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Sentenza

Sentenza n. 10291/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento A) del provvedimento n. D/5698/2025 pronunziato dell’Ambasciata d’Italia a New Delhi in data 29/09/2025 e notificato il successivo 21/10/2025 con cui è stata rigettata la richiesta di visto per lavoro subordinato presentata in data 20/08/2025 dal Signor -OMISSIS- sulla base del nulla osta al lavoro subordinato n. P-MN/L/Q/2025/101298 rilasciato dalla Prefettura di Mantova in data 08/05/2025 su richiesta del Signor -OMISSIS-nell’ambito del Decreto Flussi 2025 presentata in data 07/02/2025; B) di ogni altro provvedimento preordinato, connesso e consequenziale allo stesso.

Giustizia amministrativa202515536

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di visto d’ingresso per lavoro subordinato adottato dall’Ambasciata d’Italia a New Delhi

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento con cui l’Ambasciata d’Italia a New Delhi aveva rigettato la richiesta di visto per lavoro subordinato, presentata sulla base di un nulla osta al lavoro subordinato rilasciato dalla Prefettura di Mantova nell’ambito del Decreto Flussi 2025. Nel corso del giudizio, il Ministero resistente ha documentato che, a seguito di un procedimento di riesame in autotutela, la sede diplomatica aveva rilasciato il visto richiesto. Non risultano specifici vizi di legittimità dedotti o esaminati nel merito, poiché il sopravvenuto rilascio del visto ha integralmente soddisfatto la pretesa azionata.

La decisione

Il TAR ha definito il giudizio con sentenza in forma semplificata, ai sensi dell’art. 60 c.p.a., dopo avere dato avviso alle parti. Ha dichiarato la cessazione della materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a., rilevando che il rilascio sopravvenuto del visto ha determinato il pieno soddisfacimento della pretesa del ricorrente. Le spese sono state poste a carico dell’Amministrazione, secondo il principio della soccombenza, poiché il visto è stato rilasciato solo dopo l’instaurazione del giudizio; liquidate in euro 1.000,00, oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato, se versato.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    Consente la definizione della controversia con sentenza in forma semplificata, previo avviso alle parti, quando ne ricorrono i presupposti.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    Consente di dichiarare la cessazione della materia del contendere quando la pretesa fatta valere in giudizio è stata pienamente soddisfatta mediante un provvedimento sopravvenuto.

Massime di principio

  • Il rilascio sopravvenuto del titolo amministrativo richiesto, quando realizza integralmente la pretesa azionata, determina la cessazione della materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a., anziché una decisione di merito sull’atto originariamente impugnato.
  • Il giudizio può essere definito con sentenza in forma semplificata ai sensi dell’art. 60 c.p.a. quando la sopravvenuta soddisfazione della pretesa rende non necessaria la decisione sui vizi dedotti e le parti siano state previamente avvisate.
  • Quando l’Amministrazione soddisfa la pretesa del ricorrente soltanto dopo l’instaurazione del giudizio, le spese possono essere poste a suo carico in applicazione del principio della soccombenza, anche se il giudizio si conclude con la cessazione della materia del contendere.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoEstinzione, perenzione e improcedibilitàDecisione e riti speciali
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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