violazione delle garanzie partecipative; la censura è stata assorbita.

  • art. 3 l. n. 241/1990

    Invocato per contestare la carenza di motivazione e di istruttoria; la censura è stata assorbita.

  • art. 97 Cost.

    Invocato in relazione alla dedotta carenza di motivazione sull'interesse pubblico attuale e sulla proporzionalità della misura; la censura è stata assorbita.

Massime di principio

  • L'ordine di demolizione previsto dall'art. 31 d.P.R. n. 380/2001 deve essere rivolto al proprietario del bene abusivo esistente al momento dell'adozione dell'ordinanza, oltre che al responsabile dell'abuso, quando individuato.
  • Il proprietario è destinatario dell'ordine di demolizione in ragione del potere-dovere di rimuovere l'abuso e non per una responsabilità oggettiva nella sua realizzazione.
  • La proprietà del fondo al momento del sopralluogo non è sufficiente a legittimare l'ordine di demolizione se il destinatario non è più proprietario al momento dell'avvio del procedimento o, comunque, dell'adozione del provvedimento sanzionatorio.
  • L'eventuale acquisizione gratuita del bene per inottemperanza all'ordine di demolizione presuppone che l'obbligo di ripristino sia stato legittimamente posto a carico del soggetto che, al momento dell'ordinanza, aveva la proprietà del bene.
  • L'annullamento dell'ordine di demolizione per erronea individuazione del destinatario non impedisce all'amministrazione di esercitare nuovamente i poteri repressivi nei confronti dei soggetti effettivamente legittimati.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniPartecipazione al procedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrereDifetto di istruttoriaEffetto conformativo e riedizione del potere

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