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Sentenza

Sentenza n. 13922/2026 - Roma, Sezione 5Q

Per l'annullamento -previa tutela cautelare - del provvedimento di diniego del visto d’ingresso per lavoro subordinato n. 9399 del 31/7/2024 - notificato in data 8/8/2024 - emesso dall’Ambasciata d’Italia in Algeri; - di ogni altro atto ad esso preordinato, connesso o consequenziale.

Giustizia amministrativa202411261

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto d’ingresso per lavoro subordinato emesso dall’Ambasciata d’Italia in Algeri

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego del visto d’ingresso per lavoro subordinato, deducendo vizi del procedimento amministrativo, in particolare un deficit istruttorio e motivazionale. Il visto riguardava un’occasione di lavoro domestico per la quale era stato richiesto e ottenuto il nulla osta nominativo presso il competente Sportello unico per l’immigrazione. L’amministrazione consolare aveva fondato il diniego sulle risultanze del colloquio consolare e del preavviso di rigetto, nonché sui dubbi circa l’effettività del rapporto di lavoro prospettato, considerato che il nulla osta era stato richiesto dal cognato dell’interessato, quale potenziale datore di lavoro per l’assunzione del fratello del proprio coniuge come collaboratore familiare.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto che il procedimento fosse immune dai vizi dedotti, poiché le risultanze del colloquio consolare del 9 giugno 2024 e del preavviso di rigetto del 31 luglio 2024 escludevano un deficit istruttorio o motivazionale. I dubbi della rappresentanza diplomatica sull’effettività dell’occasione di lavoro domestico sono stati giudicati plausibili, anche in ragione del rapporto di parentela tra il richiedente e il soggetto che aveva ottenuto il nulla osta come potenziale datore di lavoro. Tali elementi evidenziavano un rischio di abuso del titolo e giustificavano il diniego. Le spese di lite sono state integralmente compensate.

Norme richiamate

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    La disposizione è richiamata quale base per disporre l’oscuramento delle generalità della parte interessata a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Le disposizioni sono richiamate, insieme all’art. 52 d.lgs. 196/2003, a fondamento dell’oscuramento dei dati identificativi della parte.

Massime di principio

  • Nel procedimento di rilascio del visto d’ingresso per lavoro subordinato, le risultanze del colloquio consolare e del preavviso di rigetto possono costituire una base istruttoria e motivazionale sufficiente per negare il visto quando rendano plausibili dubbi sull’effettività del rapporto di lavoro prospettato.
  • Il nulla osta nominativo rilasciato dallo Sportello unico per l’immigrazione non impedisce all’autorità consolare di svolgere autonome verifiche sull’effettività dell’occasione lavorativa e di negare il visto qualora emergano elementi concreti indicativi del rischio di abuso del titolo.
  • La circostanza che il nulla osta per un lavoro domestico sia stato richiesto da un soggetto legato al richiedente da uno stretto rapporto di parentela può concorrere, insieme agli altri elementi istruttori, a fondare dubbi plausibili sull’autenticità del rapporto di lavoro e la conseguente decisione negativa.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla osta
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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