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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27939/2022 del 18/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte di appello di Messina che aveva confermato la condanna, pronunciata in abbreviato dal GIP di Barcellona Pozzo di Gotto, per concorso nella truffa e nella calunnia (capo A e C) e per il reato di cui all'art. 494 c.p. (capo B). La difesa lamentava: 1) vizio di motivazione e travisamento probatorio quanto all'esistenza di artifizi e raggiri idonei a integrare la truffa, sostenendo che la semplice consegna di un assegno post-datato non è sufficiente in assenza di altri elementi; 2) vizio di motivazione sulla configurabilità della sostituzione di persona (art. 494 c.p.), poiché la consegna di un biglietto da visita senza generalità non poteva indurre in errore; 3) errore nella ritenuta partecipazione del Brancato alla calunnia, sostenendo che la falsa denuncia di smarrimento del carnet di assegni fu decisa e realizzata autonomamente dagli altri concorrenti (Arcoraci e Munafò).

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato la valutazione dei giudici di merito secondo cui il quadro probatorio (false generalità imprenditoriali, esibizione di documentazione intestata a terzi, pagamento con assegno tratto su conto intestato ad altra persona e post-datato, uso del nome "Giacomo Lazzaro") dimostrava gli artifizi e raggiri idonei a ingannare la vittima e giustificava la responsabilità per truffa. Ha altresì ritenuto superflua/aspecifica la censura sull'art. 494 c.p., in quanto il ricorrente si era presentato con false generalità e documentazione. Quanto alla calunnia, la Corte ha ritenuto il coinvolgimento del Brancato provato dalla connessione tra gli eventi, dall'uso sistematico dello stesso espediente (falsa denuncia di smarrimento del libretto dopo la consegna del titolo) e dall'assenza di spiegazioni plausibili sull'uso dell'assegno intestato a terzi. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali. Sentenza: rigetto del ricorso.

Norme richiamate

  • art. 494 cod. pen.

    La Corte ha ritenuto applicabile la fattispecie della sostituzione di persona in relazione alla condotta del ricorrente, poiché si presentò con il falso nome "Giacomo Lazzaro" e esibì documentazione intestata a quella ditta, contribuendo a trarre in inganno la parte offesa

Massime di principio

  • La mera consegna di un assegno post-datato non esclude la truffa se è inserita in un quadro più ampio di artifici (false generalità, documentazione fittizia, uso di un conto di terzi e altri comportamenti idonei a indurre in errore la vittima).
  • L'uso di false generalità e l'esibizione di documentazione intestata a terzi possono costituire di per sé elementi rilevanti per configurare la sostituzione di persona o per rafforzare l'elemento soggettivo della truffa.
  • L'impiego di titoli di pagamento intestati a persone terze, senza giustificazione plausibile, rappresenta un forte indizio di partecipazione a un piano criminoso, soprattutto se ripetuto in analoghe vicende.
  • Le valutazioni probatorie frazionate e isolate sono generalmente deboli: il giudice valuta unitariamente il complesso delle emergenze e può desumere responsabilità dal quadro complessivo e sistematico dei comportamenti.
  • La partecipazione alla calunnia può desumersi dalla connessione logica e temporale tra gli atti e dalla convergenza degli interessi e dei comportamenti degli imputati, anche se la denuncia falsa è materialmente presentata da terzi.
  • In sede di impugnazione, le censure che non contrastano in modo specifico e motivato le emergenze probatorie principali sono spesso ritenute inammissibili o infondate.

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