Cassazione Penale, Sentenza n. 47007/2024 del 19/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Istanza di ricusazione del giudice Lucia La Posta proposta da Marco De Micco, imputato per omicidio e reati connessi, sulla base del fatto che la giudice aveva in altro procedimento espresso valutazioni sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che implicavano il coinvolgimento di De Micco nell'omicidio di Carmine D'Onofrio. La Corte d'appello di Napoli aveva dichiarato l'istanza inammissibile per tardività ritenendo decorso il termine decadenziale di tre giorni a partire dal 9 luglio 2024, data in cui il difensore era stato autorizzato ad estrarre copia della sentenza pregiudicante; l'istanza era stata depositata il 15 luglio 2024.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che, quando la causa di ricusazione si è verificata fuori dall'udienza e fuori dal processo 'pregiudicato', il termine di tre giorni dell'art. 38 c.p.p. decorre dalla effettiva conoscenza della causa di incompatibilità (materiale acquisizione del provvedimento pregiudicante) e non dalla sua mera conoscibilità con l'ordinaria diligenza. Poiché nel caso di specie il provvedimento pregiudicante non era stato reso conoscibile nel processo principale, la decorrenza doveva farsi partire dalla data di effettiva acquisizione della copia; ne consegue che la dichiarazione di ricusazione non era tardiva. L'ordinanza impugnata è stata annullata e il procedimento rinviato per nuovo giudizio alla Corte di appello di Napoli.
Norme richiamate
art. 38 cod. proc. pen.
Il termine decadenziale di tre giorni per proporre la ricusazione decorre, quando la causa di ricusazione si è verificata fuori dall'udienza e fuori dal processo 'pregiudicato', dalla effettiva conoscenza della causa (materiale acquisizione del provvedimento pregiudicante) e non dalla mera conoscibilità tramite ordinaria diligenza
artt. 575, 577, 416-bis.1 cod. pen.
Norme sostanziali relative ai reati contestati nell'atto (omicidio, circostanze aggravanti e fattispecie connesse): citate nel fatto processuale ma non influenti sul punto procedurale risolto, che riguarda la decorrenza del termine per la ricusazione
Massime di principio
- Se la causa di ricusazione nasce da atti o valutazioni compiute fuori dall'udienza e fuori dal processo 'pregiudicato', il termine di tre giorni per proporre ricusazione decorre dalla effettiva conoscenza del provvedimento pregiudicante (materiale acquisizione della copia), non dalla sua mera conoscibilità con ordinaria diligenza
- Chi contesta la tardività deve dimostrare la data di effettiva conoscenza da parte della parte ricusante; la mera autorizzazione a prendere visione o il deposito dell'atto presso l'ufficio non sempre fa decorrere il termine
- La documentazione di immediata attivazione (richiesta copia, pagamento diritti, ritiro materiale) è fondamentale per provare la diligenza del difensore e la tempestività della ricusazione
- Se il provvedimento pregiudicante è stato reso pubblico nel corso della stessa udienza del processo 'pregiudicato' o vi è concreta pubblicità/partecipazione, può applicarsi il criterio della conoscibilità con ordinaria diligenza; valutare sempre il contesto fattuale
- In caso di notifica via PEC al di fuori dell'orario d'ufficio o dubbi sulla effettiva disponibilità dell'atto, è prudente ritenere come punto di partenza la prima data in cui la parte abbia potuto materialmente acquisire il documento e agire di conseguenza
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