Sentenza del 20/12/2019 n. 34229 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente contestava il diniego di rimborso di un credito IVA, opposto dall'Agenzia delle Entrate per l'esistenza di carichi pendenti del cedente di importo superiore al credito. Sosteneva che il credito IVA fosse sorto durante la procedura concorsuale e non fosse compensabile con debiti anteriori della società cedente, invocando l'art. 56 della legge fallimentare e contestando l'omogeneità dei crediti. Deduceva inoltre vizi di motivazione. Tuttavia, non ha censurato adeguatamente la statuizione, già confermata in appello, secondo cui il diniego del 2009 era un atto meramente confermativo della precedente sospensione del rimborso e, quindi, non autonomamente impugnabile.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i due motivi e rigettato il ricorso. Ha ritenuto che si fosse formato un giudicato interno sulla non impugnabilità del provvedimento di diniego, poiché la ricorrente non aveva impugnato specificamente tale statuizione, neppure sotto il profilo dell'omessa pronuncia sul relativo motivo di appello. Di conseguenza, la Corte non ha esaminato nel merito la questione della compensabilità dei crediti e dell'applicabilità dell'art. 56 della legge fallimentare. I. S.p.A. è stata condannata a rifondere all'Agenzia delle Entrate le spese processuali, liquidate in 7.500 euro, oltre spese prenotate a debito.
Norme richiamate
Codice civile, artt. 1241 e seguenti
Disciplina generale della compensazione tra crediti e debiti reciproci; la loro applicazione nel caso concreto non è stata esaminata nel merito per l'inammissibilità del ricorso.
Regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, art. 56
Invocato dalla ricorrente per sostenere l'operatività della compensazione nell'ambito della procedura concorsuale e l'impossibilità di compensare un credito sorto durante la procedura con debiti anteriori. La Corte non ha deciso la questione sostanziale.
D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 35 e 57
Richiamati in relazione alla disciplina del credito e del rimborso IVA; anche tali profili non sono stati esaminati nel merito.
Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, n. 5
Invocato per denunciare omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione; la censura è stata ritenuta inammissibile perché non rivolta contro la statuizione decisiva sulla non impugnabilità dell'atto.
Massime di principio
- Nel giudizio di legittimità è necessario impugnare tutte le statuizioni autonome e decisive della sentenza; contestare soltanto il merito della pretesa non consente di superare una pronuncia di inammissibilità dell'impugnazione originaria.
- Se una sentenza contiene una statuizione non specificamente censurata, essa può diventare definitiva per giudicato interno e impedire l'esame delle ulteriori questioni sostanziali.
- Prima di discutere la fondatezza di un credito o della compensazione, occorre verificare che l'atto amministrativo sia autonomamente impugnabile e che il ricorso sia ammissibile.
- Quando un nuovo provvedimento è considerato meramente confermativo di un atto precedente, può non decorrere un nuovo termine per impugnarlo; è quindi essenziale dimostrare che il nuovo atto contenga una nuova valutazione o una nuova lesione.
- Le questioni relative alla compensazione tra crediti fiscali e debiti concorsuali devono essere dedotte tempestivamente e con specifica contestazione, distinguendo la natura, l'anteriorità e l'esigibilità dei rispettivi crediti.
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