Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3885/2025 del 30/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del 08/08/2024 che ha confermato la custodia cautelare in carcere applicata dal G.I.P.; il ricorrente contestava: (1) l'attribuzione di un ruolo apicale nel gruppo "Stazione" della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano, deducendo carenza probatoria e mancata indicazione di elementi concreti (anche di collaborazione di pentiti) per dimostrare supremazia rispetto agli altri sodali; (2) la qualificazione come estorsione (capo 20) ai danni di Buttafuoco), anziché come esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.), sostenendo che si sarebbe trattato di un rapporto creditizio e di un intervento del ricorrente come terzo senza minacce o violenze.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondate entrambe le censure: in ordine al ruolo apicale, la Corte ha ritenuto che il provvedimento impugnato contenga una motivazione esaustiva e dettagliata, valorizzando elementi captativi e intercettazioni (direttive impartite dal ricorrente, messaggi contenenti nomi e cifre degli "stipendi" pagati agli affiliati, riferimento a un "Libro mastro" custodito dal padre, rendiconti sulle somme estorte, direttive date anche dal carcere) e risultanze di osservazione/controllo sul territorio che evidenziano gestione delle estorsioni e attività di spaccio (inclusa cessione di 50 g di cocaina con sequestro a carico dell'acquirente). Quanto al secondo motivo, la Corte ha ritenuto sussistente l'estorsione sulla base di minacce esplicite intercettate (minacce di maltrattamenti e di morte) e del contesto mafioso che esclude la possibilità di ricorrere legittimamente al giudice; le dichiarazioni della persona offesa, lette nel loro contesto, non escludono la natura minacciosa e coartativa della condotta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; la detenzione in carcere comporta gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416-bis c.p.

    La norma sulla associazione mafiosa è stata interpretata nel senso che il ruolo apicale può risultare anche da incarichi direttivi/risolutivi e da comportamenti gestori riconoscibili (direttive, gestione estorsioni, ripartizione proventi), non necessariamente dal mero riconoscimento formale di "capo"; le intercettazioni e la documentazione di gestione (es. rendiconti, "Libro mastro") possono costituire indizi gravi di partecipazione apicale.

  • art. 73 D.P.R. 309/90 (commi 1 e 6)

    Rilevata la rilevanza penale della cessione di sostanze stupefacenti (nel caso, cessione di 50 g di cocaina) sulla base di risultanze di osservazione e sequestro; l'episodio di spaccio è stato inserito nel compendio indiziario a sostegno del quadro criminoso complessivo.

  • art. 393 c.p.

    La Corte distingue l'ipotesi di esercizio arbitrario delle proprie ragioni dall'estorsione: l'art. 393 tutela l'interesse pubblico all'esercizio esclusivo della giurisdizione, applicabile quando il soggetto che vanta un diritto poteva ricorrere al giudice; tuttavia, la presenza di minacce gravi e il contesto mafioso escludono che la condotta possa essere qualificata come mera esercitazione di una pretesa creditizia e la riconducono all'estorsione.

  • art. 273 c.p.p.

    Richiamato il principio che la Corte di Cassazione, nel giudizio cautelare, può rilevare l'insussistenza dei gravi indizi solo se ciò si traduce in violazione di norme di legge o manifesta illogicità della motivazione; non è consentita una rivalutazione piena del merito o della attendibilità delle fonti probatorie.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    Previsione procedurale connessa alla detenzione in carcere: obblighi di comunicazione/adempimenti da eseguire in presenza della custodia cautelare, richiamata dalla Corte in sede di statuizione sulla misura custodiale.

Massime di principio

  • In sede di impugnazione dell'ordinanza cautelare in Cassazione la valutazione del giudice di merito sulle prove (intercettazioni, osservazioni, sequestri) è sindacabile solo per violazione di norme o manifesta illogicità della motivazione; una diversa valutazione fattuale del materiale probatorio non è sufficiente.
  • Per il riconoscimento di un ruolo apicale in associazione mafiosa non è necessario provare un titolo formale di "capo": bastano comportamenti organizzativi e direttivi, la gestione delle attività illecite, la ripartizione dei proventi e la riconoscibilità esterna ed interna del rapporto di supremazia.
  • In presenza di un contesto mafioso, minacce esplicite e la finalità di destinare somme ai detenuti o all'organizzazione fanno propendere per la qualificazione come estorsione anche se formalmente sussiste un debito: il ricorso all'idea di un 'preteso diritto' e alla possibilità di rivolgersi al giudice viene escluso dal contesto coartativo.
  • Intercettazioni e comunicazioni (anche messaggi a se stessi contenenti rendiconti) possono avere elevato valore indiziario se inserite in un quadro probatorio coerente e omogeneo; la difesa deve specificare quali passaggi motivazionali contestare e dimostrare la manifesta illogicità per ottenere successo in Cassazione.
  • La qualificazione giuridica della condotta (es. estorsione vs esercizio arbitrario di pretese) si basa sulla combinazione fra elementi oggettivi (minacce, uso della forza, contesto criminale) e la possibilità effettiva di ricorrere alle vie legali; l'assenza di una dichiarazione di terzi (es. pentiti) non esclude di per sé la ricostruzione probatoria fondata su captazioni e osservazioni.

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.