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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5419/2022 del 16/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'Appello che, pur avendo riconosciuto le circostanze attenuanti generiche e l'attenuante per la particolare tenuità del danno (art.62 n.4 c.p.), ha fissato una pena base (3 anni di reclusione ed €990 di multa) incompatibile con la motivazione e con la forbice edittale applicabile al momento del fatto (2014). Si censura la contraddittorietà e l'uso della forbice edittale vigente alla data della pronuncia invece che quella vigente al tempo del reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso in parte, ritenendo illogico e contraddittorio il trattamento sanzionatorio operato dal giudice distrettuale e rilevando l'errata applicazione della forbice edittale successiva ai fatti. Ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente alla misura della pena e ha rideterminato la sanzione applicando la forchetta edittale vigente al momento del fatto (minimo: 1 anno di reclusione ed €309 di multa), quindi applicando le riduzioni (due riduzioni di un terzo) già riconosciute dal giudice di appello, per un risultato finale di mesi cinque e giorni dieci di reclusione ed €137,34 di multa.

Norme richiamate

  • art.62 c.p., n.4

    La Corte ha riconosciuto l'attenuante prevista dall'art.62 n.4 c.p. ritenendola rilevante in relazione al valore non elevato del bene sottratto e all'offesa minima recata alla vittima, con conseguente incidenza sulla determinazione della pena.

  • art.133 c.p., comma 1, lett. 1) e 2)

    I criteri dell'art.133 c.p. sono stati richiamati come parametri per valutare la gravità del fatto e la tenuità dell'offesa ai fini della determinazione del trattamento sanzionatorio.

  • art.2 c.p., comma 4

    Richiamato per il principio di successione delle leggi nel tempo: va applicata la disciplina penale vigente al momento del fatto (lex temporis), con esclusione dell'uso della forbice edittale più severa intervenuta successivamente.

  • Legge 23 giugno 2017 n.103, art.1, comma 6

    La Corte ricorda che tale norma ha modificato la forbice edittale (a decorrere dal 3/8/2017) rendendola più grave; ma tale nuova forbice non poteva essere applicata al reato commesso nel 2014.

  • art.620 lett.1 c.p.p.

    Autorità per la Corte di Cassazione a rideterminare la pena quando annulla senza rinvio la sentenza limitatamente alla misura della pena; la Corte ha proceduto alla rideterminazione direttamente in applicazione di tale disposizione.

  • Giurisprudenza indicata: Cass. pen. sez.4 n.33252/2019; Cass. pen. sez.6 n.38248/2019

    Precedenti richiamati dalla sentenza a supporto del principio che, in ipotesi di variazione legislativa della pena, il giudice deve governare correttamente la successione delle leggi e può ispirarsi ai minimi edittali quando la situazione lo richiede.

Massime di principio

  • In presenza di modifiche legislative della pena occorre applicare la legge vigente al momento del fatto (principio della lex temporis), salvo che la nuova norma sia più favorevole.
  • Se il giudice riconosce attenuanti (comprese quelle per particolare tenuità), la determinazione della pena deve essere coerente con tale valutazione: non è ammissibile fissare una pena base di livello medio/alto senza motivazione logica.
  • Se la motivazione del giudice indica ragioni per attenuare la pena, la cassazione può annullare solo la misura della pena e rideterminarla direttamente ai sensi dell'art.620 c.p.p., preferendo i minimi edittali quando ciò sia necessario a evitare incongruenze.
  • Quando la qualificazione del reato è variata (es. da rapina a furto con strappo) occorre riallineare la valutazione della gravità e della pena alla nuova fattispecie, evitando decisioni che applichino forbici edittali non pertinenti al tempo del fatto.
  • Per chi impugna: contestare specificamente la discrepanza tra motivazione (riconoscimento di attenuanti) e la scelta della pena base, nonché l'applicazione di una forbice edittale successiva ai fatti; per il giudice: esplicitare sempre il nesso logico tra valutazione delle circostanze e entità della pena.

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