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Sentenza

Sentenza del 08/06/2015 n. 5057 - Comm. Trib. Prov. Milano

IRES - IRAP - IVA - Pvc - Accertamento - Provvedimento cautelare - Periculum in mora - Dismissione immobili - Sussiste - Fumus boni iuris - Non sussiste - Provvedimento cautelare - Non ammesso.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

L’Agenzia delle Entrate ha chiesto l’adozione di misure cautelari fiscali per garantire il credito erariale derivante dagli avvisi di accertamento relativi a IRES, IRAP e IVA. Il periculum in mora era stato individuato nella dismissione di immobili a favore di società riconducibili al medesimo gruppo, circostanza potenzialmente idonea a pregiudicare la garanzia patrimoniale. La contribuente ha contestato sia il rischio di dispersione del patrimonio sia la sussistenza del fumus boni iuris, sostenendo che l’Amministrazione si fosse limitata a richiamare i rilievi indiziari contenuti nel processo verbale di constatazione della Guardia di finanza, senza fornire un’autonoma e adeguata motivazione.

La decisione

Il giudice ha ritenuto che il periculum in mora potesse astrattamente essere ravvisato nelle cessioni immobiliari effettuate in favore di società riconducibili allo stesso gruppo. Tuttavia, ha escluso la sussistenza del fumus boni iuris, poiché l’Amministrazione finanziaria aveva fondato la propria richiesta esclusivamente sui rilievi indiziari del PVC, senza ulteriori elementi, motivazioni o valutazioni idonei a dimostrare la probabile fondatezza della pretesa tributaria. Mancando uno dei presupposti necessari, la richiesta di adozione del sequestro conservativo e delle altre misure cautelari è stata respinta.

Norme richiamate

  • Disciplina delle misure cautelari a tutela del credito tributario

    L’adozione delle misure cautelari richiede la contemporanea presenza del periculum in mora, cioè il rischio concreto di perdita o insufficienza della garanzia patrimoniale, e del fumus boni iuris, cioè una ragionevole probabilità di fondatezza della pretesa tributaria.

  • Processo verbale di constatazione della Guardia di finanza

    I rilievi contenuti nel PVC possono costituire elementi di supporto, ma il loro mero richiamo, soprattutto se basato su elementi indiziari, non è sufficiente da solo a dimostrare il fumus boni iuris ai fini cautelari. È necessaria una valutazione autonoma e adeguatamente motivata dell’Amministrazione finanziaria.

Massime di principio

  • Per ottenere una misura cautelare tributaria non basta dimostrare il rischio di dispersione del patrimonio: devono essere provati congiuntamente sia il periculum in mora sia il fumus boni iuris.
  • La vendita o il trasferimento di immobili a società appartenenti allo stesso gruppo può costituire un indizio del pericolo per la riscossione, ma non determina automaticamente l’accoglimento della misura cautelare.
  • Il richiamo a un PVC della Guardia di finanza non è sufficiente quando i rilievi sono meramente indiziari e l’Amministrazione non li integra con una motivazione autonoma e specifica.
  • In presenza di contestazioni cautelari, il contribuente può ottenere il rigetto della richiesta se dimostra l’insufficienza degli elementi sulla fondatezza della pretesa, anche quando il rischio patrimoniale sia astrattamente plausibile.
  • La motivazione dell’istanza cautelare deve esaminare concretamente entrambi i presupposti e collegarli ai fatti specifici del contribuente e dei beni da sottoporre a vincolo.

Testo integrale

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