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Sentenza

Sentenza n. 2940/2026 - Milano, Sezione 3

per l'annullamento del decreto avente come riferimento n. prot. -OMISSIS- emesso dal Questore di Milano in data 10.01.2023 e notificato all'interessato in data 03.02.2023, con il quale è stato disposto il rigetto dell'istanza di rilascio del permesso di soggiorno di lungo periodo.

Giustizia amministrativa202300671

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Milano, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del rilascio del permesso di soggiorno di lungo periodo fondato sulla valutazione di pericolosità sociale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione dell'interno)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego del Questore relativo alla domanda presentata il 9 novembre 2020. Il provvedimento era motivato dalla condanna penale a tre anni e due mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia e lesioni ai danni della compagna convivente, aggravati dalla presenza del figlio minore, per fatti protrattisi per circa cinque anni, nonché dalla presenza di misure cautelari di allontanamento dalla casa familiare e divieto di avvicinamento, con successivo deferimento per la loro violazione. Sono stati dedotti la violazione e l'erronea applicazione dell'art. 13, comma 2, d.P.R. 349/1999 e degli artt. 4, 5 e 26, comma 3, d.lgs. 286/1998, nonché eccesso di potere per difetto assoluto di motivazione ed erronea valutazione dei fatti e dei presupposti. Il ricorrente ha sostenuto che l'Amministrazione avesse desunto la pericolosità sociale dalla sola sentenza penale e dalle misure cautelari, senza esaminare tutti gli atti processuali, rispettare il principio di non colpevolezza sino alla definizione del giudizio e considerare il suo inserimento sociale, la stabilità lavorativa, la situazione reddituale e il radicamento in Italia.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso, ritenendo adeguato il giudizio di pericolosità sociale posto a fondamento del diniego del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. Ai sensi dell'art. 9 d.lgs. 286/1998, il diniego deve essere sorretto da una valutazione motivata della pericolosità dello straniero, articolata su più elementi. Nel caso concreto, la Questura ha valorizzato la condanna a tre anni e due mesi per maltrattamenti e lesioni ai danni della convivente, la presenza del figlio durante i fatti, la durata quinquennale della condotta, la cessazione della stessa solo dopo l'arresto e la conferma della condanna da parte della Corte d'appello. Tali elementi sono stati ritenuti idonei e non incongrui a sostenere il giudizio di pericolosità concreta. Il motivo relativo al mancato esame dell'inserimento sociale è stato respinto, poiché l'Amministrazione si è determinata motivatamente sulla base della pericolosità in concreto. Il TAR non ha ravvisato ragioni per discostarsi dall'orientamento già espresso in sede cautelare. Le spese di lite sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 9 d.lgs. 286/1998

    Il diniego del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo deve essere fondato su un giudizio motivato di pericolosità sociale dello straniero, desunto dalla valutazione complessiva di elementi concreti.

  • art. 13, comma 2, d.P.R. 349/1999

    La disposizione è stata invocata dal ricorrente, ma il ricorso è stato respinto; il testo non espone una specifica interpretazione autonoma della norma da parte del TAR.

  • art. 4 d.lgs. 286/1998

    La disposizione è stata invocata dal ricorrente; il testo non espone una specifica interpretazione autonoma da parte del TAR.

  • art. 5 d.lgs. 286/1998

    La disposizione è stata invocata dal ricorrente; il testo non espone una specifica interpretazione autonoma da parte del TAR.

  • art. 26, comma 3, d.lgs. 286/1998

    La disposizione è stata invocata dal ricorrente; il testo non espone una specifica interpretazione autonoma da parte del TAR.

  • art. 56 c.p.a.

    In sede cautelare monocratica, il decreto presidenziale ha ritenuto insussistenti i presupposti della tutela urgente, anche per la mancata dimostrazione dell'imminenza di un'espulsione coattiva e dell'irreparabilità del danno.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    La norma è richiamata in relazione alla trattazione dell'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato; il testo non ne offre una specifica interpretazione.

Massime di principio

  • Il diniego del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo deve essere fondato su un giudizio motivato di pericolosità sociale, costruito sulla valutazione di una pluralità di elementi concreti e non su un automatismo derivante dalla mera esistenza di precedenti penali.
  • Ai fini della valutazione della pericolosità sociale possono assumere rilievo la gravità dei reati commessi, la durata della condotta, le modalità dei fatti, il coinvolgimento o la presenza di familiari minori, l'entità della pena e la cessazione della condotta solo a seguito dell'intervento dell'autorità.
  • Una condanna penale confermata in appello, unitamente ad altri elementi quali misure cautelari personali e la loro eventuale violazione, può adeguatamente sostenere il giudizio amministrativo di pericolosità sociale richiesto per il diniego del permesso di soggiorno di lungo periodo.
  • La valutazione dell'inserimento sociale, della stabilità lavorativa, della situazione reddituale e del radicamento territoriale non impone il rilascio del titolo quando l'Amministrazione abbia motivatamente accertato, in concreto, una prevalente pericolosità sociale dello straniero.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiorno
RamiImmigrazione e cittadinanza
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penali
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di motivazioneProporzionalità e ragionevolezza

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