Cassazione Civile, Sentenza n. 8886/2022 del 18/03/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per revocazione ex art. 395 n. 4 c.p.c. per errore di fatto: si lamenta che la Corte di Cassazione e la Corte d'Appello non avrebbero preso in considerazione un documento decisivo (la "lettera prioritaria" del 26/10/2001, qualificata come ricognizione di debito) e avrebbero applicato erroneamente l'onere della prova attribuendo a Real Line l'onere di produrre documentazione riepilogativa invece che al gestore (Telecom/Tim). L'originaria controversia riguardava la richiesta di dichiarare l'inadempimento contrattuale relativo alla gestione di servizi Audiotel e la condanna al pagamento di Euro 9.627,77 oltre accessori.
La decisione
Il ricorso per revocazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che le censure prospettate non costituiscono errore di fatto idoneo alla revocazione: lamentele attinenti alla valutazione probatoria e all'interpretazione dell'onere della prova costituiscono errore di diritto o di giudizio, esclusi dalla revocazione. Inoltre la Corte ha considerato che la pronuncia di cassazione aveva comunque preso in considerazione elementi relativi all'esecuzione delle prestazioni e alla previsione dell'art. 10 del contratto. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio (liquidate in Euro 2.200,00 per compensi, oltre oneri e spese forfettarie, ed esborsi Euro 200,00) e rilevata la sussistenza dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater del d.P.R. n. 115/2002 (introdotto dalla l. n. 228/2012).
Norme richiamate
art. 395 n. 4 c.p.c.
Fondamento normativo della revocazione per errore di fatto; la Corte ha ritenuto che la fattispecie prospettata dalla ricorrente rientri in errori di valutazione o di diritto e non in errori di fatto revocatori
art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c.
Richiamato in relazione alla censura originaria di vizio motivazionale; la Corte ha osservato che la censura era formulata secondo un paradigma non più vigente e che la motivazione della corte territoriale era stata adeguata
art. 10 del contratto (clauses contrattuali)
La Corte ha ritenuto che la prova dell'esecuzione delle prestazioni doveva essere conforme a quanto previsto dall'art. 10 del contratto e che questa valutazione costituisce parte della ratio decidendi non adeguatamente impugnata dalla ricorrente
art. 391-bis c.p.c.
Richiamato insieme all'art. 395 per definire l'ambito della revocazione: la revocazione è ammessa per errori nella lettura degli atti interni del giudizio di legittimità quando sussistono divergenze fra la sentenza e gli atti/documenti
art. 13 comma 1-quater d.P.R. n. 115/2002 (introdotto dall'art. 1, comma 17, l. n. 228/2012)
Applicato per disporre l'obbligo della ricorrente al versamento di un ulteriore contributo unificato pari a quello dovuto per l'impugnazione, in quanto il ricorso è stato proposto successivamente al 30/01/2013 e rigettato
art. 23 comma 8-bis d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 e art. 16 comma 1 d.l. 30 dicembre 2021, n. 228 (proroga)
Richiamati per giustificare la trattazione della causa in camera di consiglio senza udienza pubblica né intervento delle parti, in assenza di richiesta di trattazione orale
Massime di principio
- La revocazione ex art. 395 n. 4 c.p.c. ha un ambito molto ristretto: è ammessa principalmente per errore di fatto chiaro e manifesto (es. svista percettiva) consistente in divergenze tra quanto emerge dagli atti e quanto affermato nella sentenza di cassazione
- Le censure che riguardano l'errata valutazione delle prove, l'interpretazione del diritto o l'errata applicazione dell'onere della prova sono normalmente errori di giudizio o di diritto e non costituiscono motivo valido di revocazione
- Per sostenere con successo una revocazione è necessario dimostrare concretamente che la Corte di cassazione ha omesso di decidere su un fatto o su un documento rilevante ovvero abbia travisato in modo obiettivo il contenuto degli atti del giudizio di legittimità
- Se si ritiene che una decisione non abbia valutato un documento decisivo, occorre provare che il documento era presente negli atti e che la sentenza lo abbia ignorato, non semplicemente contestare la valutazione o l'apprezzamento probatorio
- Nelle impugnazioni in cassazione è importante reagire specificamente alla ratio decidendi: l'assenza di impugnazione specifica della motivazione chiave dell'atto impugnato riduce le possibilità di successo in sedi successive
- Chi propone ricorso per revocazione deve considerare anche i rischi economici (spese di giudizio e possibile ulteriore contributo unificato) se il ricorso è rigettato; valutare la fondatezza della doglianza rispetto alla stretta casistica prevista per la revocazione
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