Cassazione Penale, Sentenza n. 14736/2026 del 23/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza di condanna per peculato emessa nei loro confronti per non avere versato complessivi euro 208.857,49 dovuti al concessionario a titolo di PREU e canone ADM. Hanno dedotto: (i) errata applicazione della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (sostanzialmente contestando la retroattività/portata innovativa della norma sul "prelievo forzoso"), sostenendo che l'obbligo fosse stato introdotto successivamente ai fatti; (ii) vizio di motivazione e carenza probatoria circa la responsabilità di Francesco Triolo in qualità di amministratore di fatto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi come infondati. Ha ritenuto corretta la qualificazione della condotta come peculato, osservando che già la legge n. 190/2014 aveva introdotto il prelievo forzoso a carico della filiera e che la legge n. 208/2015 ha solo chiarito la ripartizione e il diritto di rivalsa, senza innovare la qualità dell'obbligo. Ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo relativo alla posizione di amministratore di fatto di Francesco Triolo perché non tempestivamente dedotto in appello. In conseguenza i ricorsi sono stati rigettati e gli imputati condannati al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 314 cod. pen. (peculato)
Applicato alla fattispecie in quanto le somme riscosse dai gestori per il gioco telematico appartengono all'Erario dal momento della riscossione; l'indebito trattenimento integra appropriazione di denaro pubblico
legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, comma 649
Ha introdotto il 'prelievo forzoso' da 500 milioni a carico della filiera del gioco; costituisce il presupposto dell'obbligo di contribuzione anche per i gestori
legge 28 dicembre 2015, n. 208
Non ha introdotto ex novo il prelievo ma ha chiarito le modalità di ripartizione tra i soggetti della filiera e ha riconosciuto al concessionario il diritto di rivalsa nei confronti dei gestori; quindi non impedisce la qualificazione come peculato di condotte anteriori o contemporanee
PREU (Prelievo Erariale Unico) e canone ADM
Il PREU è un prelievo proporzionale sulle giocate, gravante sul giocatore e versato dal gestore; il canone ADM è un onere concessorio collegato alla gestione. Entrambi hanno natura distinta dal prelievo forzoso ma sono somme la cui destinazione allo Stato determina responsabilità penale in caso di appropriazione
art. 110 T.U.L.P.S. (richiamato nella motivazione)
Afferma il monopolio statale sui giochi, suffragando la tesi che le somme raccolte per il gioco costituiscono provento spettante all'Erario
Cass. Sez. U., n. 6087 del 24/09/2020 (Rubbo, Rv. 280573)
Giurisprudenza di legittimità secondo cui i denari incassati dai gestori per mezzo degli apparecchi da gioco, compresa la quota PREU, appartengono all'Amministrazione pubblica sin dal momento della riscossione; il concessionario può assumere la qualità di incaricato di pubblico servizio e il gestore quella di suo delegato
Massime di principio
- Le somme riscosse nell'ambito del gioco telematico appartengono all'Erario dal momento della riscossione: il loro trattenimento può integrare il reato di peculato se sussiste l'elemento soggettivo dell'appropriazione.
- La legge che chiarisce la ripartizione di oneri già previsti non elimina la responsabilità per fatti commessi quando l'obbligo di versamento era già desumibile dal quadro normativo precedente; il chiarimento sulle quote e sul diritto di rivalsa non ha effetto esimenti retroattivi automatici.
- Il concessionario può rivestire la funzione di 'esattore' verso la filiera e avere diritto di rivalsa; il mancato versamento da parte del gestore può tradursi in responsabilità penale per appropriazione di somme pubbliche.
- Le diffide e la perdurante inadempienza costituiscono elementi indiziari rilevanti per inferire la volontà di appropriarsi definitivamente delle somme, rafforzando la qualificazione come peculato.
- Le questioni non dedotte tempestivamente in appello o formulate in modo generico possono essere dichiarate inammissibili in Cassazione: curare la fase di impugnazione è essenziale per preservare i motivi di doglianza.
- Differenziare chiaramente le diverse nature delle somme (prelievo forzoso, PREU, canone ADM) è importante per valutare gli obblighi di versamento e le conseguenze penali in caso di omissione.
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