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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13121/2025 del 03/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la misura degli arresti domiciliari nei confronti della Arillo, indagata per ricettazione (art. 648 c.p.) aggravata dalla finalità di agevolazione di associazione di tipo mafioso (aggravante ex art. 416-bis.1 c.p.). Il difensore deduceva errata applicazione della predetta aggravante sostenendo che la somma di euro 2.000 (la cosiddetta "mesata") non era congrua per provare una finalità agevolativa, che mancavano elementi oggettivi idonei a dimostrare l'intenzionalità e che i soldi potevano essere destinati alle esigenze del detenuto o dei familiari; inoltre rilevava che gli stessi importi erano oggetto di un altro procedimento con diversa contestazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha richiamato la giurisprudenza secondo cui la percezione di contributi periodici da parte di congiunti di affiliati detenuti integra la ricettazione aggravata dalla finalità di agevolazione, poiché tali erogazioni rinsaldano la rete di mutualità e solidarietà del sodalizio. Ha ritenuto non censurabile la motivazione del Tribunale del Riesame, il quale aveva descritto il ruolo della ricorrente come attivo nella riscossione e gestione della cassa del clan, elementi dai quali desumere la finalità agevolativa. Ha inoltre osservato che l'eccezione relativa ad altra contestazione doveva essere proposta in sede di riesame e non poteva essere valutata in questa sede di legittimità. La Corte ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende per l'inammissibilità del ricorso.

Norme richiamate

  • art. 648 cod. pen.

    Norma sulla ricettazione; invocata come fattispecie di reato principale rispetto ai fatti contestati (ricezione di somme di provenienza illecita).

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Aggravante che punisce la ricettazione quando la ricezione di beni o somme abbia la finalità di agevolare un'associazione di tipo mafioso; la Corte ha ritenuto che la percezione di 'mesate' destinate ai familiari di detenuti affiliati e la gestione della cassa del clan possono caratterizzare tale finalità.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna alle spese e, in presenza di colpa nella determinazione dell'inammissibilità, al pagamento a favore della Cassa delle ammende; applicata per irrogare la sanzione di euro 3.000 alla ricorrente.

  • Giurisprudenza: Sez.6, n. 19362 del 04/06/2020, Criscuolo, Rv. 279305

    Precedente richiamato dalla Corte che afferma che la percezione di assegni settimanali da parte di congiunti di affiliati detenuti integra la ricettazione aggravata dalla finalità di agevolazione di associazione mafiosa, perché rinsalda la rete di mutualità e solidale del sodalizio.

Massime di principio

  • La mera entità economica della somma ricevuta non esclude di per sé la configurabilità dell'aggravante di cui all'art. 416-bis.1: rilevano il contesto, la periodicità e la funzione sostegno ai detenuti affiliati.
  • La prova della finalità agevolativa può desumersi da elementi concreti come il ruolo nella riscossione, nella gestione della cassa del clan, la conoscenza della provenienza illecita e la destinazione delle somme.
  • La contestazione che gli stessi importi siano oggetto di altro procedimento costituisce un rilievo di merito che va tempestivamente dedotto nelle sedi rimesse (es. riesame) e non è tipicamente valutabile in sede di legittimità se non è stato previamente deciso.
  • L'impugnazione per cassazione è inammissibile quando non supera i presupposti di ammissibilità e, se la parte privata propone ricorso manifestamente infondato o determinante l'inammissibilità, può essere condannata alle spese e a una somma alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
  • Nelle indagini su reati collegati a organizzazioni mafiose, il giudizio sull'esistenza dell'aggravante richiede una valutazione complessiva e motivata delle condotte e dei legami nel contesto associativo, non limitata al mero importo ricevuto.

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