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Sentenza

Sentenza n. 1183/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento -previa tutela cautelare - del provvedimento n. 3810 del 4/4/2025- notificato a mani il 18/4/2025 – con cui è stato negato il visto d’ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato; di ogni altro atto presupposto, connesso e/o conseguenziale, ivi incluse, ove occorra, le note contenenti le risultanze degli accertamenti connessi all’istruttoria, non rese disponibili.

Giustizia amministrativa202507610

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto d’ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento del 4 aprile 2025 con cui la competente sede aveva negato il visto d’ingresso per lavoro subordinato, prospettando sostanzialmente un rischio migratorio, nonché gli atti presupposti e le risultanze istruttorie non rese disponibili. In sede cautelare il Collegio aveva ordinato il riesame dell’atto, ma il MAECI non ha dato seguito al remand. Il ricorrente ha inoltre dedotto e documentato la propria qualificazione professionale di elettricista, richiamata anche nella memoria depositata il 16 ottobre 2025.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e ha annullato il diniego del visto. La decisione valorizza le documentate argomentazioni del ricorrente, in particolare l’attestato di elettricista, la memoria depositata e la condotta processuale delle parti. Il Collegio ha inoltre rilevato che il MAECI aveva disatteso l’ordine cautelare di riesame disposto con l’ordinanza n. 5913/2025. Il Ministero è stato condannato al pagamento delle spese di lite, liquidate in euro 1.500, oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato ove versato.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    Il ricorso è stato definito con sentenza in forma semplificata, all’esito della camera di consiglio.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

    Ha costituito la base normativa per disporre l’oscuramento delle generalità della parte.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, insieme all’art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Quando il giudice amministrativo ordina il riesame di un diniego nell’ambito della tutela cautelare, l’amministrazione è tenuta a dare effettiva esecuzione al remand; la sua disattenzione può concorrere alla valutazione di illegittimità dell’azione amministrativa nella decisione di merito.
  • Nel giudizio contro il diniego di un visto d’ingresso per lavoro subordinato, la documentazione relativa alla qualificazione professionale del richiedente, se specificamente valorizzata nel ricorso e nella memoria, può assumere rilievo nella valutazione della legittimità del diniego fondato sul prospettato rischio migratorio.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaDecisione e riti specialiTutela cautelare
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelareEffetto conformativo e riedizione del potereEfficacia ed esecutorietà

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