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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 180/2023 del 05/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha accolto parzialmente il ricorso: ha annullato l'ordinanza del Tribunale del riesame e il decreto di sequestro del 12/04/2022 nella parte relativa al materiale non specificamente pertinente, confermando però la legittimità dell'acquisizione e del sequestro relativamente alle comunicazioni tra Paolo Lovascio e Carlo Piersanti, ritenute direttamente pertinenti al fatto contestato. Il resto del ricorso è stato rigettato.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale di Pesaro che aveva respinto il riesame del decreto di sequestro del 12/04/2022. Il ricorrente denunciava: (i) insufficiente motivazione sul fumus delicti relativamente al reato di tentata concussione (artt. 56 e 317 c.p.), deducendo che i messaggi potevano essere datati diversamente e che il contenuto chat non era serio; (ii) mancato nesso di pertinenzialità tra il vasto materiale sequestrato (copia forense dei devices contenente contatti con 34 utenze, registrazioni audio, fotografie ecc.) e i fatti contestati, atteso che il decreto originario faceva riferimento solo a specifiche conversazioni con la persona offesa (Piersanti); (iii) violazione dei principi di proporzionalità e adeguatezza per la modalità e la durata del sequestro della copia forense, con indagine esplorativa e trattenimento dei dati per un periodo ritenuto ingiustificato.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla concorso di persone nell'azione delictiva (quadro normativo del reato contestato); il giudice distingue tra necessità di motivare il fumus delicti ai fini del sequestro probatorio e il giudizio più gravoso della gravità indiziaria per misure personali.

  • art. 317 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di concussione; il decreto di sequestro si fondava su ipotesi di tentata concussione emergenti da messaggi e dichiarazioni della persona offesa.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione, Sez. 6, n. 6623 del 09/12/2020 (Pessetto), Rv. 280838

    Principio richiamato: il sequestro probatorio di dispositivi elettronici non può tradursi in una indiscriminata apprensione di massa di dati senza criteri selettivi predeterminati; è illegittimo il sequestro esplorativo privo di criteri che colleghino i dati alla notizia di reato.

Massime di principio

  • Il fumus delicti giustifica il sequestro probatorio solo se motivato concretamente: la motivazione deve illustrare gli elementi specifici che rendono credibile l'ipotesi del reato, senza sostituirsi al giudizio sui gravi indizi richiesto per misure personali.
  • La copia forense di dispositivi può essere acquisita, ma il sequestro probatorio deve indicare criteri chiari e specifici di selezione dei dati pertinenti alla notizia di reato; in mancanza si configura un sequestro esplorativo illegittimo.
  • La portata soggettiva del sequestro (estensione a contatti di terzi) richiede un collegamento concreto e motivato con l'ipotesi di reato; riferimenti generici a "persone collegate" non sono sufficienti.
  • La durata e la modalità di conservazione/analisi della copia forense devono essere proporzionate e funzionali all'estrazione dei dati rilevanti; ritardi o trattenimenti non giustificati possono rendere il sequestro illegittimo.
  • Il giudice può effettuare un annullamento parziale del sequestro: si preservano gli elementi direttamente pertinenti alla contestazione (es. comunicazioni dirette tra indagato e persona offesa) ed è annullata la restante parte ove risulti indeterminata o sproporzionata.

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