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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48474/2023 del 05/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che ha confermato la misura cautelare in carcere. Il ricorrente denunciava molteplici profili: nullità dell'interrogatorio di garanzia per preavviso insufficiente; carenza e travisamento della motivazione con riferimento alla qualificazione dei reati (art. 416-bis, 416-bis.1, 629, 610 c.p.); insufficiente acquisizione probatoria dalle intercettazioni, con contestata inferenza sulla consapevolezza e sul contributo partecipativo nell'assunzione presso la societa Muraca s.r.l.; inesistenza o inidoneità della minaccia e del metodo mafioso; errori nella valutazione delle esigenze cautelari, anche alla luce del cd. "tempo silente".

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto preclusa la censura relativa alla convalida del fermo (atto genetico compiuto da altra autorità) per mancata impugnazione dell'originario provvedimento di convalida. Sulle questioni di merito, la Corte ha limitato il suo controllo all'adeguatezza logica e giuridica della motivazione e ha confermato che le intercettazioni, nel loro complesso, consentivano di ricostruire il controllo della Muraca s.r.l. da parte dell'organizzazione e l'imposizione dell'assunzione del ricorrente tramite pressioni; ha ritenuto provato il contributo partecipativo del Corso alla consorteria in ragione dei rapporti con il capocosca e di comportamenti fattuali (es. interventi per la ricerca della refurtiva). Ha inoltre escluso che il tempo intercorso tra i fatti e la misura potesse di per sé escludere le esigenze cautelari, richiedendo elementi concreti come il recesso dall'associazione o altri fattori obiettivi. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La partecipazione all'associazione mafiosa può desumersi da qualsiasi contributo apprezzabile e concreto idoneo a rafforzare il sodalizio; è richiesta stabile inserzione nella struttura associativa.

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    L'aggravante del metodo mafioso può ricorrere anche quando la minaccia o il riferimento al potere dell'associazione siano impliciti, se tale potere è noto alla collettività e incute timore nell'ambito territoriale in cui la criminalità organizzata è storicamente radicata.

  • art. 629 cod. pen.

    L'estorsione può essere configurata anche con minacce implicite se idonee a costringere la vittima; la valutazione del requisito soggettivo (consapevolezza) si desume dal quadro probatorio complessivo.

  • art. 610 cod. pen.

    La violenza privata può ricorrere quando pressioni o intimidazioni, anche indirette, abbiano determinato o concorso a determinare la condotta della vittima; il giudice valuta la percezione di intimidazione nel contesto locale.

  • art. 275, comma 3 cod. proc. pen.

    Per i reati di associazione mafiosa opera una presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari che può essere superata solo con prova oggettiva del recesso dall'associazione o dell'interruzione dell'attività associativa; il mero "tempo silente" non è di per sé sufficiente.

  • art. 27 cod. proc. pen.

    La rinnovazione della misura dopo trasmissione degli atti a diversa autorità è regolata dall'art. 27: i vizi relativi alla convalida del fermo eseguita da altra autorità devono essere impugnati specificamente e non sono ammissibili nel giudizio di riesame se non precedentemente dedotti.

  • art. 23, comma 8 d.l. 137/2020 (conv. in L. 176/2020)

    Disciplina della procedura scritta per il trattamento del ricorso di riesame: il ricorso è stato trattato con procedura scritta ai sensi della norma e delle proroghe successive.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna alle spese del procedimento in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha altresì disposto il pagamento di una somma equitativa alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Le censure sulla legittimità del fermo e della sua convalida svolte in sede di riesame possono essere considerate inammissibili se l'originario provvedimento di convalida non è stato impugnato; tali questioni vanno tempestivamente dedotte e, se del caso, impugnate in Cassazione.
  • In sede di controllo del riesame (misure cautelari), la Corte di legittimità verifica l'adeguatezza logico-giuridica della motivazione e non procede a un nuovo esame libero della prova o a una diversa valutazione delle risultanze già apprezzate dal giudice di merito.
  • Intercettazioni frammentarie possono comunque contribuire a formare un quadro indiziario sufficiente se, valutate nel loro complesso, risultano coerenti e consentono inferenze logiche sulle condotte e sulle relazioni associative.
  • Il metodo mafioso può essere accertato anche tramite riferimenti impliciti al potere dell'organizzazione, ove tale potere sia generalmente noto nella comunità e la modalità intimidatoria sia riconoscibile dagli operatori economici del luogo.
  • Il "tempo silente" tra fatti e misura cautelare non è, di per sé, idoneo a escludere le esigenze cautelari per reati di associazione mafiosa; è necessaria prova oggettiva di recesso o di cessazione dell'attività associativa o altri elementi concreti che dimostrino l'assenza di pericolosità.
  • Per contestare la qualificazione giuridica di reati come estorsione o violenza privata occorre proporre argomentazioni dirette a mostrare l'insussistenza degli elementi essenziali (minaccia, coscienza del fatto, contributo partecipativo) e non solo una ricostruzione alternativa dei fatti già valutati dal giudice.

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