Ordinanza n. 4335/2026 - Roma, Sezione 5Q
per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, del provvedimento di diniego di visto d'ingresso per lavoro subordinato emesso dal Consolato Generale d'Italia a Casablanca in data 20 febbraio [anno corretto - verosimilmente 2025], comunicato al Sig. -OMISSIS-, nonché di ogni atto connesso, presupposto e conseguente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl TAR ha respinto l'istanza cautelare, ritenendo non sussistente il fumus boni iuris a causa dello stretto legame di parentela tra il richiedente e il datore di lavoro. Non è stata quindi concessa la sospensione dell'efficacia del diniego di visto. Il periculum in mora non è stato esaminato espressamente, poiché l'assenza del fumus è risultata decisiva. Le spese della fase cautelare sono state compensate tra le parti.
Atto impugnato: diniego di visto d'ingresso per lavoro subordinato emesso dal Consolato Generale d'Italia a Casablanca il 20 febbraio 2025
Esito
Favorevole al resistente (ministeri)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego di visto d'ingresso per lavoro subordinato, chiedendone l'annullamento previa sospensione cautelare. Il giudice ha esaminato la domanda cautelare ai sensi dell'art. 55 c.p.a. e ha ritenuto insussistente il fumus boni iuris in ragione dello stretto legame di parentela tra il ricorrente e il datore di lavoro, circostanza ritenuta rilevante alla luce della giurisprudenza della Sezione. Il testo non specifica ulteriori motivi di ricorso né le censure articolate contro il diniego.
Norme richiamate
art. 55 c.p.a.
Disciplina la tutela cautelare nel processo amministrativo; la domanda cautelare è stata respinta per insussistenza del fumus boni iuris.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati, insieme alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati personali, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- Nella fase cautelare, l'insussistenza del fumus boni iuris è sufficiente a giustificare il rigetto della domanda di sospensione, senza che sia necessario procedere a un'autonoma valutazione del periculum in mora.
- Lo stretto legame di parentela tra il richiedente di un visto d'ingresso per lavoro subordinato e il datore di lavoro può costituire, alla luce della giurisprudenza della Sezione, un elemento rilevante ai fini della valutazione cautelare della legittimità del diniego del visto.
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