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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37319/2023 del 13/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del 14/04/2023 con cui il Tribunale di Napoli, in parziale accoglimento dell'appello del PM, aveva sostituito la precedente revoca della misura cautelare con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il ricorrente contestava la violazione di legge e la carenza di motivazione relativamente all'attualità delle esigenze cautelari e all'adeguatezza della misura, sostenendo che il Tribunale aveva riutilizzato argomentazioni pregresse senza indicare dati attuali o concreti idonei a dimostrare il persistere del pericolo di reiterazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e carenza di specificità. Ha ritenuto che il ricorso non abbia indicato in che modo le norme invocate fossero state violate né quale contraddittorietà concreta affliggesse la motivazione del provvedimento impugnato. La Corte ha richiamato la motivazione dettagliata del Tribunale che descriveva la gravità, la pervasività e la reiterazione nel tempo dell'attività illecita (pesca e traffico di Lithophaga lithophaga), gli effetti devastanti sull'ecosistema e la circostanza che l'illecito costituiva la principale fonte di sostentamento degli indagati, elementi che giustificano l'attualità del pericolo di recidiva. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • decreto-legge n.137/2020, art. 23 comma 8

    Riferimento procedurale: il ricorso è stato trattato ai sensi di questa disposizione (quali regole procedurali straordinarie applicabili), come indicato nel capo introduttivo del provvedimento

  • codice di procedura penale, art. 282

    Norma invocata quale base per la misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria imposta dal Tribunale

  • codice penale, art. 452-bis comma 2

    Rilevato come parte del quadro normativo delle fattispecie connesse a delitti contro l'ambiente; in combinato con le altre norme citate descrive la gravità dell'attività illecita

  • codice penale, art. 452-quater comma 1 n. 1

    Richiamato tra le norme relative ai delitti ambientali in relazione alla condotta contestata

  • codice penale, art. 635 comma 2 n. 1

    Norma relativa ai delitti contro il patrimonio/ambiente applicata al prelievo e alla distruzione del substrato roccioso per la pesca dei datteri di mare

Massime di principio

  • La Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi generici: è necessario indicare con precisione le norme ritenute violate e spiegare come la motivazione impugnata sia contraddittoria o illegittima.
  • Per impugnare misure cautelari sostitutive per sospetta reiterazione, il difensore deve produrre e rappresentare elementi concreti e attuali che dimostrino la cessazione delle esigenze cautelari (p.es. prova di cambiamento delle condizioni personali, perdita di mezzi di vita tratti dall'attività illecita, collaborazioni o misure alternative efficaci).
  • Il giudice valuta la persistenza del pericolo di reiterazione anche alla luce della natura organizzata e continuativa del reato, degli esiti di precedenti sequestri, del mercato illecito creato e della rilevanza ambientale del danno: tali elementi possono giustificare misure anche non custodiali ma comunque coercitive (es. obbligo di presentazione).
  • Non è sufficiente sostenere in astratto l'inadeguatezza della misura: bisogna dimostrare perché una misura meno gravosa sia idonea a prevenire concretamente il rischio di recidiva nel caso specifico.
  • Nelle ipotesi di reati ambientali caratterizzati da danno grave e perdurante, la ricorrenza di condotte illegali nel tempo e l'esistenza di un mercato illecito costituiscono fattori che rafforzano la valutazione di attualità del pericolo di reiterazione.

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