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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11220/2023 del 16/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello che aveva riformato la decisione di primo grado solo in relazione alla durata delle pene accessorie fallimentari, ma confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale. Denuncia: 1) errata qualificazione come atto distrattivo della scissione del 29.10.2007 dell'immobile di maggior valore della CLEF COMMERCIAL Srl, sostenendo che non fu corrisposto alcun prezzo alla scissa e che mancò una valutazione adeguata della situazione debitoria e patrimoniale della scissa al momento dell'operazione (travisiamento della prova, contraddittorietà della motivazione); 2) vizio di motivazione rispetto ai finanziamenti per complessivi euro 87.000 erogati alla GB CENTRO Srl, che a suo dire sarebbero atti coerenti con una strategia imprenditoriale e privi del dolo specifico di arrecare pregiudizio alla CLEF, oltre che incompatibili con l'interesse del ricorrente che deteneva il 100% della fallita e il 61% della GB.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto corretta e congrua la motivazione dei giudici di merito (tribunale e corte d'appello), che hanno valutato la scissione come operazione consapevolmente depauperativa (trasferimento dell'unico bene immobile di ingente valore senza corrispettivo, con danno per i creditori) e i finanziamenti alla GB Centro come dissipativi e incongrui rispetto alla situazione di crisi. La Cassazione ha richiamato il principio della "doppia conforme" e il limite della propria cognizione in ordine al travisamento della prova, oltre all'onere di autosufficienza del ricorso. Conseguenza: dichiarazione di inammissibilità del ricorso, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 2506 cod. civ.

    La scissione societaria è in astratto lecita, ma se concretamente determina il trasferimento di beni di rilievo senza vantaggio economico per la scissa e in presenza di situazione debitoria preesistente può integrare bancarotta fraudolenta per distrazione; le tutele civilistiche non escludono automaticamente il pericolo per i creditori.

  • art. 2506, co. 3, quater, c.c.

    Rilevato come la mancata redazione della relazione illustrativa sulla scissione possa ostacolare la conoscenza da parte dei creditori e impedire la valorizzazione delle responsabilità solidali a tutela dei creditori stessi.

  • art. 606, co. 1, lett. e) c.p.p. (modificato dalla legge n.46/2006)

    Limita la possibilità della Corte di cassazione di riesaminare il merito probatorio; il cosiddetto travisamento della prova è deducibile in forma molto restrittiva e non consente alla Cassazione di sovrapporre una valutazione alternativa del compendio probatorio.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma applicata per la condanna alle spese del procedimento e per l'irrogazione della somma alla cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile e colpa del ricorrente.

  • art. 23, co. 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137

    Richiamata la previsione che limita la trattazione orale in udienza pubblica ai soli ricorsi per i quali tale modalità sia stata specificamente richiesta da una delle parti (riferimento procedurale presente negli atti).

  • art. 165-bis d.lgs. 28 luglio 1989, n. 271 (nella versione introdotta dall'art.7 d.lgs. 6 febbraio 2018, n.11)

    Richiama l'obbligo di autosufficienza del ricorso: i motivi che incidono sulla valutazione di atti processuali devono indicare e allegare gli atti ritenuti travisati; l'inosservanza rende il ricorso inammissibile.

Massime di principio

  • La scissione societaria, sebbene lecita in astratto, può integrare bancarotta fraudolenta per distrazione quando trasferisce i cespiti più rilevanti (o l'unico bene di valore) senza corrispettivo o vantaggio concreto alla società scissa, soprattutto se operata in un contesto di crisi aziendale.
  • Nell'analisi della rilevanza penale di una scissione occorre valutare contestualmente la situazione debitoria della società al momento dell'operazione e l'eventuale danno patrimoniale prodotto (assenza di vantaggi compensativi per la fallita).
  • I finanziamenti a società del gruppo possono integrare bancarotta per dissipazione se risultano incongrui rispetto all'attività e alla crisi della società erogante e privi di giustificazione economica, specie quando favoriscono società già in perdita e gestite dallo stesso dominus.
  • Il dolo (generico) in reati fallimentari può essere desunto da elementi indiziari e dalla condotta complessiva (es. omissione di comunicazioni, decisioni dirette a nascondere operazioni), non necessariamente da una dichiarazione esplicita di volontà di danneggiare i creditori.
  • In Cassazione è difficile ottenere la riforma per mera rivalutazione delle prove: il ricorso che si risolve in una diversa interpretazione del medesimo materiale probatorio è inammissibile, salvo il caso di manifesto e macroscopico travisamento delle risultanze che vada dimostrato in modo chiaro.
  • Il ricorrente deve garantire l'autosufficienza del ricorso, allegando o trascrivendo gli atti che si ritengono travisati; la mancata allegazione può portare all'inammissibilità.
  • Nelle strutture di gruppo, per escludere rilevanza penale occorre provare vantaggi compensativi effettivi e concreti per la società fallita o per il gruppo, non meri benefici astratti o potenziali.

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