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Sentenza

Sentenza n. 339/2026 - Roma, Sezione 3

per l’esecuzione del giudicato derivante dalla sentenza del Tribunale di Roma – Sezione Lavoro, n. 1659/2025 del 07.02.2025;

Giustizia amministrativa202508727

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. IIISentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Roma – Sezione Lavoro n. 1659/2025, relativa al beneficio della Carta elettronica del docente

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (docente)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha chiesto l'esecuzione, ai sensi dell'art. 114 c.p.a., della sentenza del Tribunale ordinario di Roma – Sezione Lavoro n. 1659/2025, passata in giudicato per mancata impugnazione. La sentenza aveva accertato il diritto della docente al beneficio economico annuo di 500 euro mediante la Carta elettronica del docente per gli anni scolastici 2018/2019, 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022 e 2023/2024, per complessivi 2.500 euro, oltre alla condanna del Ministero alle spese di lite con distrazione in favore del procuratore antistatario. Nonostante la rituale notificazione del titolo esecutivo e il decorso del termine dilatorio di 120 giorni previsto dall'art. 14, comma 1, d.l. 669/1996, convertito dalla l. 30/1997, il Ministero non ha adempiuto. La ricorrente ha quindi domandato l'ottemperanza, anche mediante la nomina di un commissario ad acta.

La decisione

Il TAR ha accolto la domanda di ottemperanza. Ha verificato che la sentenza del giudice ordinario era passata in giudicato, che il titolo esecutivo era stato ritualmente notificato, che era decorso il termine dilatorio di 120 giorni previsto per l'esecuzione nei confronti delle amministrazioni pubbliche e che il Ministero non aveva corrisposto le somme dovute. Ha quindi dichiarato l'obbligo dell'Amministrazione di dare esecuzione al giudicato, ordinando il pagamento delle somme liquidate dal giudice del lavoro entro 60 giorni dalla notificazione o, se anteriore, dalla comunicazione della sentenza. Ha nominato fin d'ora, per l'eventuale infruttuoso decorso del termine e previa richiesta della ricorrente, il Direttore generale competente quale commissario ad acta, con facoltà di delega e senza compenso, assegnandogli ulteriori 60 giorni per l'adempimento. Il Ministero è stato inoltre condannato alle spese del giudizio di ottemperanza, liquidate in 500 euro oltre accessori, con distrazione in favore del procuratore antistatario.

Norme richiamate

  • art. 114 c.p.a.

    Consente di chiedere al giudice amministrativo l'esecuzione del giudicato, anche derivante da una sentenza passata in giudicato del giudice ordinario, nei confronti di una pubblica amministrazione.

  • art. 14, comma 1, d.l. 669/1996, convertito dalla l. 30/1997

    Subordina l'esecuzione forzata nei confronti delle amministrazioni pubbliche al decorso del termine dilatorio di 120 giorni dalla notificazione del titolo esecutivo; il TAR ne ha verificato il decorso prima di accogliere la domanda di ottemperanza.

Massime di principio

  • Il giudice amministrativo è competente a conoscere dell'azione di ottemperanza diretta a ottenere l'esecuzione, da parte di una pubblica amministrazione, di una sentenza passata in giudicato del giudice ordinario.
  • L'azione di ottemperanza contro una pubblica amministrazione è procedibile quando il titolo esecutivo sia stato ritualmente notificato e sia decorso il termine dilatorio di 120 giorni previsto dall'art. 14, comma 1, d.l. 669/1996, convertito dalla l. 30/1997.
  • In presenza di una persistente inottemperanza dell'amministrazione a un giudicato, il giudice dell'ottemperanza può ordinare l'adempimento entro un termine e nominare fin d'ora un commissario ad acta, subordinandone l'intervento all'inutile decorso del termine assegnato e alla richiesta della parte interessata.

Come è indicizzato

MaterieGiudizio di ottemperanzaSpese di lite
RamiProcesso amministrativo
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaEffetto conformativo e riedizione del potere

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