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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32109/2023 del 25/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Stella impugnava l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Torino che aveva confermato il sequestro preventivo del profitto (27.600 euro + 5.280 euro) ritenuto conseguito mediante fatture per operazioni inesistenti. L'imputazione riguardava il reato ex art. 2 d.lgs. n. 74/2000: come liquidatore della Pawel Model s.r.l. e della TST s.r.l. avrebbe indicato nelle dichiarazioni fiscali fatture false emesse da società riconducibili a un sistema evasivo. La difesa ha sostenuto che Stella era un commercialista che riceveva fatture da registrare, che le fatture erano state acquisite dall'amministratore precedente, che il reato era stato consumato prima della sua nomina a liquidatore, che non aveva utilizzato in compensazione né chiesto rimborso IVA, e che non aveva ricavato profitto personale dalle fatture inesistenti; in definitiva censurava la valutazione indiziaria e il periodo di consumazione del reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che il ricorso contro ordinanze di sequestro preventivo sia ammissibile in Cassazione solo per violazione di legge o per vizi motivazionali talmente gravi da rendere incomprensibile il ragionamento del giudice. Il Collegio ha condiviso la valutazione del Tribunale del Riesame, che aveva ricostruito un sistema evasivo (2013-2016) operato da imprese-satellite riconducibili a Rosario Falsone: incassi in contanti a seguito di bonifici per fatture inesistenti, bilanci finali di liquidazione con indicazioni non veritiere predisposti dal consulente Stella, conversazioni intercettate e dichiarazioni del coindagato che attestavano il ruolo attivo di Stella nella costituzione e gestione delle società-satellite e nella gestione pratica (riunioni sullo studio, discorsi su uscita di denaro in contanti, acquisto di oro, istruzioni di non parlare). Il giudice ha ritenuto la motivazione del Tribunale razionale e coerente; le censure difensive erano generiche e attinenti a fatti disputabili in sede di merito. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese di procedimento ex art. 616 c.p.p. e disposto il versamento, in via equitativa, di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 74 del 2000, art. 2

    Norma che definisce i reati tributari oggetto della contestazione (emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti); la Corte utilizza la norma come titolo di imputazione nei confronti di Stella.

  • codice di procedura penale, art. 325

    La Corte richiama che il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge; la nozione di violazione comprende anche errores in iudicando/in procedendo e vizi motivazionali gravi.

  • codice di procedura penale, art. 606, lett. e)

    lett. e) art. 606 cod. proc. pen.

    La Corte precisa che l'illogicità manifesta della motivazione può essere dedotta in Cassazione solo con il motivo specifico di cui alla lett. e) dell'art. 606 c.p.p.; nel caso concreto le censure difensive non hanno usato la specifica strumentazione prevista.

  • codice di procedura penale, art. 616

    Norma che disciplina le spese del procedimento da caricare al ricorrente in caso di inammissibilità; la Corte ha condannato il ricorrente alle spese conformemente a tale disposizione.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000

    sentenza Corte Costituzionale n. 186/2000

    Richiamata in relazione alla pronuncia sul pagamento alla Cassa delle ammende; la Corte ha ritenuto non ravvisabile colpa grave nella determinazione dell'inammissibilità ma ha comunque disposto un versamento equitativo di euro 3.000.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso ordinanze di sequestro preventivo è ammesso prevalentemente per violazioni di legge o per vizi motivazionali così gravi da rendere incomprensibile il ragionamento del giudice; censure meramente fattuali o generiche rischiano di essere dichiarate inammissibili.
  • In materia di sequestro preventivo il giudice valuta il fumus commissi delicti anche sulla base di un quadro indiziario complessivo: intercettazioni, dichiarazioni di coindagati, documentazione contabile e ricostruzioni investigative possono legittimare il sequestro se compongono una spiegazione coerente e razionale.
  • Il ruolo formale (es. commercialista, consulente, liquidatore) non esclude la responsabilità se emergono elementi che ne evidenziano il coinvolgimento operativo o decisionale nel sistema fraudolento; la responsabilità può derivare da condotte antecedenti o concomitanti che mostrino partecipazione attiva.
  • Per contrastare efficacemente un provvedimento cautelare basato su indizi, la difesa deve proporre argomentazioni specifiche e puntuali, che evidenzino violazioni di legge o gravi vizi di motivazione; affermazioni generiche sul fatto che il reato sia anteriore alla nomina o che il ricorrente non abbia avuto vantaggi economici sono spesso insufficienti in sede di legittimità.
  • Gli elementi di prova da esaminare nel giudizio cautelare sono prevalentemente documentali e indiziari; questioni relative alla qualificazione temporale del reato o all'attribuzione definitiva della responsabilità possono essere riservate al giudizio di merito, ma devono essere argomentate in modo specifico per superare la soglia di ammissibilità in Cassazione.
  • L'accertamento della compatibilità tra il ruolo ricoperto e le scelte contabili o gestionali (es. predisposizione di bilanci finali, indicazioni nelle note integrative, istruzioni ai terzi) è centrale per valutare la sussistenza del fumus: indizi che collegano il soggetto alle decisioni fraudolente rafforzano il potere cautelare dell'Autorità giudiziaria.

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