Cassazione Penale, Sentenza n. 47372/2022 del 15/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 14/04/2022 che ha rigettato il riesame avverso il decreto di sequestro preventivo dei lotti di formaggio "Fiore Sardo DOP" per il reato di cui all'art. 517‑quater c.p. (violatione del disciplinare DOP). Tre motivi principali: 1) questione di diritto sull'applicabilità dell'art. 324, comma 7, c.p.p. che impedisce la restituzione dei beni soggetti a confisca obbligatoria; la difesa sosteneva che tale divieto non si estenderebbe alle confische previste da leggi speciali e che la società, essendo estranea al reato, non potrebbe subire confisca; 2) censura sulla valutazione tecnica relativa ai valori di fosfatasi alcalina e al loro superamento dei parametri, ossia contestazione dell'attendibilità dell'indicatore enzimatico rispetto ai trattamenti termici consentiti/consueti; 3) omessa considerazione della rilevanza della scottatura (trattamento termico) nella spiegazione del presunto superamento dei parametri e, più in generale, contestazione del fumus commissi delicti.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Sul primo motivo ha ritenuto infondata la tesi difensiva: l'art. 517‑quater rinvia all'art. 474‑bis, comportando la confisca obbligatoria nella stessa forma prevista dal secondo comma dell'art. 240 c.p., perciò l'art. 324, comma 7, c.p.p. si applica e impedisce la restituzione. Inoltre la società è proprietaria dei formaggi prodotti, per cui non può ritenersi estranea alla disponibilità dei beni. Sul secondo e terzo motivo la Corte ha qualificato le questioni come di fatto e non ha ravvisato un errore nella valutazione del Tribunale del riesame: i valori di fosfatasi alcalina (≤ 10.000 mU/L) non risultavano riconducibili a variazioni tecnologiche legittime (inclusa la scottatura) e pertanto l'enzima è stato ritenuto indicatore attendibile di trattamenti termici vietati dal disciplinare. Per questi motivi è stata confermata l'esistenza del fumus commissi delicti e il rigetto del riesame. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali, all'onere di cui all'art. 616 c.p.p. e al versamento, in via equitativa, di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 517‑quater codice penale
Norma che sanziona le contraffazioni di indicazioni geografiche/denominazioni d'origine dei prodotti agroalimentari; nella sentenza è richiamata come base del reato cui si riferisce la confisca dei beni prodotti in violazione del disciplinare
art. 474‑bis codice penale
Richiamato dall'art. 517‑quater; stabilisce la confisca in caso di contraffazione delle indicazioni geografiche/denominazioni, collegandosi alla confisca di cui al secondo comma dell'art. 240 c.p.
art. 240 codice penale
La confisca prevista per determinati reati (secondo comma) è la stessa applicabile per le violazioni contemplate dall'art. 517‑quater, come interpretato dalla Corte
art. 324, comma 7, codice di procedura penale
Prevede il divieto di restituzione delle cose quando è disposta la confisca obbligatoria; la Corte ritiene che tale divieto si applichi anche alle ipotesi di confisca previste da norme speciali richiamate (quindi non è limitato al solo art. 240 c.p.)
art. 616 codice di procedura penale
Norma che disciplina l'onere delle spese in caso di inammissibilità del ricorso; applicata per condannare la ricorrente al pagamento delle spese processuali
Sentenza Corte Costituzionale n. 186/2000
Richiamata in relazione alla determinazione equitativa della misura dovuta alla Cassa delle Ammende; la Corte non ha ravvisato colpa grave nella presentazione del ricorso ma ha comunque disposto il versamento di una somma equitativa
Massime di principio
- Quando una norma speciale richiama una norma penale che prevede la confisca obbligatoria (es. art. 474‑bis richiamato da art. 517‑quater), il divieto di restituzione previsto dall'art. 324, comma 7, c.p.p. si applica: non si può sostenere che il divieto sia limitato solo all'art. 240 c.p.
- La qualifica di "proprietario" dei beni sequestrati è rilevante: chi produce e detiene i prodotti può essere assoggettato alla confisca anche se pretende di essere "estraneo" all'illecito; per evitare la confisca occorre dimostrare l'effettiva estraneità o l'assenza di alcun legame col fatto criminoso
- Contestazioni tecnico‑scientifiche (es. interpretazione di valori enzimatici come la fosfatasi alcalina) sono generalmente valutate in sede di merito e, se fondate su argomentazioni di fatto alternative, non sono sufficenti in sede di legittimità se non viene dimostrato un errore di diritto o di motivazione motivo‑per‑motivo
- Per impugnare un provvedimento cautelare relativo a prodotti DOP/IGP è strategico fornire perizie e dati tecnici che colleghino in modo convincente le anomalie riscontrate a trattamenti consentiti (es. scottatura) e non a violazioni del disciplinare, poiché i tribunali tengono conto dell'affidabilità degli indicatori biologici/ chimici come elementi del fumus commissi delicti
- Nel proporre ricorsi contro provvedimenti cautelari è importante non limitarsi a una mera rielaborazione alternativa delle conclusioni del giudice del riesame: il rimedio va fondato su vizi giuridici chiari o su mancanze motivazionali specifiche, altrimenti il ricorso rischia di essere dichiarato inammissibile e di comportare condanne alle spese e sanzioni accessorie
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