Ordinanza n. 3061/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2
per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Calabria, sezione staccata di Reggio Calabria n. 447/2026, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Calabria, sezione staccata di Reggio Calabria, n. 447/2026, di reiezione del ricorso contro l’ordinanza di demolizione e il successivo provvedimento di acquisizione
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
L’impresa appellante ha chiesto in via incidentale la sospensione dell’efficacia della sentenza di primo grado, deducendo censure contro la legittimità dell’ordinanza di demolizione del 20 aprile 2016 e del provvedimento di acquisizione adottato a seguito dell’inottemperanza. Dal testo emerge che la controversia riguarda, in particolare, la conoscenza dell’ordine di demolizione, la decorrenza della posizione processuale dell’impresa e l’estensione dell’acquisizione all’area ulteriore rispetto alla superficie di sedime. La società aveva acquistato il bene con atto del 7 ottobre 2022, nel quale risultavano la demolizione, la pendenza del giudizio contro l’ordine demolitorio e l’inottemperanza. Il Comune aveva inoltre comunicato l’avvio del procedimento di acquisizione il 6 febbraio 2024. L’appellante ha contestato la sentenza di primo grado che aveva respinto il ricorso, ma il testo non specifica analiticamente i singoli motivi d’appello.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto la domanda cautelare di sospensione della sentenza di primo grado. Ha ritenuto non implausibile l’eccezione di inammissibilità dell’impugnativa, anche in relazione alla natura della posizione soggettiva azionata. In ogni caso, ha valutato negativamente il merito delle censure, rilevando che l’Amministrazione e il TAR hanno correttamente applicato la disciplina di settore e i principi giurisprudenziali rilevanti. È stata ritenuta corretta anche la motivazione dell’acquisizione dell’area ulteriore rispetto al sedime, giustificata dalla destinazione urbanistica dell’area ai sensi dell’art. 31 d.P.R. 380/2001. Non ravvisando i presupposti cautelari richiesti dall’art. 98 c.p.a., il Collegio ha posto le spese della fase cautelare a carico dell’appellante, liquidandole in euro 2.000 oltre accessori di legge.
Norme richiamate
art. 98 c.p.a.
non sussistono i presupposti per l’accoglimento della domanda cautelare richiesti dall’art. 98 cod. proc. amm.
La sospensione cautelare della sentenza appellata è stata negata per l’insussistenza dei presupposti richiesti dalla norma.
art. 31 d.P.R. 380/2001
come prescritto dall’art. 31 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380
La disposizione è stata ritenuta idonea a giustificare l’estensione dell’acquisizione gratuita all’area ulteriore rispetto a quella di sedime, in relazione alla destinazione urbanistica dell’area.
Massime di principio
- La domanda cautelare di sospensione della sentenza di primo grado deve essere respinta quando, alla luce degli atti e delle valutazioni già compiute, non risultino sussistenti i presupposti cautelari richiesti dall’art. 98 c.p.a., anche qualora l’impugnativa appaia plausibilmente inammissibile o infondata nel merito.
- La conoscenza dell’ordinanza di demolizione da parte dell’acquirente può risultare dall’atto di compravendita che dia atto dell’avvenuta demolizione, della pendenza del giudizio e dell’inottemperanza all’ordine demolitorio.
- L’acquisizione gratuita può estendersi all’area ulteriore rispetto a quella di sedime quando l’amministrazione motivi tale estensione in rapporto alla destinazione urbanistica dell’area, nei limiti previsti dall’art. 31 d.P.R. 380/2001.
- La soccombenza nella fase cautelare giustifica la condanna dell’appellante al pagamento delle relative spese.
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