Sentenza n. 1247/2026 - Salerno, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di una SCIA in sanatoria relativa a un manufatto abusivo, unitamente all'ordinanza di demolizione presupposta
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il provvedimento con cui il Comune ha respinto la SCIA in sanatoria presentata ai sensi dell'art. 37 d.P.R. 380/2001 per un manufatto abusivamente realizzato e qualificato nella richiesta come centrale fotovoltaica. Ha inoltre impugnato l'ordinanza di demolizione precedentemente adottata e non impugnata nei termini, nonché la comunicazione dei motivi ostativi. È stata altresì chiesta, nell'ambito della giurisdizione esclusiva, la declaratoria dell'efficacia della SCIA in sanatoria. Nel corso del giudizio il ricorrente ha depositato una dichiarazione espressa di non avere più interesse alla definizione della controversia.
La decisione
Il TAR ha definito il giudizio con sentenza semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a. e ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. La dichiarazione del ricorrente, intervenuta prima della decisione, attestava il venir meno dell'interesse alla pronuncia di annullamento e rendeva certa e definitiva l'inutilità della decisione di merito. Il Collegio non ha quindi esaminato la legittimità del diniego della SCIA, dell'ordinanza di demolizione o degli altri atti impugnati. Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti.
Norme richiamate
art. 60 c.p.a.
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
Consente la definizione della controversia con sentenza in forma semplificata, previo avviso alle parti.
art. 34, comma 5, c.p.a.
qualora nel corso del giudizio la pretesa del ricorrente risulti pienamente soddisfatta, il giudice dichiara cessata la materia del contendere
Distingue la cessazione della materia del contendere, propria della piena e integrale soddisfazione della pretesa, dall'improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse.
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
Impone la declaratoria di improcedibilità quando sopravvenga il difetto di interesse alla decisione, rendendo inutile la pronuncia giudiziale.
art. 37 d.P.R. 380/2001
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
È la disposizione invocata dal ricorrente quale base della SCIA in sanatoria relativa al manufatto abusivo; la sua applicazione non è stata esaminata nel merito.
Massime di principio
- La sopravvenuta dichiarazione espressa del ricorrente di non avere più interesse alla decisione impedisce al giudice amministrativo di esaminare il merito della domanda e comporta la declaratoria di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse.
- La sopravvenuta carenza di interesse richiede una situazione di fatto o di diritto nuova che renda certa e definitiva l'inutilità della pronuncia richiesta; essa si distingue dalla cessazione della materia del contendere, che presuppone la piena e integrale soddisfazione della pretesa del ricorrente.
- In applicazione del principio della domanda, il processo amministrativo resta nella disponibilità della parte che lo ha promosso; il giudice non può decidere nel merito quando, prima della decisione, essa dichiari il venir meno dell'interesse alla pronuncia.
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