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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47352/2022 del 14/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il giudice ha dichiarato la competenza del Magistrato di Sorveglianza di Salerno e ha disposto la trasmissione degli atti a detto Ufficio. La motivazione si fonda sull'interpretazione dell'art. 677, comma 1, c.p.p.: la competenza territoriale si determina in base al luogo in cui si trova l'interessato al momento della richiesta; il successivo trasferimento alla REMS non incide sulla competenza già determinata.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Conflitto di competenza territoriale relativo alla richiesta della Procura (29/7/2021) di accertamento della pericolosità sociale di Lombardo Antonio. Al momento della richiesta il detenuto si trovava presso la Casa Circondariale di Salerno; successivamente (23/9/2021) era stato trasferito alla REMS di Santa Sofia d'Epiro (Cosenza). Il Magistrato di Sorveglianza di Salerno aveva trasmesso gli atti al Magistrato di Cosenza ritenendo dovesse essere attivato il procedimento di unificazione delle misure (art. 209 c.p.). Il Magistrato di Cosenza ha sollevato conflitto negativo sostenendo che la competenza spettava al Magistrato di Salerno in base all'art. 677, comma 1, c.p.p., perché, alla data della richiesta del P.M., l'interessato era detenuto nella casa circondariale di Salerno.

Norme richiamate

  • art. 89 cod. pen.

    Norma richiamata per segnalare che la prima condanna aveva riconosciuto l'attenuante di cui all'art. 89 c.p., con conseguente determinazione della pena e applicazione della misura di sicurezza; usata per ricostruire il quadro processuale del condannato.

  • art. 679, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'istanza del pubblico ministero di accertamento della pericolosità sociale; è la disposizione sulla base della quale la Procura ha richiesto l'accertamento al magistrato di sorveglianza competente.

  • art. 677, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma centrale nel caso: stabilisce che la competenza territoriale della magistratura di sorveglianza appartiene al magistrato che ha giurisdizione sull'istituto in cui si trova l'interessato al momento della richiesta. Il giudice ha interpretato che la competenza si fissa al momento della richiesta e non muta per il successivo trasferimento.

  • art. 209 cod. pen.

    Norma sul procedimento di unificazione delle misure di sicurezza; richiamata dal Magistrato di Salerno come motivo per trasmettere gli atti al Magistrato territorialmente competente per la REMS, ma il giudice ha ritenuto che tale esigenza non altera la competenza determinata al momento della richiesta.

Massime di principio

  • La competenza territoriale del magistrato di sorveglianza si determina in base al luogo in cui si trova l'interessato al momento della richiesta (art. 677 c.p.p.); trasferimenti successivi non modificano tale competenza.
  • Se la Procura presenta una richiesta di accertamento della pericolosità sociale mentre il detenuto è in un dato istituto, l'ufficio di sorveglianza competente per quell'istituto è titolare del procedimento anche se il detenuto viene poi trasferito in REMS o altro istituto.
  • La trasmissione degli atti da un magistrato ad un altro per ragioni di coordinamento o per attivare l'unificazione delle misure (art. 209 c.p.) non può sostituirsi alla verifica della competenza territoriale stabilita al momento della richiesta; in caso di dubbio può essere sollevato conflitto.
  • In presenza di misure diverse o di applicazioni provvisorie disposte in altri procedimenti, occorre comunque riferirsi alla situazione temporale (data della richiesta) per individuare la competenza, e iscrivere le esigenze di unificazione nelle competenze stabilite dalle norme.
  • Per evitare conflitti, gli uffici dovrebbero verificare sempre la data della richiesta del P.M. e la collocazione del detenuto in quella data prima di trasmettere o decidere gli atti; se si ritiene incompetente, va sollevato il conflitto di competenza secondo le norme procedurali.
  • La valutazione della competenza non deve essere confusa con considerazioni di opportunità o di effettiva esecuzione della misura; competenza formale e gestione materiale degli interessati possono richiedere coordinamento, ma restano distinte.

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