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Cassazione Penale, Ordinanza n. 10705/2025 del 17/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (autorità giudiziaria)

La controversia

L'interessato ha proposto ricorso per cassazione contro l'ordinanza della corte d'appello che aveva rigettato l'istanza di applicazione della continuazione ex art. 671 c.p.p. tra due gruppi di reati già definiti con diverse sentenze. Secondo il giudice dell'esecuzione non emergevano elementi idonei a dimostrare l'identità del disegno criminoso: i fatti relativi al narcotraffico, commessi nel 2016-2017, non risultavano avvinti da un medesimo programma criminoso rispetto ai reati di associazione mafiosa, estorsione, rapina e aggravante mafiosa commessi sino al 06/12/2010. Il ricorrente ha contestato tale valutazione, ma la Corte ha ritenuto i motivi manifestamente infondati perché diretti a sollecitare una nuova valutazione in fatto e perché incompatibili con i criteri elaborati dalla giurisprudenza di legittimità sull'accertamento della volizione unitaria, nella quale il dato temporale costituisce uno degli indici rilevanti.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione avesse correttamente escluso la continuazione sulla base dell'assenza di elementi indicativi di un unico disegno criminoso e del rilievo delle distanze temporali tra i fatti. Le censure erano sostanzialmente confutative e miravano a un riesame del merito non consentito in sede di legittimità. Ne è conseguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    norma invocata per ottenere in sede esecutiva l'applicazione della continuazione tra reati già giudicati; il suo accoglimento presuppone l'emersione di elementi concreti atti a dimostrare l'identità del disegno criminoso.

  • art. 416-bis c.p.

    richiamato come uno dei reati della seconda sentenza, ai fini del confronto con i fatti successivamente ritenuti non unificati dal medesimo disegno criminoso.

  • art. 629 c.p.

    richiamato come uno dei reati della seconda sentenza nel raffronto con i fatti successivi.

  • art. 628 c.p.

    richiamato come uno dei reati della seconda sentenza nel raffronto con i fatti successivi.

  • art. 416-bis.1 c.p.

    richiamato come aggravante/ulteriore titolo della seconda sentenza nel confronto con i fatti successivi.

  • art. 591 c.p.p.

    implicitamente rilevante nella parte in cui il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Ai fini dell'applicazione della continuazione in sede esecutiva ex art. 671 c.p.p., non basta l'astratta affinità tra i reati o il loro inserimento in un generico contesto criminale: occorre la prova di una volizione unitaria, desumibile da elementi concreti e complessivamente valutati.
  • Il criterio temporale è uno degli indici utili per valutare l'esistenza del medesimo disegno criminoso; la significativa distanza cronologica tra i fatti può deporre contro l'unitarietà del programma delittuoso.
  • In sede di legittimità non è consentito ottenere una nuova valutazione del merito dei fatti sotto la veste della censura di diritto: le doglianze che mirano solo a confutare l'apprezzamento del giudice di merito sono inammissibili.
  • La deduzione dell'identità del disegno criminoso deve confrontarsi con la motivazione del giudice dell'esecuzione e con gli elementi specifici richiamati, non essendo sufficiente opporre una diversa lettura del materiale probatorio.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContinuazione
RamiProcesso penaleEsecuzione penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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