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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8407/2023 del 24/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 20/06/2022 che ha rigettato il riesame del decreto di sequestro preventivo (30/04/2022) relativo a beni intestati al ricorrente: 50% della nuda proprietà di due immobili a Napoli, 50% della nuda proprietà di un garage a Napoli e il conto corrente n. 105589 345. Il sequestro era stato disposto nell'ambito di indagini a carico, tra gli altri, del padre Ciro Ferone per impiego di denaro di provenienza illecita e autoriciclaggio con collegamenti al clan "Moccia". I motivi di ricorso denunciavano: mancata o apparente motivazione in ordine alla fittizietà dell'intestazione e alla autonoma capacità reddituale del terzo; omessa o insufficiente valutazione della consulenza tecnica (CTU) prodotta dalla difesa; errata applicazione dei presupposti per la confisca allargata (art. 240-bis/12-sexies); omissione di motivazione sul quantum da sottoporre a vincolo e violazione del principio di proporzionalità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato. Ha ritenuto che i giudici del riesame abbiano motivato in modo coerente e non meramente apparente la fittizietà dell'intestazione e la effettiva disponibilità dei beni in capo al padre indagato, richiamando elementi indiziari "gravi, precisi e concordanti": stretta parentela (padre-figlio), natura giuridica degli atti dispositivi (donazioni della nuda proprietà), vicinanza temporale tra atti dispositivi e commissione dei reati, modalità operative emerse dalle indagini del GICO, conversazioni ambientali e documentazione, nonché la mancata confrontabilità tra i risultati investigativi e le conclusioni della consulenza difensiva. La Corte ha inoltre ricordato che l'onere di provare la fittizietà dell'intestazione grava sull'accusa quando il bene è formalmente intestato a terzi. La valutazione del tribunale del riesame è stata ritenuta adeguata anche quanto alla considerazione della consulenza tecnica. Conseguentemente il sequestro preventivo è stato confermato e il ricorrente condannato alle spese ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 324, comma 7 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente come parametro procedurale sulla motivazione; la Corte ha ritenuto rispettati i requisiti di motivazione richiesti per le decisioni su sequestro/riesame

  • art. 309, comma 9 cod. proc. pen.

    Richiamato in tema di motivazione e provvedimenti cautelari; la Corte ha valutato che il tribunale del riesame abbia dato motivazione logica, coerente e sufficiente

  • art. 240-bis cod. pen.

    Norma sulla presunzione relativa di illecita accumulazione per l'indagato/imputato; la Corte ha ricordato che tale presunzione non opera automaticamente per i terzi intestatari e che l'accusa deve dimostrare la discrasia tra titolarità formale e disponibilità effettiva

  • art. 125, comma 3 cod. proc. pen.

    Richiamato con riferimento agli obblighi motivazionali del tribunale del riesame; la Corte ha ritenuto adempiuti tali obblighi dal giudice di merito

  • art. 12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306 (richiamato come corrispondente storico di art. 240-bis)

    Richiamata nella giurisprudenza citata; la Corte ha spiegato il perimetro della confisca allargata e della presunzione connessa all'indagato, distinguendo la posizione dei terzi

  • art. 26 d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159

    Menziionato per chiarire che la presunzione prevista per misure di prevenzione patrimoniali non si applica automaticamente al sequestro penale finalizzato alla confisca, restando necessario il ricorso a indizi "gravi, precisi e concordanti" per l'interposizione fittizia

  • art. 1140 cod. civ.

    Citato per richiamare il concetto di possesso e disponibilità effettiva del bene ai fini della valutazione della disponibilità di fatto da parte dell'indagato

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna alle spese a carico del ricorrente in caso di rigetto del ricorso; la Corte ha disposto la condanna alle spese

  • art. 461-bis.1 cod. pen. (menzionato nel testo come norma relativa ai reati contestati)

    Richiamato nella descrizione dei reati contestati al padre; la sentenza impugnata si inserisce nel contesto di indagini su reati di natura economico-finanziaria e di collegamento a un'associazione mafiosa

Massime di principio

  • Quando i beni sono formalmente intestati a un terzo, l'onere di dimostrare che si tratta di una intestazione fittizia grava sull'accusa; la mera sproporzione reddituale del terzo non è di per sé sufficiente a provare l'interposizione
  • Per affermare la fittizietà dell'intestazione occorrono indizi "gravi, precisi e concordanti": natura dell'atto dispositivo (es. donazione), stretta parentela, vicinanza temporale tra atto e reati, dimensione e modalità delle operazioni economiche, risultati investigativi (conversazioni, documentazione)
  • Il tribunale del riesame è tenuto a valutare anche sommariamente la consulenza tecnica della difesa e a motivare la prevalenza delle risultanze investigative su quella tecnica se le ritiene contraddette, onde evitare vizio per carenza di motivazione
  • La valutazione degli elementi indiziari da parte del giudice di merito non è sindacabile in Cassazione se non per violazione di legge o per motivazione radicalmente carente; una lettura alternativa delle stesse risultanze non comporta automaticamente ricorso fondato
  • La misura cautelare reale deve rispettare il principio di proporzionalità: tuttavia il sequestro di tutti i beni intestati al terzo può essere giustificato se le investigazioni dimostrano che le risorse impiegate non trovano giustificazione nell'attività lecita dichiarata
  • In casi simili è fondamentale documentare fin da subito (per la difesa) la fonte lecita delle provviste, la congruità dei redditi e la coerenza temporale degli acquisti, ponendo particolare attenzione alla qualità probatoria della consulenza tecnica e alla sua presa in considerazione da parte del giudice

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