Cassazione Penale, Sentenza n. 44936/2024 del 06/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente, sottoposto agli arresti domiciliari e destinatario di provvedimento di consegna all'autorità giudiziaria francese, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere un'attività lavorativa (dal lunedì al venerdì, mattina e pomeriggio) collocata a poche centinaia di metri dalla propria abitazione. La Corte di appello ha rigettato l'istanza ritenendo che l'autorizzazione avrebbe svuotato di contenuto la misura cautelare e non avrebbe garantito l'esecuzione della consegna per il pericolo di fuga, considerata anche l'estensione temporale dell'attività e la pendenza del procedimento di consegna davanti alla Corte di cassazione. Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza censurandone la genericità della motivazione e la presunzione del pericolo di fuga basata sul solo titolo di reato.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. Ha ritenuto che le censure del ricorrente non replicassero specificamente e con sufficiente precisione gli argomenti della Corte di appello e che il vizio dedotto attiene, in sostanza, a valutazioni di merito e di fatto non sindacabili con il ricorso per cassazione. Inoltre è stato richiamato il principio per cui l'autorizzazione all'attività lavorativa in costanza di arresti domiciliari richiede prova rigorosa dell'assoluta indigenza dell'istante (art. 284 c.p.p.) e non può essere concessa con valutazioni generiche. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 500 in favore della Cassa delle ammende; il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la cancelleria è stata incaricata degli adempimenti di legge.
Norme richiamate
Legge n. 69 del 2005
art. 9, comma 7; art. 22, comma 5
L'art. 9, comma 7 è richiamato per delimitare la materia sindacabile in cassazione (ricorso ammesso per violazione di legge); l'art. 22, comma 5 disciplina adempimenti di cancelleria successivi alla pronuncia.
Codice di procedura penale
L'art. 719 cod. proc. pen. è richiamato insieme alla legge 69/2005 per spiegare i limiti della revisione in cassazione (mancanza di sindacabilità di questioni puramente di fatto). L'art. 284 cod. proc. pen. stabilisce i presupposti per l'autorizzazione a svolgere attività lavorativa in costanza di misura cautelare (richiede, tra l'altro, l'accertamento rigoroso dell'assoluta indigenza dell'istante).
Massime di principio
- La richiesta di autorizzazione a svolgere attività lavorativa in costanza di arresti domiciliari deve essere supportata da elementi fattuali specifici e rigorosi, in particolare prova dell'assoluta indigenza se prevista dall'art. 284 c.p.p.; mere affermazioni generiche non sono sufficienti.
- Il giudice valutatore può negare l'autorizzazione se ritiene che l'attività lavorativa possa eludere o annacquare la misura cautelare, in particolare quando è pendente un procedimento di consegna/estradizione che aumenta il rischio di fuga.
- Le decisioni che implicano valutazioni di merito e di fatto (es. esistenza del pericolo di fuga, congruità delle garanzie) non sono agevolmente sindacabili in Cassazione: il ricorso per cassazione è limitato alla verifica di violazioni di legge e a motivi adeguatamente specificati.
- Per impugnare efficacemente un diniego in materia cautelare è necessario contestare in modo preciso le ragioni giuridiche addotte (violazioni di norme, carenze logiche della motivazione), evitando censure puramente generiche o ricostruzioni alternative dei fatti che spettano al giudice di merito.
- Quando è pendente una procedura di consegna/estradizione, i giudici tendono a privilegiare la salvaguardia dell'esecuzione della consegna e la prevenzione del rischio di fuga nel valutare autorizzazioni che possano estendere la libertà personale.
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