Cassazione Penale, Sentenza n. 40267/2024 del 31/10/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Bologna che aveva respinto la sua domanda di liberazione condizionale. Il rigetto si fondava sulla mancanza del "sicuro ravvedimento": il detenuto, condannato con cumulo per omicidio aggravato, associazione mafiosa, estorsione aggravata e altri reati, non aveva documentato la cessazione dei legami con la criminalità organizzata, l'impossibilità di adempiere alle obbligazioni civili derivanti dai reati e non aveva dimostrato un vero e proprio processo di revisione critica delle precedenti scelte criminali. In Cassazione il ricorrente ha dedotto due motivi: (1) violazione dell'art. 176 c.p. e vizio di motivazione nella valutazione del "sicuro ravvedimento"; (2) violazione di norme costituzionali e della CEDU (artt. 117, 3, 24, 111 Cost. e art. 14 CEDU) per l'applicazione, alla sua richiesta antecedente, delle modifiche introdotte dal d.l. 6/2022 ritenute peggiorative.
La decisione
La Corte ha respinto il ricorso come infondato. Ha confermato che il Tribunale di sorveglianza ha correttamente applicato i principi di diritto sulla nozione di "sicuro ravvedimento": non basta la buona condotta carceraria, occorre una revisione critica e dimostrabile delle scelte criminali, atti concreti di riparazione (anche contatti con le vittime) e prova della cessazione di legami criminali. La Corte ha ritenuto la motivazione del giudice di merito adeguata e non contraddittoria e ha escluso l'errore di diritto o vizi logici rilevanti. Quanto alla questione della normativa peggiorativa, la Corte ha richiamato il principio per cui modifiche legislative che aggravano l'accesso ai benefici non possono applicarsi retroattivamente alla luce dell'interpretazione costituzionale (cfr. Corte cost. n. 32/2020). Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali (art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
art. 176 cod. pen.
Regola la liberazione condizionale subordinandola al "sicuro ravvedimento" e all'adempimento delle obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo che il condannato provi l'impossibilità di adempierle; la Corte interpreta il "sicuro ravvedimento" come una revisione critica e dimostrabile delle scelte criminali, valutata sul complesso dei comportamenti tenuti durante l'espiazione.
art. 606, comma 1, lett. b), c), e) cod. proc. pen.
Norme invocate dal ricorrente per censurare violazione di legge e vizi di motivazione; la Corte ricorda che in Cassazione non è possibile una nuova verifica dei fatti ma solo il controllo sui profili di legittimità e sulla logica della motivazione.
art. 25, comma secondo, Cost.
Principio di legalità penale e divieto di applicazione retroattiva di norme più gravose: la Corte richiama la giurisprudenza costituzionale (cfr. sent. n. 32/2020) per escludere l'applicazione retroattiva di modifiche legislative che aggravano l'accesso ai benefici.
d.l. 6/2022
Decreto legge che ha introdotto modifiche peggiorative in tema di accesso ai benefici penitenziari; la Corte sottolinea che tali modifiche non possono essere applicate retroattivamente se rendono più gravoso il trattamento rispetto a quanto prevedibile al momento del fatto.
artt. 117, 3, 24, 111 Cost. e art. 14 CEDU
Norme richiamate dal ricorrente (diritti costituzionali e obblighi internazionali/CEDU) per sostenere la non applicabilità retroattiva o violazione di diritti; la Corte non ha ritenuto fondate tali censure alla luce della corretta applicazione dei principi sul "sicuro ravvedimento" e della regola contro la retroattività di norme peggiorative.
art. 616, comma 1, primo periodo, cod. proc. pen.
Norma che disciplina la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese.
Corte costituzionale, sentenza n. 32 del 2020
Precedente richiamato per affermare che le modifiche legislative che peggiorano l'accesso ai benefici non possono trovare applicazione retroattiva; principio utilizzato per escludere la retroattività delle disposizioni peggiorative rispetto alla domanda già presentata.
Massime di principio
- Il "sicuro ravvedimento" ai fini della liberazione condizionale richiede una revisione critica e dimostrabile delle scelte criminali: non è sufficiente la mera buona condotta carceraria.
- Prove particolarmente rilevanti di ravvedimento sono comportamenti concreti di riparazione o di contatto con le vittime (anche epistolare), la cessazione dei legami con contesti criminali e la partecipazione a percorsi trattamentali significativi.
- Per reati di particolare gravità (omicidio, associazione mafiosa, ecc.) la verifica del ravvedimento è più rigorosa: la gravità del fatto influenza l'intensità del controllo sulla trasformazione della personalità del condannato.
- Il giudice del merito può basarsi su relazioni degli organi di osservazione e trattamento, ma resta libero di valutare la loro pregnanza; la Cassazione verifica invece la correttezza giuridica e logica della motivazione, non riesamina i fatti.
- Modifiche normative che aggravano l'accesso ai benefici non possono essere applicate retroattivamente se rendono il trattamento più severo rispetto a quanto prevedibile al momento del fatto, in base al principio costituzionale e alla giurisprudenza della Corte costituzionale.
- In ricorso per cassazione è necessario dimostrare un vizio di diritto o una motivazione illogica/contraddittoria: la semplice richiesta di una diversa valutazione dei fatti non è sufficiente.
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