Cassazione Penale, Sentenza n. 31576/2026 del 19/08/2026
Sintesi
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Favorevole al ricorrente (imputato)
La controversia
L'imputato è stato condannato dal Tribunale alla pena di sei mesi di reclusione per evasione, con riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche ed esclusione della recidiva; la Corte di appello ha confermato la decisione. In sede di ricorso per cassazione, tramite difensore, ha dedotto un unico motivo di contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione in relazione all'art. 20-bis c.p., censurando il diniego della sostituzione della pena detentiva breve con pena pecuniaria sostitutiva. Secondo il ricorrente, il giudice di merito avrebbe erroneamente fondato il rigetto sulla presunta incapacità economica del condannato di adempiere al pagamento, valorizzando i precedenti penali e giudiziari per reati contro il patrimonio e in materia di stupefacenti. La difesa ha sostenuto che, ai sensi dell'art. 53, comma 1, l. n. 689 del 1981, il giudice deve applicare i criteri dell'art. 133 c.p. e non svolgere una prognosi sulla futura solvibilità dell'imputato; inoltre ha ritenuto non pertinente il richiamo all'art. 58 l. n. 689 del 1981, perché le pene pecuniarie non implicano prescrizioni aggiuntive e non si può confondere l'adempimento delle prescrizioni con il pagamento della pena.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha rilevato che la questione era già stata risolta dalle Sezioni Unite, le quali avevano affermato che la richiesta di applicazione della pena pecuniaria non può essere rigettata dal giudice sulla base di una prognosi negativa, formulata in base a elementi di fatto, circa la capacità dell'imputato di adempiere al pagamento. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte di appello di Napoli, in diversa composizione soggettiva, per una nuova valutazione della richiesta di sostituzione della pena, da compiere nel rispetto del principio di diritto enunciato.
Norme richiamate
art. 385 c.p.
norma incriminatrice del reato per cui è stata confermata la condanna in appello.
art. 20-bis c.p.
richiamato dal ricorrente quale parametro della doglianza sulla sostituzione della pena detentiva breve con pena pecuniaria.
art. 53, comma 1, legge 24 novembre 1981, n. 689
invocato dalla difesa per sostenere che il giudice deve applicare i criteri legali di sostituzione e non formulare una prognosi sulla capacità di pagamento del condannato.
art. 133 c.p.
criterio che il giudice deve utilizzare nella valutazione della pena e, secondo il ricorrente, anche nella decisione sulla sostituzione.
art. 58 legge 24 novembre 1981, n. 689
ritenuto non pertinente dalla difesa, perché relativo all'adempimento delle prescrizioni e non al pagamento della pena pecuniaria.
art. 27 Cost.
richiamato per collegare la valutazione della pena alle finalità rieducative e preventive.
Massime di principio
- La richiesta di sostituzione della pena detentiva breve con pena pecuniaria non può essere respinta sulla base di una prognosi negativa circa la futura capacità economica del condannato di pagare la sanzione.
- Nel decidere sulla sostituzione della pena, il giudice deve attenersi ai criteri normativi pertinenti e alla valutazione della personalità del reo e della finalità della pena, non a una presunta insolvenza futura desunta in via meramente prognostica.
- I precedenti penali possono essere considerati, ma solo nella prospettiva dell'adeguatezza della sanzione rispetto alle finalità rieducative e preventive, non come indice decisivo di impossibilità di pagamento.
- Il richiamo alle norme sulle prescrizioni delle pene sostitutive non consente di negare la pena pecuniaria sulla base del mancato adempimento di obblighi che non sono propri di tale forma di sanzione.
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