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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30458/2025 del 09/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I difensori del ricorrente hanno impugnato in Cassazione l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione all'associazione mafiosa (capo 1), contestando il travisamento delle intercettazioni e l'errore di persona (omonimia con un cugino nato nel 1974), la sussistenza di un alibi lavorativo per il 23/02/2022, la errata qualificazione del ruolo del ricorrente come "referente" e "dominus" nella spartizione delle terre di pascolo, il travisamento di conversazioni che avrebbero dimostrato assegnazioni a terzi, e l'apparente contrasto fra l'ordinanza impugnata e un altro provvedimento sul coindagato Aurelio Anzelmo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure proposte riguardassero essenzialmente valutazioni di fatto e interpretazioni delle intercettazioni rimesse al giudice di merito, non sindacabili in sede di legittimità salvo violazione di norme o manifesta illogicità, che non è stata riscontrata. La Corte ha condiviso la motivazione del Tribunale di Palermo, che aveva tratto gravi indizi dalla combinazione di sentenze passate, intercettazioni ambientali e telefoniche, servizi di videoripresa e osservazione, ritenendo consistente l'impianto probatorio sul ruolo del ricorrente nell'organizzazione. Ha inoltre ritenuto non decisivo il diverso esito in capo ad altro indagato (Anzelmo). Per l'inammissibilità ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende, e ha disposto gli adempimenti di cancelleria ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La partecipazione ad associazione di tipo mafioso si caratterizza per lo stabile inserimento dell'agente nella struttura organizzativa e per la "messa a disposizione" a vantaggio del sodalizio; non è necessario uno specifico "status", ma la prova di un contributo stabile e funzionale all'associazione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione è prevista la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, se non esistono ragioni di esonero, di una somma equitativamente determinata a titolo di sanzione pecuniaria.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Disposizioni procedurali a carico della cancelleria per gli adempimenti successivi alla decisione; nel provvedimento la Corte richiama l'obbligo di eseguire tali formalità amministrative.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso misure cautelari è ammissibile solo per violazione di norme o per manifesta illogicità della motivazione; non serve per chiedere una diversa valutazione dei fatti.
  • Le contestazioni sull'interpretazione delle intercettazioni sono, di regola, questione di fatto rimessa al giudice di merito; per ottenere accoglimento in Cassazione occorre dimostrare che la motivazione sia contraddittoria, illogica o violi principi di diritto.
  • L'affermazione di un errore di persona (omonimia) deve essere provata in modo da dimostrare che l'identificazione del soggetto è decisiva e insuscettibile di conferma attraverso accertamenti ordinari; mere ipotesi alternative non sono sufficienti.
  • Un alibi documentale va valutato rispetto alla plausibilità e alle possibili alternative (es. attività riconducibili a orari diversi); la difesa deve evidenziare l'incompatibilità assoluta fra l'alibi e la condotta contestata.
  • Incoerenze o esiti diversi nei provvedimenti riguardanti altri indagati sono rilevanti solo se dimostrano una contraddizione decisiva nella logica del provvedimento impugnato e non possono da sole determinare l'annullamento di una decisione fondata su più elementi probatori.
  • La combinazione di mezzi investigativi (intercettazioni, osservazioni, videoriprese, precedenti sentenze) può costituire base per ritenere sussistenti gravi indizi; la difesa deve contestare la congruità logica del ragionamento probatorio e non limitarsi a offrire letture alternative dei singoli elementi.

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