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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46661/2023 del 20/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello di Catania che confermava le condanne rimodulando le pene. Motivo comune: vizio di motivazione e violazione di legge per omessa riqualificazione dell'associazione come "associazione minore" ai sensi dell'art. 74, comma 6, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, sostenendo che l'organizzazione era minimale, a base familiare, operava solo con marijuana e con quantitativi modesti. Ulteriore motivo proposto dal solo Orazio Tenente: contestazione del riconoscimento del ruolo di promotore/organizzatore.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto aspecifico il motivo di Orazio che non ha confutato la motivazione di merito; la Corte d'appello aveva fornito elementi circostanziati che attestavano il ruolo di organizzatore (controllo dalle detenzioni domiciliari, impartizione direttive, sovrintendenza alle cessioni, indicazioni su occultamento, potere gerarchico). Quanto alla richiesta di derubricazione nella ipotesi di associazione minore ex art. 74, comma 6, D.P.R. 309/1990, la Cassazione ha condiviso la valutazione di merito secondo cui l'attività era frenetica e continuativa, con sistemi di controllo del territorio (vedette, ricetrasmittenti) e rifornimenti apprezzabili (alcuni chilogrammi), per cui non risultano rispettati i requisiti per la configurazione dell'associazione minore. Condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 ciascuno alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 599-bis cod. proc. pen.

    In appello è stato raggiunto un concordato ex art. 599-bis con rinuncia ad alcuni motivi; richiamato per descrivere il procedimento svolto in sede di appello.

  • art. 74, comma 6, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    La derubricazione in "associazione minore" è esclusa quando l'attività del sodalizio non sia limitata a fatti di lieve entità: la Corte ha ritenuto che non sussistessero le condizioni per applicare tale comma a causa della continuità, dell'organizzazione e dei quantitativi gestiti.

  • art. 73, comma 5, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Richiamato come parametro per valutare se i reati- fine siano di lieve entità: la Corte ha osservato che non tutte le condotte rientravano nell'ipotesi di cui al comma 5, quindi viene esclusa la fattispecie lieve richiesta per l'art. 74, comma 6.

Massime di principio

  • La sola composizione familiare o la limitata numerosità degli associati non esclude la configurazione di un'associazione di tipo 'non minore' se esistono elementi di stabilità, continuità e organizzazione dell'attività criminosa.
  • Per qualificare un soggetto come promotore/organizzatore occorrono elementi fattuali concreti quali direzione, controllo, impartizione di direttive, supervisione delle cessioni, gestione dell'occultamento e potere gerarchico; la mera frequentazione non basta.
  • La valutazione sulla sussistenza dell'ipotesi di associazione minore richiede che tutte le condotte previste come reati-fine siano effettivamente di lieve entità; evidenze di rifornimenti rilevanti o sistemi di controllo del territorio escludono la derubricazione.
  • La tardiva emersione del ruolo di un imputato nelle indagini non annulla la rilevanza probatoria dei fatti accertati: conta la qualità e la congruenza degli elementi raccolti.
  • In Cassazione i motivi devono essere specifici e confrontarsi puntualmente con la motivazione di merito; motivi generici o aspecifici sono suscettibili di essere dichiarati inammissibili.
  • In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e a somme a favore della Cassa delle ammende.

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