Cassazione Civile, Ordinanza n. 17234/2026 del 01/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (contribuente)
La controversia
La controversia nasce da un'intimazione di pagamento, con cartelle presupposte, per un importo complessivo di euro 1.174.470,63. La Commissione tributaria provinciale aveva accolto il ricorso della contribuente contro l'intimazione e le cartelle, ma aveva compensato le spese. La Commissione tributaria regionale, in appello, ha confermato la compensazione delle spese del primo grado ritenendo che la prescrizione del credito fosse conseguenza del comportamento colpevole della contribuente, che pur consapevole dell'obbligo tributario non aveva adempiuto. La società ha proposto ricorso per cassazione deducendo la violazione o falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. e dell'art. 15 d.lgs. 546/1992, sostenendo che la CTR avesse illegittimamente mantenuto la compensazione delle spese in assenza di gravi ed eccezionali ragioni.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il motivo. Ha affermato che, nel processo tributario, la compensazione delle spese è possibile solo in caso di soccombenza reciproca o in presenza di gravi ed eccezionali ragioni espressamente motivate; tali ragioni devono riguardare specifiche circostanze della controversia e non possono essere illogiche o erronee. La prescrizione del credito tributario non integra, di per sé, una grave ed eccezionale ragione per derogare al principio di soccombenza, perché non è imputabile al contribuente e il principio di causalità resta operante anche quando il giudizio si conclude per l'accertata prescrizione. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Campania, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
art. 91 c.p.c.
richiamato come parametro per la regola generale della soccombenza e della rifusione delle spese alla parte vittoriosa
art. 92 c.p.c.
richiamato per la disciplina eccezionale della compensazione delle spese
art. 15 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546
consente la compensazione delle spese nel processo tributario solo in caso di soccombenza reciproca o di gravi ed eccezionali ragioni espressamente motivate
art. 15 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546
esprime la regola generale della soccombenza nel processo tributario
art. 44 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546
richiamato per confermare l'impianto del processo tributario ispirato alla responsabilità per le spese
art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.
norma processuale dedotta a fondamento del motivo di ricorso per violazione di legge
Corte cost. n. 303/1986
richiamata per il principio secondo cui la liquidazione delle spese in favore della parte vittoriosa è il normale complemento dell'accoglimento della domanda
Corte cost. n. 77/2018
richiamata per affermare il carattere generale del principio di condanna alle spese
Corte cost. n. 196/1982
richiamata in continuità sul principio generale della soccombenza
Corte cost. n. 117/1999
richiamata in continuità sul principio generale della soccombenza
Massime di principio
- Nel processo tributario la regola è la condanna alle spese a carico della parte soccombente; la compensazione è un'eccezione e richiede soccombenza reciproca oppure gravi ed eccezionali ragioni specificamente motivate.
- Le gravi ed eccezionali ragioni idonee a giustificare la compensazione devono consistere in circostanze concrete della controversia, come la condotta processuale della parte soccombente o fattori esterni non controllabili, e non in valutazioni apodittiche o logicamente errate.
- Il principio di causalità governa la regolazione delle spese: è tenuta a rifonderle la parte che, con il proprio comportamento sostanziale o processuale, abbia dato causa alla lite o al suo protrarsi, indipendentemente dalle ragioni che abbiano determinato la soccombenza nel merito.
- La prescrizione del credito tributario, pur determinando l'esito favorevole per il contribuente, non è di per sé una ragione per addebitargli le spese del giudizio né per derogare alla regola della soccombenza.
- L'inerzia dell'agente della riscossione nel richiedere tempestivamente il pagamento può costituire la causa della lite; il fatto che il credito sia poi risultato prescritto non esclude la condanna alle spese in favore del contribuente vittorioso.
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