Sentenza n. 1223/2026 - Palermo, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio sull'istanza di revoca della concessione demaniale e diniego di accesso agli atti, con domanda risarcitoria per omessa o tardiva aggiudicazione
Esito
Favorevole al resistente (regione)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente, seconda classificata in una selezione pubblica per la concessione di un'area demaniale, aveva chiesto all'Assessorato: la revoca della concessione rilasciata all'ATI aggiudicataria, ritenuta gravemente inadempiente per il mancato pagamento del canone demaniale e la mancata realizzazione del progetto di incremento occupazionale; lo scorrimento della graduatoria; il recupero del danno corrispondente alla differenza tra il canone non pagato dall'aggiudicataria e quello offerto dalla ricorrente; nonché la comunicazione all'ANAC degli inadempimenti. La ricorrente sosteneva che la revoca richiesta costituisse esercizio di autotutela doverosa e vincolata. A fronte dell'assenza di riscontro sull'istanza di revoca e del diniego opposto all'accesso agli atti richiesto per verificare gli inadempimenti, aveva proposto anche domanda di risarcimento, quantificata tra 180.000 e 345.000 euro, per l'omessa o tardiva aggiudicazione della concessione. Con precedente sentenza il TAR aveva dichiarato irricevibile la parte relativa all'accesso e inammissibile quella relativa al silenzio; tale decisione era stata integralmente confermata in appello. La domanda risarcitoria è stata quindi esaminata nella presente fase.
La decisione
Il TAR ha respinto la domanda risarcitoria. Ha rilevato che l'esito definitivo dei giudizi relativi al silenzio e all'accesso, dichiarati rispettivamente inammissibile e irricevibile e confermati in appello, escludeva ogni possibile profilo di responsabilità dell'amministrazione fondato sui comportamenti omissivi dedotti. In particolare, l'accertata insussistenza di un obbligo dell'amministrazione di provvedere sull'istanza di revoca rendeva legittimo l'operato dell'Assessorato. Inoltre, in base alla causa petendi e al petitum concretamente formulati, non residuavano ulteriori autonomi profili di responsabilità risarcitoria. La ricorrente è stata condannata alle spese dell'intero giudizio, liquidate in 2.500 euro oltre accessori in favore di ciascuna parte costituita.
Norme richiamate
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato quale base per disporre l'oscuramento delle generalità e dei dati identificativi delle parti.
art. 10 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato, insieme alla normativa nazionale sulla privacy, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata.
Massime di principio
- Quando la domanda risarcitoria è fondata esclusivamente su comportamenti omissivi dell'amministrazione collegati a una domanda di annullamento, a un'azione avverso il silenzio o a una domanda di accesso, l'accertata insussistenza dell'obbligo amministrativo di provvedere esclude la responsabilità risarcitoria per tali omissioni.
- La domanda risarcitoria deve essere esaminata nei limiti della causa petendi e del petitum effettivamente dedotti; una volta escluso il profilo di responsabilità specificamente prospettato, il giudice non può individuare autonomi titoli risarcitori non articolati dalla parte.
- L'accertamento giudiziale della legittimità del comportamento omissivo dell'amministrazione, derivante dall'assenza di un obbligo di provvedere, impedisce di configurare un danno risarcibile fondato sull'omessa o tardiva adozione dell'atto richiesto.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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