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Sentenza

Sentenza del 24/04/2018 n. 10035 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

P.P.G. ha chiesto la revocazione della precedente sentenza della Corte di Cassazione ai sensi degli artt. 391-bis e 395, n. 4, c.p.c., deducendo un errore di fatto percettivo. La Corte, dopo aver accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro la decisione della Commissione Tributaria Regionale, aveva deciso direttamente la causa nel merito rigettando il ricorso del contribuente, ritenendo erroneamente che la controversia riguardasse soltanto la decadenza dell'Amministrazione dal potere di accertamento. In realtà, il contribuente aveva proposto ulteriori quattro motivi di merito, ritualmente riproposti in appello ma dichiarati assorbiti. La mancata percezione dell'esistenza di tali motivi ha impedito alla Corte di disporre il rinvio al giudice di merito per il loro esame.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso per revocazione, riconoscendo l'errore di fatto decisivo. In sede rescissoria ha nuovamente accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro la sentenza della Commissione Tributaria Regionale, cassandola, ma ha disposto il rinvio alla Commissione Tributaria Regionale competente, in diversa composizione, affinché esamini i motivi del ricorso introduttivo rimasti assorbiti e provveda anche alla regolazione delle spese dei giudizi. Le questioni assorbite non sono state esaminate direttamente dalla Cassazione, perché spettava al giudice di merito valutarle.

Norme richiamate

  • Art. 391-bis c.p.c.

    Revocazione delle sentenze della Corte di cassazione per errore di fatto

    Consente di chiedere la revocazione di una sentenza della Cassazione quando essa sia viziata da un errore di fatto percettivo risultante dagli atti e decisivo per la decisione.

  • Art. 395, n. 4, c.p.c.

    Se la sentenza è l'effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa

    L'errore deve riguardare l'esistenza o il contenuto di un fatto processuale, essere immediatamente percepibile dagli atti e avere carattere decisivo; non deve consistere in una diversa valutazione giuridica o probatoria.

  • Art. 346 c.p.c.

    Le domande e le eccezioni non accolte nella sentenza di primo grado, che non sono state espressamente riproposte in appello, si intendono rinunciate

    Le questioni dichiarate assorbite in primo grado devono essere espressamente riproposte in appello per conservarne l'efficacia e consentirne l'esame nel successivo giudizio di merito.

  • Art. 384 c.p.c.

    La Corte, quando accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa

    La Cassazione può decidere direttamente nel merito solo quando non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto. Se restano questioni di merito non esaminate, deve normalmente disporre il rinvio.

  • Art. 370 c.p.c.

    Controricorso e ricorso incidentale

    L'Agenzia delle Entrate ha depositato un atto ai fini dell'eventuale partecipazione al giudizio di revocazione.

Massime di principio

  • La revocazione per errore di fatto è ammissibile quando il giudice percepisce erroneamente l'esistenza o l'inesistenza di un atto, motivo o fatto processuale chiaramente risultante dagli atti, purché l'errore sia decisivo.
  • Se una domanda o un motivo è stato dichiarato assorbito nei precedenti gradi e viene espressamente riproposto in appello, esso resta devoluto al giudice di merito e non può essere considerato inesistente.
  • Quando la Cassazione accoglie un motivo ma restano questioni di merito non esaminate, non può decidere direttamente la causa se sono necessari ulteriori accertamenti o valutazioni: deve cassare con rinvio.
  • Le questioni assorbite non possono essere esaminate per la prima volta dalla Cassazione, neppure in sede rescissoria; devono essere rimesse al giudice di merito competente.
  • L'accoglimento della revocazione non implica necessariamente la vittoria definitiva del contribuente sul tributo: può limitarsi a correggere il percorso processuale e restituire la causa al giudice di merito per una nuova decisione.

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