Cassazione Penale, Sentenza n. 1096/2022 del 13/01/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la conferma della condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale commessa come amministratori di fatto della Food Lab s.r.l.: si contestava l'attribuzione della qualifica di amministratori di fatto (Prandini sosteneva di aver avuto ruolo solo organizzativo e di non aver avuto accesso alla contabilità/rapporti bancari; Brandoli contestava l'addebito di distrazione di oltre 170.000 euro, riferendo molti pagamenti "in nero" e l'affitto del ramo d'azienda a società incapiente), nonché il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi perché essi si limitavano a rimettere in discussione la valutazione delle prove compiuta dal giudice di merito e a proporre una diversa lettura delle risultanze probatorie, censure non deducibili in questa sede salvo che non emerga una manifesta illogicità, contraddittorietà o mancanza assoluta della motivazione. La sentenza di merito è stata ritenuta adeguatamente motivata: l'attribuzione della qualità di amministratori di fatto è stata ritenuta supportata da elementi che dimostrano un esercizio continuativo e significativo di poteri gestori anche se non coincidenti con l'esercizio di tutti i poteri; le deduzioni su pagamenti in nero, distrazione della cassa e sull'affitto del ramo d'azienda sono state ritenute generiche e non idonee a contrastare la motivazione del giudice di merito. Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 616 c.p.p.
Applicato per disporre la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese e della somma alla cassa delle ammende in seguito alla declaratoria di inammissibilità del ricorso
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U, n. 12 del 31/05/2000, Jakani)
Richiamato per il principio secondo cui la Corte di cassazione non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione delle risultanze probatorie e non può riesaminare la prova salvo che non vi sia mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 6, n. 13809 del 17/03/2015)
Richiamata a sostegno del limite del sindacato di legittimità sulla motivazione e della non ammissibilità di censure che chiedono una diversa valutazione dell'attendibilità delle prove
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 5, Sentenza n. 35346 del 20/06/2013, Tarantino)
Richiamata per definire la nozione di amministratore di fatto: occorre esercizio continuativo e significativo dei poteri gestori, senza che sia necessario esercitare tutti i poteri dell'organo formale
Massime di principio
- La Corte di Cassazione in tema penale è limitata a sindacare la motivazione rispetto alla decisione: non è ammesso riesaminare le prove salvo che la motivazione sia assente, manifestamente illogica o contraddittoria
- La qualifica di "amministratore di fatto" si determina sulla base di un'attività gestoria continuativa e significativa; non è necessario che il soggetto eserciti tutti i poteri gestori o abbia accesso a tutte le scritture contabili per essere ritenuto tale
- Censure generiche che evocano prove senza confrontarsi puntualmente con la motivazione del giudice di merito sono inammissibili in Cassazione
- La deduzione di pagamenti "in nero" o di condotte informali va sorretta da elementi specifici e valutati rispetto al complesso probatorio: mere affermazioni non sono idonee a superare la motivazione dei giudici di merito
- Per ottenere il riconoscimento delle attenuanti generiche in sede di legittimità è necessario un confronto diretto e specifico con la motivazione che ha negato le attenuanti, non una mera riproposizione dei fatti
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