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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30839/2022 del 09/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Bari che aveva rigettato l'appello avverso il provvedimento della Corte d'appello (10.7.2019) e aveva respinto la richiesta di declaratoria di inefficacia della custodia cautelare (art. 300, co. 1 c.p.p.). La difesa sosteneva che la sentenza del 10.7.2019 avesse in parte formato giudicato favorevole (per la qualificazione del reato come mera partecipazione e non come ruolo di promotore), con conseguente perdita di efficacia della misura cautelare e l'inammissibilità dell'appello cautelare proposto dal P.G.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che la sentenza della Corte d'appello non fosse un'assoluzione ma una diversa qualificazione del fatto (condanna per fatto diverso), per cui non opera l'art. 300, co. 1 c.p.p. La custodia non è stata dichiarata inefficace perché la durata della custodia subita era ancora inferiore alla pena inflitta (applicabile art. 300, co. 4 c.p.p.). Inoltre, avendo la Corte d'appello la sentenza poi annullata con rinvio sul punto della qualificazione, fino a diversa decisione passata in giudicato il ricorrente deve essere considerato condannato per la fattispecie originaria. La Corte ha anche ritenuto irrilevante il provvedimento di esecuzione della Procura Generale in presenza dell'annullamento con rinvio. Condanna il ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 300 cod. proc. pen.

    Art. 300, co. 1 rileva solo in caso di assoluzione: la custodia perde efficacia se vi è stata proscioglimento; invece la diversa qualificazione che comporta condanna per reato diverso non determina la perdita automatica della misura. Art. 300, co. 4 trova applicazione quando è pronunciata condanna (anche impugnata) e la custodia già subita non è inferiore alla pena inflitta.

  • art. 597 cod. proc. pen.

    Richiamato nel motivo di ricorso (violazione), ma le questioni sollevate sono state valutate alla luce della disciplina di cui all'art. 300 e della giurisprudenza consolidata; la Corte non ha ritenuto fondato il vizio denunciato.

  • art. 74 T.U. Stup.

    Norma del fatto-reato oggetto del procedimento; la controversia verteva sulla qualificazione del ruolo (promotore vs. mero partecipante) ai fini della sussistenza della causa di custodia.

  • Sez. U., sent. n. 3423 del 29/10/2020 (Rv. 280261)

    Richiamata per affermare che il provvedimento di esecuzione della Procura Generale non fa venir meno il principio secondo cui, in caso di annullamento con rinvio, resta da accertare quale fatto sia stato commesso; quindi l'esecuzione sulla base di presunta definitivezza non è fondata se poi la sentenza viene annullata.

Massime di principio

  • La perdita di efficacia della custodia cautelare ai sensi dell'art. 300 c.p.p. si verifica principalmente in caso di assoluzione (co. 1); la semplice diversa qualificazione del fatto che comporti comunque una condanna non produce automaticamente la perdita della misura.
  • Se la sentenza che ha riformato la qualificazione del reato viene poi annullata con rinvio, fino a nuova decisione passata in giudicato permane la situazione di condanna precedente utile ai fini cautelari.
  • L'art. 300, co. 4 c.p.p. disciplina il caso in cui la custodia perde efficacia per sopraggiunta condanna: ciò avviene se la durata della custodia già subita è pari o superiore alla pena irrogata; altrimenti la misura può ritenersi ancora efficace.
  • Un provvedimento di esecuzione delle pene emesso dalla Procura Generale non è decisivo ai fini della formazione del giudicato se la sentenza è stata successivamente annullata: l'esecutività non supplisce alla mancanza di una decisione definitiva.
  • Per contestare efficacemente la custodia cautelare occorre far valere o una sentenza definitiva di proscioglimento/assoluzione, o che la custodia già scontata sia almeno pari alla pena inflitta; mere modifiche di imputazione non sono sufficienti.

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